Scannaciucce, una lode all’asino

Domenico Brancale



Azione poetica e anteprima del libro Scannaciucce di Domenico Brancale (Mesogea editore).

- giovedì 18 aprile 2019, ore 19:30
- Le Monacelle, Via Riscatto, 15 Matera (MT)
- evento incluso nel Passaporto per Matera 2019
- info: qui

Scannaciucce è il nome crudele che nel dialetto lucano di Sant’Arcangelo i contadini diedero alla pianta dell’agave. Ai bordi di sentieri argillosi, le sue lunghe foglie contornate di spine ferivano con amara ferocia (scanna-re) l’asino (ciucce) al suo passaggio: una beffa della soma con la sua corona di spine imposta all’ignorante, all’idiota-poeta il cui idioma si scandisce in ragli, come una voce che dal silenzio si allarga e si sgrana fino allo strazio. Intendere il raglio è l’esperienza del “non c’è niente da dire, niente da fare”, e non c’è che questo niente in cui credere e gettarsi, là dove la parola poetica si dice e si scrive nel tremore di un fallimento, nella luce smarrita di un corpo che muore e di un altro che nasce. Intendere il raglio è riscoprire la propria identità nell’altro, scoprire nel volto umiliato della bestia l’invisibile divino.

Guna ndutte mmienz’ a ssi parole
mburchiàte nd’ ’a terre
tène o segne d’u scannaciucce
mbàreche add’ ’a i’èsse picché
ten’ ’a monde di jaccà o pinziere
mbizz’ ’a lenghe

Solo una fra queste parole
conficcate nella terra
ha i segni dell’agave
forse deve essere perché
ha la foia di tagliare i pensieri
sull’orlo della lingua








pubblicato da j.costantino nella rubrica poesia il 14 aprile 2019