I Cristiani Sovversivi contro l’aborto

Tiziano Scarpa



Nei giorni del Congresso Mondiale delle Famiglie che si tiene a Verona, riporto una pagina dal capitolo finale del mio romanzo Il brevetto del geco: qui immaginavo che lo scontro sui nodi fondamentali dell’organizzazione della vita comune, come l’aborto, venisse portato a conseguenze estreme. Il narratore di questo brano è una figura che nel romanzo viene chiamata “l’Interrotto”.


I Cristiani Sovversivi si propagarono in tutta Europa, nati dalla mia nascita mancata. L’idea di rapire le donne che avevano intenzione di abortire, Adele e Ottavio la concepirono grazie al fraintendimento di Gemma, che quel giorno, nella gita in barca, aveva perso la testa credendo che la volessero trattenere a oltranza in quella minuscola isola della laguna. Un sequestro di persona è una cosa molto complessa, difficile da protrarre per troppo tempo, perciò i bersagli migliori erano le ragazze che dovevano subire l’intervento negli ultimi giorni consentiti dalla legge. Le rilasciavano quando i novanta giorni dal concepimento erano formalmente scaduti. La risonanza dei primi sequestri attivò un contagio, innescò meccanismi emulativi, procurò nuovi complici. Impiegati che avevano accesso alle aree riservate negli archivi digitali degli ospedali comunicarono a Adele e Ottavio, e poi agli altri focolai di Cristiani Sovversivi, i nomi e i dati delle donne in attesa di intervento che erano vicine alla scadenza di legge. I rapimenti però furono pochi. Troppo complicati da organizzare, troppo rischiosi. E poi provocavano traumi e angoscia alle ragazze rapite, il contrario di ciò che volevano i Cristiani Sovversivi, che pure le trattavano con la massima premura. Per di più, cinque delle sei ragazze sequestrate in Italia pretesero di abortire comunque. Se avevano oltrepassato i termini previsti dalla legge, era perché avevano subito una violenza che mirava a impedire l’esercizio della loro libertà. I giudici diedero loro ragione, sull’onda di un vasto movimento di opinione. Ma una ragazza portò a termine la gravidanza, e le immagini dei due neonati (fu un parto gemellare) diventò una delle icone mediatiche più rappresentative dei Cristiani Sovversivi. Risultati statisticamente più consistenti si ebbero con i sabotaggi degli ambulatori. Spesso le cause materiali di queste buone azioni erano sfuggenti, si potevano scambiare per intoppi casuali, avarie, coincidenze. L’efficacia era perfino maggiore dei sequestri, ma non essendo imputabile a una volontà precisa, si pensava che fosse meno conveniente per la propaganda. E invece, ogni volta che qualcosa non funzionava in un ospedale inceppando la routine delle interruzioni di gravidanza, si dava la colpa ai Cristiani Sovversivi, che così acquisirono un’aura di onnipotenza, astuzia, imprendibilità.

Da Il brevetto del geco, Einaudi 2016, pagg. 316-317.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 30 marzo 2019