Sporcarsi la coscienza

Sergio Baratto



Giorni terribili. Bombe, guerre, tutto l’enorme cumulo di ingiustizie e sofferenze che sciabolano a sangue il corpo del mondo.
Qui da noi, più che altro, valanghe di idiozia.
Zero tempo per scrivere, per riuscire a sviluppare il ragionamento, a circostanziare, a spiegare. Davvero non ce la faccio, in questo momento, a strappare alle incombenze il tempo necessario.

Però mi sembra doveroso dire almeno questo: ancora poche ore e i mercenari di Gheddafi avrebbero messo a ferro e fuoco Benghazi e massacrato gli insorti. La necessità di fermare questo massacro e di salvare la ribellione contro il tiranno basta da sola a mettere in secondo piano tutte le ipocrisie, le contraddizioni e gli interessi sporchi dell’intervento militare sotto egida Onu. Qualcosa andava fatto, con assoluta urgenza.

A differenza dei feticisti delle bombe, non mi nascondo niente circa i moventi ultimi dei paesi occidentali e mi pare di vedere abbastanza chiaramente i limiti, i difetti, i pericoli di questa guerra. Che gli Stati si muovano massimamente per i loro sporchi interessi è un’ovvietà. Chi adesso viene a ripetermela con l’aria di chi ha appena scoperto il complotto mondiale della Spectre cosa pensa che io sia? Che idea si è fatto della mia intelligenza?

Tuttavia il primo bombardamento ha avuto almeno l’effetto di salvare i rivoltosi.
Ed è a loro che vanno la mia simpatia e la mia solidarietà.
Piaccia o no, stiamo parlando di gente che lotta per la liberazione del proprio paese dalla tirannia.
Dice niente la parola "partigiani"?

Chi oggi stigmatizza le bombe occidentali (mostrando peraltro di non prendere nemmeno in considerazione quelle sganciate da Gheddafi sul popolo in rivolta) e riprende la sempiterna tiritera dell’antimperialismo e della guerra per il petrolio, dovrebbe per lo meno avere l’onestà di ammettere che, nella sua scala di valori, un lotta partigiana merita certamente di essere sacrificata, se ciò serve a evitare di sporcarsi la coscienza.

C’è persino chi mi ha detto che le rivoluzioni si fanno e si perdono o si vincono da soli.
Certo. Come no. Come da noi nel ’43-45. Uguale.

C’è chi, pur di continuare a pensare che Obama sia Satana, oggi ha il coraggio di dirsi d’accordo "da sinistra" con Calderoli. L’ho sentito con le mie orecchie.
Con Calderoli.

Oggi non ho parole abbastanza pesanti per definire questa gente.

*

La mattina del 23 marzo leggo in rete, quasi nello stesso momento, due aggiornamenti in tempo reale sulla situazione in Libia e il commento di un pacifista italiano:

«Forces loyal to Colonel Gaddafi continued to launch ground attacks on Tuesday, and indiscriminate gunfire was reported in the western town of Misrata / Le forze fedeli al colonnello Gheddafi hanno continuato a lanciare attacchi di terra il martedì, e sparatorie indiscriminate sono state segnalate nella città occidentale di Misurata» (Fonte: BBC News)

«Mokhtar Ali, a Libyan dissident in exile who is still in touch which his family in Misrata, said snipers were firing at anyone on the street, and residents trapped inside had no idea who had been killed. "People live in total darkness in terms of communications and electricity," he added. "Residents live on canned food and rainwater tanks / Mokhtar Ali, un dissidente libico in esilio che è ancora in contatto con la sua famiglia a Misurata, ha detto che i cecchini sparavano a chiunque sulla strada e che gli abitanti intrappolati all’interno non avevano idea di fosse stato ucciso. "La gente vive nel buio più totale, in termini di comunicazioni e di energia elettrica" ha aggiunto. "I residenti vivono di cibo in scatola e taniche di acqua piovana"» (Fonte: BBC News)

«Parteciperò alla prossima manifestazione contro la guerra in Libia. (…) È poca cosa, e certamente non fermerà il massacro dei civili, ma è l’unica cosa che oggi posso fare» (Fonte: un noto lit-blog)

Perciò mi devo correggere. Oggi non ho parole e basta.

*

Oggi, 24 marzo, il Manifesto pubblica un lungo pezzo di Farid Adly, giornalista libico, dissidente politico, residente in Italia da decenni, collaboratore di Radio Popolare e marxista dichiarato. Lo pubblica in fondo al giornale, nella pagina delle lettere e dei commenti. Anche questo, forse, non è privo di significato. Comunque sia, queste sono le sue parole:

«Se il governo italiano ha fatto una brutta figura, peggio hanno fatto certi opinionisti, attaccati a concetti ideologici, dimenticando la resistenza italiana contro il regime fascista e contro la repubblica di Salò. Ecco, Gheddafi per noi libici rappresenta quello, e i nostri ragazzi sono i nuovi partigiani. In questi momenti, i democratici di Tripoli vivono lo stesso sentimento di quei partigiani di Milano che lottavano per la liberazione in una città sotto le bombe degli alleati»








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 24 marzo 2011