Sull’Europa 1

Sebastiano Lisi



Iniziamo a pubblicare scritti sul nostro continente, come materiali di riflessione in preparazione della Freccia d’Europa del 2013. Queste pagine sono tratte da un’opera ancora inedita di Sebastiano Lisi intitolata “Curriculum vitae” e, pur portando la data del 12 ottobre 2004, contengono degli elementi di riflessione interessanti ancora oggi.

Pocket Diary

[…]

Tutta la retorica e la propaganda sull’Occidente sotto attacco sarebbero davvero comiche se la mistificazione che producono e da cui sono prodotte non recasse un danno incalcolabile a quell’Occidente che è il vero bersaglio di questa escalation emergenziale prodotta ad hoc per mettere nell’angolo l’Europa, la vera Europa, quella continentale.

Il vero obiettivo della guerra ideologico-mediatica, prima che militare, che si è ormai scatenata da tre anni, è stato ed è la possibilità che l’Europa assuma un ruolo economico e geopolitico di importanza rilevante a livello planetario. Si vuole impedire con tutti i mezzi che l’Europa assuma un ruolo unitario a livello mondiale quale interlocutore e partner economico, ma non solo.
Si teme la sua tradizione culturale, la sua capacità di relazione e di confronto. Ma non è soltanto questo, si tratta principalmente del timore che essa riacquisti forma e fisionomia di grande potenza mondiale, non più a livello di singoli stati nazionali, ma come nazione europea, o Europa delle nazioni e dei popoli europei. È questa la vera posta in gioco, e gli stessi europei non sembrano esserne del tutto consapevoli, non si rendono conto che in gioco è il loro ruolo e destino mondiale in questo secolo e nel tempo a venire.

Di questo si mostra pienamente consapevole la Gran Bretagna che, di fatto, gioca alla perfezione e con assoluta spregiudicatezza, in chiave antieuropea, il suo ruolo e la sua autentica vocazione atlantica, così che l’Europa risulti sempre divisa e imbelle nei confronti delle situazioni che richiederebbero invece unità spirituale, consapevolezza della propria posizione e ruolo mondiali, senso di responsabilità storica per il proprio destino e capacità di direzione e decisione.La Gran Bretagna, per tutta la sua politica, rappresenta l’equivoco, l’impasse e il vuoto esistenziale e spirituale in cui oggi si trova, non solo l’attuale politica dell’Europa, ma la stessa possibilità – in idea – che essa assuma una concreta e magari intensa esistenza politica all’altezza delle questioni poste in questo avvio di secolo. Questioni che si pongono come epoca e impongono – a breve, media e lunga gittata – una prospettiva epocale del loro cimento; e che sono, per l’Europa e l’Occidente – oggi per l’intero globo -, gran parte delle questioni irrisolte – forse, irrisolvibili? – del secolo appena trascorso.

Ovviamente qui non si tratta solo della Gran Bretagna, ma di quel complesso di forze – economiche, politiche, culturali –, presenti in modo massiccio anche nell’Europa continentale, che eleggono l’atlantico e le sue potenze quale identità forte e buona dell’Occidente a scapito e contro la sua parte europea non ancora rassegnata ad abbandonare del tutto il proprio retaggio spirituale – per quanto compromesso e spossato dalla tempesta storica da esso causata e subita nel breve e lungo XX secolo -, indicata come quella ormai condannata ad una esistenza spuria quale mera sponda e spalla di un Occidente prevalentemente e fondamentalmente a vocazione atlantica. Ma, se questo sembra essere il fiacco e triste destino che attende l’Europa, di ciò essa reca pure la propria parte di responsabilità, sia perché si attarda in particolarismi nazionali – tanto più anacronistici quanto più recano il segno di un orgoglio per i fasti ormai tramontati della nazione -, sia perché l’auto-discriminazione fra un Nord virtuoso e un Mediterraneo cialtrone impedisce di assurgere ad una adeguata visione del comune compito rispetto alla sfida che la globalizzazione ha parato davanti, e rischia di diventare l’inconsapevole alibi – sia pure con un fondamento reale – per sfuggirvi, cedendo all’illusione di poterla evitare o di esserne risparmiati: che la sfida abbia via di fuga.

La mancanza di una Europa politica in senso esistenziale, compresa di un ruolo e destino storico, emerge in modo drammatico nell’attuale vicenda mondiale di guerra e terrorismo; e sono i popoli europei, dopo le tragedie del XX secolo, che hanno primariamente bisogno di trovare e costituire una esistenza politica come nazione di popoli – Europa -.

La politica delle istituzioni, dei partiti e della cultura ufficiale è, invece, lontana dalla comprensione della necessità epocale – per assumerne la responsabilità storica fondamentale – di avere, a questa altezza della storia, una esistenza politica intensa quale Europa. L’Europa è orfana, i suoi popoli sono orfani, non hanno più padri in senso esistenziale e ideale e, quindi, non hanno una vera esistenza politica. Tutto è stato distrutto nella furia da parricidio delle due guerre civili – e di civiltà – europee che hanno devastato la prima metà del XX secolo. Guerre senza quartiere che hanno riguardato ogni ambito d’esistenza e commercio della vita umana.

L’Europa è rimasta orfana, è stata adottata e allevata nella Guerra Fredda, è stata nutrita, viziata e all’occorrenza richiamata e portata all’obbedienza. Oggi deve ricercare e intraprendere il proprio nuovo e autonomo cammino se vuole provare ad essere ancora una civiltà viva e non il compimento finale del proprio destino millenario. Altrimenti il segno – dei tempi – è quello di una fuga da se stessa in cambio delle comodità – anche queste ormai sempre più caduche – date dalla mancanza di vera responsabilità storica, per la volontà – o voluttà – di mantenersi in questo stato di inettitudine alla storia, alla sua produzione effettuale.

Il tema di questa annotazione andrebbe approfondito e specificato nei suoi diversi aspetti e nelle sue diverse implicazioni. Enucleare la differenza, confronto, inimicizia fra occidente atlantico e occidente continentale europeo. Raccogliere gli elementi e comprendere il significato in cui si specifica lo stato di orfano dell’Europa.

Cosa significa questo punto? Eleggersi un padre o dei padri, crearseli addirittura, per assurgere ad una vera esistenza politica?

Ma prima di ogni altra cosa l’Europa e gli europei devono poter sapere rispondere a questa domanda: il mondo ha bisogno d’Europa? Se sì, per quale meta, secondo quale istanza? Esiste una missione, un compito dell’Europa nel mondo? In che cosa consiste, di che natura è? E l’Europa, come può esserne all’altezza? Cosa deve fare per corrispondervi, e in che modo?








pubblicato da a.moresco nella rubrica freccia d’Europa il 14 dicembre 2012