How Many Times…

Sean Wilentz



Traduciamo per i lettori italiani l’articolo con cui Sean Wilentz ha commentato sul New Yorker le polemiche seguite alle tre date in cui Bob Dylan – per la prima volta nella sua cinquantennale carriera – ha suonato dal vivo in Cina e in Vietnam.

Da cinquant’anni a questa parte quando si tratta di dare del venduto a Bob Dylan sembra che i tempi non stiano mai per cambiare.
Gli appassionati sanno che nel 1964 Irwin Silber, editor del periodico musicale di sinistra Sing Out! criticò con veemenza la scelta con cui Dylan aveva accantonato le sue canzoni di protesta. Espressione del Fronte Popolare della Sinistra comunista americana, Silber si dichiarò oltraggiato quando Dylan smise di comporre e di eseguire dal vivo pezzi strettamente politici o di denuncia. Ora Maureen Dowd, dalle prestigiose – e notoriamente liberal – colonne del New York Times si dichiara altrettanto offesa del fatto che Dylan non abbia suonato quelle stesse canzoni nei suoi recenti concerti a Pechino e Shangai [ma anche in Italia non sono mancati argomenti beceri e da colonne meno liberal, si veda ad esempio qui]. A quanto pare, a meno che non pianifichi le scalette sulla base di criteri di correttezza politica, Dylan è corrotto e persino immorale.
Non gli è consentito di essere un artista: deve essere un agitatore di folle. E a tale status può ambire solo ed esclusivamente se canta determinate canzoni.

La Dowd non è arrabbiata per il fatto che Dylan abbia suonato in Cina. È arrabbiata per il fatto che, apparentemente, Dylan abbia accettato di sottostare a determinate condizioni, ovvero quelle di non cantare Blowin’ in the Wind o The Times They Are A-Changin’ e di non approfittare del palco per denunciare le violazioni ai diritti umani perpetrate dal governo cinese. Non so con precisione che cosa Dylan abbia accettato di fare o non fare (ma penso che neppure la Dowd lo sappia): comunque stiano le cose, Dylan sa perfettamente – cosa che ho cercato di spiegare a Maureen Dowd quando mi ha intervistato per il suo pezzo – che da tempo la sua musica è impossibile da censurare. Le idee e i concetti "sovversivi" che Dylan può ispirare non si limitano certo ai versi delle canzoni di smaccata protesta composte quasi cinquant’anni fa. E viene da chiedersi che senso avrebbero i brani politici degli anni Sessanta nella Cina del 2011.
Rispetto a tutta la questione, la Dowd, proprio come il Mr. Jones cui Dylan si rivolge in Ballad of a Thin Man, è tanto fuori strada quanto spocchiosa. Con sdegno, Maureen Dowd proclama che Dylan avrebbe dovuto cantare versi come

Avanti, senatori e membri del congresso,
rispondete alla chiamata,
non restate sulla soglia,
non bloccate il passaggio

i quali avrebbero senz’altro irritato le autorità cinesi… una volta che queste ultime fossero riuscite a capire che cosa sia un senatore o un membro del congresso.
Dylan invece ha aperto i suoi concerti di Pechino e Shanghai con una bruciante gemma del cosiddetto periodo cristiano: Gonna Change My Way of Thinking:

Cambierò modo di pensare,
Mi darò regole diverse,
Partirò col piede giusto,
Senza lasciarmi influenzare dagli stolti.

Ma può darsi anche che abbia cantato alcuni versi della versione rivista che ha eseguito nel 2003 in duetto con Mavis Staples:

Gesù sta arrivando,
Sta tornando per radunare i suoi gioielli,
Beh, noi vivamo secondo la Regola d’Oro,
Chiunque possieda l’oro, detta le regole.

O magari si è attenuto al testo originale:

C’è una tale oppressione,
Che non riesco a tenerne il conto,
C’è una tale oppressione,
Che non riesco a tenerne il conto.

Esiste forse un modo in cui Dylan avrebbe potuto risultare più sovversivo nella Cina comunista? A maggior ragione se si considera che la setlist è proseguita con A Hard Rain’s A-Gonna Fall, Highway 61 Revisited, e – la più sferzante di tutte – Ballad of a Thin Man.
Quale che sia stato l’accordo con le autorità cinesi, direi che Dylan le ha rese patetiche e ridicole incassando in sovrappiù i soldi dell’ingaggio. Di certo ha ridicolizzato la Dowd. O forse a rendersi ridicola è stata lei stessa.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica musica il 15 aprile 2011