Ayahuasca

Gregorio H. Meier









Ayahuasca [1]






Cinzia ci si era buttata a capofitto nell’ayahuasca. Le avevano raccontato di rivelazioni mistiche, discese nell’oltretomba, viaggi interstellari a bordo di navicelle aliene: alla fine incontrò soltanto suo padre. Se ne stavano tranquilli presso una piccola birreria di paese. Entrambi sapevano perfettamente che lui se n’era volato in cielo già da qualche anno, ma nonostante ciò nessuno dei due sembrava apprezzare l’eccezionalità della situazione. Stavano l’uno di fronte all’altra così, seduti a un tavolino. L’atmosfera era quella di sempre. Neppure la morte era riuscita a imprimere un qualsivoglia slancio al loro rapporto. Le chiacchiere di circostanza, gli sbuffi – il sorriso impacciato del padre, i suoi modi un po’ goffi –, la sensazione d’essere come intrappolata in un limbo, l’ansia che scava e scava i suoi labirinti di talpa sottopelle, inesorabile. Andò avanti in quel modo per un bel po’: fu dura a sopportarsi. Finché all’improvviso il padre non tirò fuori dalla tasca interna della giacca una piccola pistola a tamburo per poi appoggiarla con cura al centro del tavolino, premurandosi di rivolgere il calcio verso la figlia. Voleva che la impugnasse? Cinzia venne folgorata da un presagio tremendo. Nello stesso istante le sembrò di udire una specie di cantilena, come una ninnananna – o forse era un lamento luttuoso, o forse un grido di sibilla –, non era chiaro; certo è che si trattava di una voce di donna: Non si dà libertà senza sacrificio. A quel punto la visione svanì e Cinzia si ritrovò sola nella sua camera da letto, piegata sopra una busta di plastica a piangere e a vomitare: il ricordo del vero la stava travolgendo come un uragano. Fuori intanto albeggiava; più tardi sarebbe andata al cimitero. Sprofondò la faccia tra le mani, tirò su col naso: in fondo l’aveva sempre saputo. Quell’ultima iniezione di morfina non era stata soltanto un atto d’amore.




[1] L’ayahuasca è un decotto dalle proprietà psichedeliche e purgative originario dell’Amazzonia, ottenuto dalla bollitura della liana Banisteriopsis caapi e dalle foglie dell’arbusto Psychotria viridis.





pubblicato da r.gerace nella rubrica racconti il 8 aprile 2019