Saviano e i letterati

di Andrea Inglese










Roberto Saviano verrà processato per aver definito Matteo Salvini "ministro della Mala Vita". Riproponiamo una vecchia riflessione di Andrea Inglese, già uscita nel 2010 sul n. 4 di «alfabeta2», oggi ripubblicata da Valigie Rosse all’interno di una raccolta intitolata La civiltà idiota, peraltro piena di altri articoli molto interessanti. Pochi tra gli scrittori italiani dei nostri anni sono riusciti ad agganciare il giudizio sulla letteratura e quello sull’attualità con la stessa costanza e con lo stesso acume di questo autore. Quelli che seguono sono i paragrafi finali dell’articolo Il male maggiore, Saviano e i letterati, pp. 119-122. Sciascia diceva che il protagonista dei Promessi sposi è Don Abbondio, perché è l’unico che alla fine del romanzo resta dov’è sempre stato, come se Manzoni avesse voluto segnalare nell’immutabilità della sua condizione il più incurabile fra i mali della società italiana: l’immobilismo eterno e l’omertà e l’ignavia dei suoi intellettuali. Quasi un decennio è passato dalla prima apparizione dell’articolo di Andrea Inglese, ma basterebbe cambiare due o tre nomi e nessuno potrebbe accorgersene.

Roberto Gerace






Eppure proprio il caso di Saviano ha finito per costituire un rilevatore prezioso del diverso grado di consapevolezza che il paese ha del suo male maggiore. Mi limito qui a considerare le reazioni di due gruppi sociali ben distinti, quello dei politici e quello dei letterati. La classe politica di governo, attraverso il suo maggiore rappresentante, ossia il presidente del Consiglio, si è espressa in modo inequivocabile sulla popolarità della campagna antimafia di Saviano. Nel corso di una conferenza stampa il 16 aprile 2010, Berlusconi accusò fiction televisive come la Piovra e autori come Saviano di enfatizzare il fenomeno mafioso in Italia agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Non potendo più essere nella negazione pura e semplice (“la mafia non esiste”), il potere politico assume quelle che Di Girolamo chiama responsabilità omissive: “quando si sottovaluta il fenomeno mafioso ritenendolo un problema marginale della politica nazionale, di natura solo criminale e relativo ad alcune aree meridionali”. Naturalmente queste responsabilità non sono prerogativa dei soli politici del centrodestra, ma emergono ovunque l’insistenza della denuncia è screditata come eccessiva, e si richiede che venga ridimensionata, magari in nome dell’orgoglio napoletano o campano…

L’altro caso significativo è costituito dalla reazione dei letterati. Che in un paese di lettori riluttanti come il nostro, esistano ancora dei letterati, è in un certo senso merito di Saviano avercelo ricordato. Gomorra e il lavoro giornalistico successivo restituiscono centralità, nel dibattito pubblico, al fatto che milioni di cittadini italiani non siano ancora passati, nel XXI secolo, dall’arcaico “Stato dei favori” al moderno “Stato di diritto”. Questa circostanza, agli occhi dei letterati, è del tutto secondaria, in quanto i problemi importanti sono tutti e sempre di ordine esclusivamente letterario. Un letterato, d’altra parte, si distingue da uno scrittore proprio perché dimostra che il “mondo può attendere”, e che prima di tutto vengono le questioni del bello scrivere e del buon intreccio. Non si vuole qui riesumare l’opposizione solita tra “impegno” e “disimpegno”, ma riconoscere quanto sosteneva Fortini: “Non c’è lettura-scrittura, per degradata che sia, che non contenga, foss’anche in minima parte, un appello alla libertà-azione”. Se Saviano ha fatto di questo appello il motore della propria scrittura, ciò non toglie che anche l’opera letteraria meno immediata e accessibile custodisca in sé il medesimo sogno d’emancipazione e giustizia. Soltanto i letterati se ne dimenticano, vedendo come una minaccia il rapporto troppo stretto tra la scrittura e il mondo.

In un’epoca dove tanto si lamenta la marginalità della parola letteraria, Saviano, con i suoi libri e i suoi interventi, ha smosso montagne, strappando la mafia dalla zona anestetizzante del risaputo. I letterati, dal canto loro, si sono soprattutto dati da fare perché venga contrastata la comune opinione che Gomorra sia un’opera letteraria importante. Questo costituisce, per loro, il male maggiore della cultura italiana.





Andrea Inglese, La civiltà idiota, Valigie Rosse, euro 15








pubblicato da r.gerace nella rubrica condividere il rischio il 28 marzo 2019