Il dovere della memoria

Serena Gaudino



Ricordare il tempo che passa, che cancella; ricordare lo sforzo che gli aquilani fanno per mantenersi comunità viva e attiva e l’energia che ci mettono per lasciare viva la memoria è un dovere. Al ritorno dal viaggio a piedi "Stella d’Italia" che organizzammo nel 2012, scrissi questo piccolo pezzo che è poi confluito nel libro edito da Mondadori Stella d’Italia. Lo ripropongo oggi, che tutti ritornano a parlare della città distrutta dal terremoto, di notte, il 6 aprile alle 3:32. Quella notte, ricordo benissimo, ero a casa a Napoli. Dormivo, forse sognavo. Quando uno scrollone mi svegliò di soprassalto: il lampadario si muoveva. Ci affacciammo tutti alla finestra, ci chiedemmo cosa fosse successo, se c’era pericolo. Stemmo un’ora in piedi io e Sergio. Poi tornammo a dormire. Al mattino la terribile notizia.
S.G.


Memoria

Dell’Aquila, come era un tempo, i bambini non hanno più memoria. Allora a scuola le maestre raccontano ogni giorno, un po’ di quella vita che una volta si svolgeva lassù, sulla collina. Ma anche la sua storia. Quante volte fu distrutta e quante volte è risorta dopo una guerra o dopo un terremoto. Loro ascoltano. Come si ascolterebbe una fiaba, una bella fiaba. L’Aquila una volta, era una città bellissima. E non lo è più ora, maestra? Bé ora è ancora bellissima ma è quasi completamente distrutta. La mia nonna aveva una casa bellissima. Ah, tu la ricordi? Dov’era? Al centro. Bene, ma com’era fatta?

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pubblicato da s.gaudino nella rubrica emergenza di specie il 8 aprile 2019