Pensando a "Cammina cammina"

Antonio Moresco



Ci sono alcune cose che vorrei condividere con tutti gli altri partecipanti a questa nostra piccola impresa, come preparazione non solo fisica ma anche interiore.
Questa è una cosa nuova. Imprevedibile, magari azzardata, ma stiamo vivendo in tempi che richiedono da noi anche cose imprevedibili, difficili e magari azzardate. Nessuno di noi (che io sappia) è un professionista di grandi camminate e un atleta. Facciamo una cosa che non abbiamo mai fatto e la facciamo soprattutto per uno slancio ideale e sentimentale. Non disponiamo di una grande organizzazione e di mezzi, ma solo del nostro entusiasmo e della speranza di incontrare lungo la strada persone che hanno gli stessi desideri e gli stessi sogni.
Ci saranno sicuramente momenti difficili, disguidi, magari pasticci, anche se cercheremo di fare il meglio e di dare il meglio. Ci saranno sicuramente anche errori, si presenteranno delle difficoltà non previste. Bisognerà prendere le cose in modo anche un po’ avventuroso e avere spirito d’iniziativa e capacità di autorganizzazione per superarli di slancio e per non farli diventare problemi più grossi di quelli che sono. Questo viaggio è anche una scuola, occorre imparare a superare le difficoltà e ad andare avanti. Questo viaggio è anche una prova. Magari, durante le nostre vite, incontreremo in futuro momenti ancora più difficili di quelli che già stiamo vivendo. Tutto quello che avremo incamerato dentro di noi alla fine di questo viaggio ci serve, ci servirà.
Ci servirà il coraggio, la tranquillità, la capacità di non abbatterci e di non arrenderci. Lungo il cammino che percorreremo – siano singole tappe o tratti più lunghi e, per alcuni, l’intero percorso da Milano a Napoli – occorrerà concentrazione, stoicismo, capacità di soffrire, ma anche, perché no, di godere della nostra "pazzia". Sarà anche un incontro tra persone di varie parti del nostro Paese che finora non si conoscevano ma che condivideranno qualcosa di impegnativo, di avventuroso e di bello e che magari ricorderemo. Come abbiamo già detto, pensiamo a una fila di persone che spostano i loro corpi e le loro menti per ricucire idealmente con i loro passi l’Italia, che in questo momento è scucita e che vorrebbero scucire ancora di più. Perciò preferiamo che non ci siano bandiere, striscioni, slogan, non perché disprezziamo queste cose ma per non fare un doppione di altre manifestazioni che già ci sono e per cercare di aggiungere qualcosa, di dare un piccolo contributo che vada a toccare una zona più profonda e dinamica dei nostri corpi e delle nostre menti e delle nostre vite. Se qualcuno vorrà portare una bandiera, gli proponiamo di portare la bandiera italiana, perché in questo momento (e tanto più nell’anno del 150° dell’Unità d’Italia) ha un forte significato.
Grazie a tutti coloro che si sono già iscritti (persino dalla California e dall’Inghilterra!). È un buon segno, significa che c’è dentro le persone anche il desiderio e il bisogno di fare qualcosa di spiazzante, di spostare un po’ i propri confini e anche quelli della nostra vita, e magari anche quelli della vita del nostro Paese.
Grazie in particolare alle numerose donne e ragazze che in questi giorni stanno iscrivendosi. Segno che non è vero che, in questi anni, le donne sanno solo camminare sui trampoli e sui tacchi di mezzo metro come figuranti e come feticci, ma che sanno anche, che hanno anche voglia di mettersi delle scarpe da ginnastica scalcagnate e di mettersi in viaggio sul filo dell’orizzonte.








pubblicato da a.moresco nella rubrica cammina cammina il 1 maggio 2011