Il letto di Frida

Silvio Bernelli



Non è facile sopravvivere a uno spaventoso incidente stradale. Lo sapeva bene Frida Kahlo, l’artista messicana degli anni ‘30 e ‘40, che da ragazza era stata impalata dal corrimano di un tram. Un trauma che l’aveva portata a subire trentadue interruzioni chirurgiche, anni interi di sofferenze e infine l’amputazione di una gamba, per altro già offesa dalla poliomelite. Un’esperienza durissima, insomma, che l’artista riscattò attraverso una straziante opera pittorica, tutta dedicata all’autobiografia, al racconto del suo dolore, ai figli abortiti. Altro baricentro della vita della Kahlo fu l’amore per Diego Rivera, inventore con Orozco e altri del muralismo sociale messicano e vera e propria star della pittura internazionale.

Ed è proprio su questi due temi complementari, il dolore e l’amore, che la scrittrice croata Slavenka Drakulic, già autrice di diversi romanzi e reportage sull’est europeo, impernia il suo Il letto di Frida, dedicato alla pittrice divenuta nel tempo un’icona femminile. Il libro è pubblicato dalla casa editrice che si occupa di letteratura fatta da donne, La tartaruga, nella traduzione di Elvira Mujcic (pp. 153, 18€).

Più un racconto inframezzato dai pensieri di Frida Kahlo che non un romanzo, il libro della Drakulic mette in pagina le vicende dell’artista, la sofferenza estreme degli interventi chirurgici e della fisioterapia, la dipendenza dal Demerol, i dubbi e i successi della sua avventura artistica, la passione senza freni per Rivera. Poco lusinghiero il ritratto del pittore, uomo gigantesco nelle dimensioni e negli appetiti sessuali; spietato quello della sorella Kity, che a Frida ruba prima il ruolo di modella e poi di amante del maestro Rivera. Anche l’esule russo Trotsky, uno dei molti amanti della Kahlo, si rivela un intellettuale rinchiuso nelle sue ideologie. Un uomo freddo e distante, come appaiono tutti i protagonisti del libro, con l’eccezione della moglie di Trostky, Natalia. Una donna portatrice della sofferenza dovuta all’esilio e alla perdita dei due figli. L’unico dolore paragonabile a quello senza soste provato dalla Kahlo, sembra dire la Drakulic.

Il letto di Frida è una lunga carezza all’artista malata, ma non aggiunge e non toglie nulla al mito di Frida Kahlo, già lungamente raccontato da libri e film. In qualche passaggio poi il racconto scivola in un sentimentalismo che non so quanto sarebbe piaciuto alla Kahlo. Una donna di scorza assai più dura di quanto sembrerebbe leggendola in queste pagine. Altrimenti non avrebbe resistito a vent’anni di operazioni, dolori e tradimenti.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica libri il 19 aprile 2011