La Pizza

Dario Voltolini



Un giorno mi trovavo a Napoli. Ero da solo, me ne stavo andando per i vicoli della città. Era l’ora di pranzo. Domandai a un passante dove potessi mangiare una buona pizza. La prima risposta, dovuta al mio accento del nord, fu "Dappertutto, simm’a Napule!" (dappertutto, siamo a Napoli!). La seconda fu più specifica e mi venne indicato un indirizzo poco lontano.

Era una porticina stretta, che dava su una scala ripida di gradini. Salii e mi ritrovai al primo piano, dove in uno stanzone dalle pareti bianche di calce c’erano alcuni tavolini apparecchiati, sobriamente candidi.

Mi sedetti. Il forno agiva poco lontano.

Arrivò un cameriere. Era alto e magro, come spesso sono i napoletani e le napoletane nubili. Capelli neri, tirati indietro. Occhi socchiusi, una via di mezzo tra il sonno e la distinzione aristocratica. Mi domandò cosa desiderassi.

Io ordinai, da vero settentrionale abituato alle serate in pizzeria settentrionali (pizzerie gestite da meridionali, ma al nord), una pizza di quelle ultrafarcite, con dentro (sopra, cioè) di tutto: carciofini, salsiccia, salamino, funghi, wurstel, cipolla, melanzana... Poi l’avrei coperta di peperoncino e via!

Il cameriere non battè ciglio (era già battuto, il ciglio...).

Mentre aspettavo mi venne in mente di quella volta che, in visita a vecchi amici emigrati negli Stati Uniti, mi ero ritrovato una sera a cenare, a Chicago, presso un locale della catena Pizza Hut. Avevo ordinato una pizza che mi sembrava, sulla fotografia del pieghevole del menu, accettabile. Ma mi era arrivata invece una pizza molto spessa, direi circa tre - quattro centimetri, concepita evidentemente come una lasagna.
Ma il punto sorprendente fu che dentro la pizza c’erano quattro hamburger. Erano "annegati" nella pizza. La pizza era una specie di torta/lasagna con dentro quattro rondelloni di carne tritata e compressa.

Pizza Hut. The Original One.

Eh.

Ecco che mi arrivò il cameriere a distrarmi da questa curiosa e anche enigmatica rievocazione.

Con gesti danzanti, teatrali ma misurati, mi servì davanti un piatto largo con una pizza fumante, sottile, dal bordo meraviglioso, dai colori vividi. Ma era una pizza Margherita! Una fra le più semplici. Mozzarella, pomodoro, basilico. Stop.

Guardai la mia pizza, guardai il cameriere. Dissi, dandogli del lei: "Scusi, ma io ho ordinato una pizza fantasia farcita eccetera eccetera!" (non dissi proprio queste esatte parole, ma insomma, il senso è chiaro).

Mi guardò, da sotto le palpebre quasi completamente chiuse. Alzò un po’ il mento, a segnalare che stava per dire qualcosa di sacrosanto. E, dandomi del voi, disse: "Lo so che avete ordinato quella pizza. Ma chist’è cchiù bbùona". (Lo so che lei ha ordinato quella pizza. Ma questa è più buona).

Si girò e se ne andò, nella serenità di essere nel giusto.

Ah. Italia. Il nostro Paese!


Chiedo perdono ai campani per la resa tipografica della loro incredibile parlata. DV.








pubblicato da d.voltolini nella rubrica emergenza di specie il 24 marzo 2011