Merde

Giovanni Giovannetti



«Saranno state le sei, sei e mezza. Questa mattina i vigili di Pavia sono entrati nella mia roulotte nel campo di via Bramante, ci hanno detto fuori tutti, moglie e cinque figli, i bambini ancora in pigiama, hanno preso le nostre cose e le hanno messe lì fuori e l’assistente sociale che urlava prendi i tuoi figli e vai sulla strada. Ora sono qui, senza luce e senza niente a parte la mia rabbia. Fino a qualche anno fa stavo bene e guarda ora. Sedici anni e mezzo di contributi di lavoro come benzinaio sull’autostrada a San Zenone, poi meccanico in officina mezzi pesanti a Sannazzaro, poi a Rimini, fonderia alluminio, muratore quarto livello a Pavia e autotrasportatore.
Sono di Belgrado, Serbia, e il mio nome è Slavoljub Kostic. Sono scappato nel 1992 per non andare in guerra. Mi ero appena soposato con Nadezda e quando è nato Jovan ho scelto l’Italia. Il primo permesso di soggiorno è per motivi umanitari, profugo, nel 1993; l’ultimo scadrà a luglio. Facevo il benzinaio, Nerezda lavorava anche lei, avevamo progetti, il mutuo per l’acquisto di una casa. Poi ho subìto un infortunio alla gamba e mi hanno licenziato e quindi ho dovuto rinunciare al mutuo e alla casa. Da allora sono in affitto, fino a quando, abitando a San Martino, ho voluto un lavoro più vicino, ma la nuova ditta è fallita e così ho dovuto nuovamente guardarmi intorno. Un giorno, in un posto dove mangiano i camionisti un tipo mi fa "ma tu non cerchi lavoro? Ci sarebbe da portare questo camion a..." io cercavo e dico sì. Mi hanno fermato i Carabinieri e risulta che il camion l’avevano rubato. Ora è tutto chiarito, ma sono rimasto in prigione dall’11 ottobre fino a febbraio, e poi agli arresti domiciliari qui dentro in roulotte.
Io ero in prigione, Nadezda e i cinque figli non avevano di che campare, hanno perso anche la casa e così dormivano dentro l’auto davanti al carcere di Torre del Gallo, in sei e solo un’auto per tutto l’inverno. A mezzogiorno mangiavano dai frati di Canepanova e la sera alla mensa del povero a San Mauro. Fino a quando il vicesindaco di San Martino Luigi Bossi ci ha dato mille euro per la roulotte. Luigi è della Lega ma con noi si è comportato bene, niente da dire, ci aveva assicurato che per un po’ di tempo potevamo stare nel campo di via Bramante, anche se lì è comune di Pavia, in attesa di un nuovo lavoro e della casa popolare; a San Martino abbiamo la residenza e i due figli piccoli Tatiana e Zivorat frequentano le medie qui in paese. Jovan e Kristian invece vanno all’Ipsia. Cristina andava al Cossa, ma quando mi hanno arrestato ha dovuto rinunciare per aiutare la mamma. Poco fa sono passati per di qua i compagni dei due figli che vanno a scuola in paese, ci hanno visti per strada, hanno salutato e i piccoli si sono vergognati e sono corsi in roulotte a piangere. I vigili hanno sequestrato l’auto perché era senza assicurazione. A Nadezda un po’ dispiace, per lei l’auto era come una seconda casa, ci ha abitato, e la usava per andare per ferro».

Questa sera ho incontrato Slavoljub, la moglie Nadezda e i figli Jovan, Cristina, Kristian, Tatiana e Zivorat. Le Brigate di Solidarietà attiva animate da Giuseppe Invernizzi hanno messo a loro disposizione un generatore per la corrente elettrica, in modo che nottetempo non debbano stare al buio. Il sindaco eletto anche grazie al voto dei mafiosi, quel "Pupo" che mantiene in Giunta gli amici degli amici, ora viene a dirci che il nostro problema sono i Sinti pavesi o un Rom serbo, da vent’anni a Pavia come Slavoljub. Deboli con i forti e forti con i deboli. Sindaco e assessori: fate schifo. (G. G.)








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica il dolore animale il 1 aprile 2011