Il primo amore #8 - Un estratto

Giovanni Spadaccini



Leggere Vico.

La Scienza Nuova va guardata di profilo, appena discosti dalla sua luce irradiante. La si deve affrontare di lato, o da dietro. Si deve prima di tutto comprendere la dimensione in cui è nata e cresciuta, il contesto, come si dice, vederne i lati derivativi, le polemiche implicite, i riferimenti incrociati e nascosti, trovare nel tessuto della sua trama le questioni sfuggite allo stesso Vico. Leggerla a confronto con altri testi coevi, spulciando bibliografie secondarie e terziarie. Leggerla a confronto con testi a noi contemporanei che ne denuncino, sotto sotto, la filiazione o certi raffinati plagi. Confrontare le stesure, rendere conto filologicamente dei ripensamenti e dei cambi di passo, come se nulla fosse. Come se lo stesso Giambattista Vico non avesse, per primo, dichiarato che avrebbe voluto lasciare solo quell’unico testo ai lettori a venire, come se non ci avesse lavorato disperatamente per più di vent’anni, attraverso tre edizioni (1725, 1730 e 1744) molto diverse tra loro, come se tutto il lavoro fosse stato lavoro di glossa e di commento, piuttosto che di ampliamento e di espansione di un testo che nasceva già di per sé come un testo impossibile e intentato. Insomma, l’importante è che la Scienza Nuova non la si legga per quello che è: un unicum nell’orizzonte della filosofia europea, uno dei pochi testi che si propongano fin da subito, con una sorta di autodenuncia di radicalità intellettuale, come un tentativo continuato di raggiungere un risultato al di sopra delle forze di chiunque: rendere conto, come dice chiaramente il sottotitolo, della comune natura delle nazioni. Senza paura di incappare in formulazioni enigmatiche o contraddittorie, Vico vuole chiarire proprio questo punto, rimasto inevaso fino a oggi, nonostante i proclami delle ancelle del «tutto è bene»: che cos’è che ci rende uguali? Cos’è che fa sì che io possa capire l’altro nonostante la differenza che ci separa? Di più: che cosa mettiamo in comune quando parliamo, quando tra parlanti di lingue diverse riusciamo a intravedere un territorio familiare che è oltre la lingua e che affonda le radici in un impensato che è l’uomo stesso?

(...)

Continua su Il primo amore #8 – Le opere di genio vol. I, Effigie, Milano, euro 15








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica annunci il 14 aprile 2011