Un ragazzo alla tredicesima cassa

Sergio Nelli



Display
Sognavo di stare immerso nella vasca da bagno. Con una mano mi toccavo le palle. La superficie dell’acqua era color lilla, elettrica. Entrava e usciva dalla stanza una sconosciuta nuda, lucida, caramellata. I suoi piedi lasciavano impronte su un parquet a listoni mentre fissavo i suoi talloni che si staccavano da terra. Pensavo che fossimo soli, invece con lei c’era una vera e propria festa. La sentivo sempre più vicina la festa, tanto prossima da togliere il fiato. Qualcuno è entrato più volte. Insomma davano un’occhiata dentro la stanza da bagno. Io stavo in guardia. Mi sono immerso per difesa, l’acqua era diventata profonda e l’apnea mi risultava insopportabile. Ho tirato fuori la testa come se avessi fatto dieci metri di risalita. All’altezza dei miei occhi in un display sulla parete scorreva a ripetizione la seguente scritta in rosso: NON CI SI SPOSA A MAGGIO.

Non oggi
Ho trentun anni. E’il ventisette marzo 2010 e sono solo, come volevo. Un amico mi ha mandato un messaggino d’auguri. Non lo richiamerò perché è uno sfigato depresso. Stasera si faranno vivi i miei genitori che non sento da quando mi sono licenziato dal lavoro, mentre un altro sms mi ricorda che ho una partita, ma non oggi. Non oggi! Allora sbarco il lunario, navigo a vista.
Una piccola poesia boema mi suggerisce:
Inghiotti qualcosa di amaro
ungiti le mani di bianco
e scrivi senza cancellature
tanti auguri
quanti sono i tuoi anni
poi prendi un pezzo di stoffa nera
apri la finestra
e comincia a sventolarlo
come se prendessi commiato da una persona cara.

Un ragazzo alla tredicesima cassa
E’ molto semplice. Mentre tutti i miei amici erano in vacanza o andavano al mare, io avevo fatto una specie di concorso del cazzo per lavorare in un supermercato. Una mattina mi svegliai con mia madre che apriva gli avvolgibili e diceva: evviva, evviva, ti hanno assunto all’Esse Lunga, comici oggi! Bisognava mettersi una camicia bianca e un fiocchettino nero. Siccome non avevo la camicia, mia madre mi vestì con un leggero lupetto bianco su cui appose un farfallino nero. Era il 1968. Avevo quindici anni. Lavorai due mesi con grinta, mi chiamavano alle casse, un ragazzo alla cassa 2 alla 5 alla 13, aiutavo i clienti a mettere la spesa dentro grandi sacchetti di carta e poi all’occorrenza glieli portavo alla macchina parcheggiata. Guadagnai soprattutto con le mance, e alla fine dell’estate mia madre mi comprò un motorino Benelli tre marce, color verde bottiglia, molto adatto alle ragazze.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 1 maggio 2011