Il primo amore #8 - Un estratto

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Come sappiamo, Bolaño era in lotta contro il tempo. Malato, aveva una sola possibilità di cavarsela, la quale non si è realizzata. La sua lotta è stata creativa. O la va o la spacca. Ha chiamato a raccolta tutto il suo formidabile talento, tutte le sfumature della sua perizia, tutto l’artigianato e tutta la raffinatezza letteraria che aveva a disposizione. Tutta la sua poetica, tutta la sua forza, di scrittore e di uomo. E non è uscito dalla prigione della letteratura autoreferenziale (vera o presunta che fosse, ma diamola pure per vera), né dall’angoscia dell’influenza culturale (penso a Borges, alla sua presenza totemica nella letteratura ispanoamericana), con una trovata letteraria, con una mossa calcolata, con una riformulazione teorica e astratta di cosa sia, o possa, o debba essere scrivere. No, lo ha fatto a spallate. Famelicamente, persino ciecamente. Lo ha fatto con un’operazione di forza, di imperio. E sostanzialmente ci è riuscito. La sua opera segna un "punto di ripristino" (come nei computer), ha smosso qualcosa di pesante. Gli elementi che possono essere catalogati «per intellettuali» hanno preso fuoco insieme ad altri infiniti elementi di ogni tipo, dentro 2666, e se anche qualche scoria restasse, quello che non possiamo non fare è restare strabiliati dall’incendio che il libro è. Non possiamo non restare strabiliati come lettori, come persone che si accostano a un’opera d’arte. A un’opera di genio. Chi se ne frega dell’intellettuale, dello stagnino, del calciatore? Qui c’è un buco nero dalla forza gravitazionale spaventosa, riprodotto in opera letteraria, in scrittura. Ma è un buco nero vero, non solo letterario. Certo, è il motore immobile e abissale della struttura compositiva del libro, il punto di destino di tutte e cinque le grandi storie che compongono l’opera; certo, è collocato lì da una mano sapiente, di un narratore infinitamente dotato, da un artista che sa il fatto suo come pochissimi altri. Certo, è la città di Santa Teresa, in quanto tale un’invenzione letteraria.
Ma è anche la città reale messicana che si chiama Ciudad Juárez, al confine con il Texas, nel deserto di Sonora. Questa è la città buco nero del pianeta, la più pericolosa del mondo, la città assassina. (...)

Continua su Il primo amore 8 – Le opere di genio vol. 1, Effigie edizioni 2011, euro 15








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica annunci il 29 marzo 2011