Cose che ho detto e scritto nel 2011 su un caso puntualmente strumentalizzato

Tiziano Scarpa



Di tanto in tanto ritornano le accuse a scrittori, artisti ecc. che nel 2004 apposero la loro firma sotto un appello contro l’estradizione di Cesare Battisti dalla Francia. Quell’appello viene puntualmente sventolato in maniera faziosa per delegittimare e denigrare qualunque cosa facciano gli “intellettuali”.

Durante una di quelle burrasche mediatiche, nel 2011 (alcuni assessori e politici veneti proposero di togliere dalle biblioteche i libri di autori e autrici che avevano messo la loro firma sotto quell’appello), risposi a interviste, e intervenni sui giornali per spiegare la mia posizione. Poi ho smesso, dopo avere riscontrato che spesso in chi legge, commenta ed emette giudizi non c’è nessun desiderio di ascoltare, ma solo quello di avere un pretesto per continuare a delegittimare e denigrare. Per tutti gli altri e le altre, ecco alcuni articoli usciti sui giornali in quei giorni.

Preciso che li sto immettendo in questo sito nel marzo del 2019, ma la dicitura tecnica di inserimento informatico che compare qui in calce (cioè “pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 24 gennaio 2011”) li riporta al periodo in cui furono scritti e pubblicati sui giornali, cioè gennaio 2011: faccio così perché ne resti traccia in archivio, per assumermi la responsabilità delle cose che affermai, e allo stesso tempo per non ridare corda oggi (marzo 2019) a chi accusa e insulta senza onestà intellettuale.


Intervista di Chiara Pavan a Tiziano Scarpa, su “Il Gazzettino”, 6 gennaio 2011:

Quell’appello risale al 2004, «che senso avrebbe togliere adesso la mia firma?». Tiziano Scarpa sospira, «una cosa davvero controproducente, tanto più adesso. Mi confonde con chi approva la lotta armata. E non c’è nulla più distante da me: una logica che non mi è mai appartenuta, né per carattere, né per ideologia e neppure per generazione. L’unica manifestazione di piazza cui ho partecipato è stata quando è morto Tobagi».

Ma quel testo pro-Cesare Battisti pubblicato l’11 febbraio 2004 sul sito online Carmilla, primo firmatario il giallista Valerio Evangelisti, e poi «rilanciato da Nazione Indiana e dai siti di cultura e attualità che frequento», fu sottoscritto da altre 1500 persone (tra cui il vignettista Vauro, il filosofo Agamben, il collettivo Wu Ming, Giuseppe Genna, Massimo Carlotto).

Un appello che puntuale “risuona” nella vita di Scarpa ogni qual volta si torna a parlare di Battisti. E che Scarpa è costretto a spiegare e rispiegare, proprio per evitare antipatiche confusioni e conclusioni: «Non sono cieco di fronte alle vittime, alle persone che si sono ritrovate la vita rovinata. Io sto dalla loro parte».

L’adesione dello scrittore veneziano a quel testo di quasi sette anni fa nacque da una riflessione: «Dalle letture e dalle ricostruzioni che feci all’epoca mi sembrò, e continua a sembrarmi, che si fosse rovesciato addosso ad un singolo la responsabilità di un gruppo. Al tempo del processo era anche facile farlo: Battisti era latitante in Francia».

Scarpa non si erge ad «avvocato difensore» di Battisti, né tantomeno a giudice. Ma forse, proprio per questo, «sarebbe il caso che fosse proprio Battisti a venire qui a spiegare come sono andate le cose. Certo, mi rendo conto, questo riguarda la sua coscienza». Quanto al Sindacato di Polizia Coisp che invita gli italiani a boicottare i romanzi degli scrittori che hanno aderito a quell’appello, «ognuno può dire la sua – ribatte il vincitore del Premio Strega – il sindacato fa politica, e a me non va di fare la vittima. Non mi sembra il caso».

Ma una riflessione va fatta, soprattutto quando si parla di estradizione: «Francia e Brasile, con Battisti, hanno avuto l’impressione che i conti non tornassero. Io credo che l’intero caso andrebbe riconsiderato, proprio perché la giustizia deve essere impeccabile. E Battisti potrebbe tornare, dare la sua versione e un contributo di riconciliazione".


Intervista a Tiziano Scarpa sul “Correre della Sera – Corriere del Veneto”, firmata Al. A., 16 gennaio 2011:

Resta in silenzio per un attimo e comincia la frase almeno due volte prima di dare una lunga risposta.

«È facile firmare gli appelli facili, popolari. È facile firmare contro la fame nel mondo. Sono consapevole che la mia è una posizione scomoda, ma mi faccio sputare in faccia volentieri perché ho firmato l’appello su Battisti se questo può servire a far riflettere i lettori».

Tiziano Scarpa parla lentamente e con tono pacato.

«Non fiancheggio i terroristi e non proteggo i criminali – continua lo scrittore, vincitore del premio Strega di due anni fa – vorrei che prima di pensare al boicottaggio dei libri, l’assessore Speranzon e il segretario del Coisp si fermassero a riflettere sul perché tanti scrittori, persone lontane dalla violenza e spesso di carattere mite, hanno deciso di sostenere un appello così impopolare e scomodo». Per Scarpa infatti su Cesare Battisti sarebbero state rovesciate tutte le responsabilità di un gruppo di persone e di un’intera stagione politica che dovrebbe invece essere meglio compresa e analizzata in tutta la sua complessità.

«Mettere al bando i libri è una reazione fuori misura - continua Scarpa – È una prassi delle dittature e dei monarchi assoluti colpire le opere di un autore per il suo pensiero. Così si colpisce la cittadinanza di uno scrittore che è nella lingua e nelle sue opere. Questo è un colpo da Re Sole che non serve a nessuno». L’appello (pubblicato su internet ancora sei anni fa e nel frattempo arrivato a oltre duemila firme di intellettuali ed esponenti del mondo dell’editoria) ribadisce che i tribunali francesi che hanno processato Battisti parallelamente a quelli italiani avevano giudicato le prove a carico dell’imputato contraddittorie. Resta il fatto che la posizione di Battisti è sempre stata ambigua e anche il fatto che si sia sempre dichiarato innocente, senza però fornire alcuna indicazione su chi potesse essere il reale colpevole, ha contribuito a farne un simbolo del terrorismo rosso di quegli anni.

«Penso anche io che Battisti dovrebbe oggi affrontare il suo passato e chiarire la sua posizione – conclude Scarpa - l’appello che ho firmato non è un plauso a favore di presunti assassini e contro le vittime vere di quel periodo. E’ un appello per affrontare la complessità».


Articolo di Tiziano Scarpa sul “Correre della Sera – Corriere del Veneto”, 18 gennaio 2011:

Nel 2004, all’epoca dell’appello contro la richiesta di estradizione di Cesare Battisti dalla Francia, mi sono informato su questo caso che prima conoscevo poco. Ne ho ricavato la convinzione che su un singolo uomo siano state rovesciate addosso le responsabilità dell’intero gruppo terroristico di cui faceva parte. Come tutti sanno, i benefici concessi ai cosiddetti «pentiti» rendevano conveniente accusare gli ex compagni per ottenere sconti di pena. È ciò che ritengo sia accaduto nei processi a carico di Cesare Battisti. È intricato ricostruirli, e non ha senso riassumerli in poche righe. Su alcuni di essi gravano altre ombre, come il sospetto ricorso alla tortura in fase istruttoria e l’uso di testimoni con turbe mentali. Ma in sostanza, le condanne che riguardano Battisti sono basate prevalentemente sulle accuse di un pentito di incerta attendibilità, che una sentenza di Cassazione ha definito «specialista nei giochi di prestigio» nell’accusare i suoi complici, e che «utilizza l’arma della menzogna anche a proprio favore». Per una prima informazione, invito i lettori a digitare su google «faq Battisti»: vi si trovano tutte le «frequently asked question», con le risposte alle domande più frequenti su questo caso. Ci sono non pochi elementi per dubitare della colpevolezza di Battisti. Questo, in coscienza, mi ha spinto a firmare quell’appello.

La mia convinzione è immutata, perciò non vedo perché dovrei ritirare la mia firma, a sette anni di distanza. Non lo farò né per conformismo, né perché conviene alla mia carriera di autore, né perché i miei libri vengono tolti dalle biblioteche. Mi sono messo dalla parte delle vittime, dei parenti sopravvissuti e delle persone rimaste menomate per sempre. Ho guardato a quei crimini dal loro punto di vista, e ho pensato che dobbiamo alle vittime la verità, non un mostro di comodo a cui addossare tutti i mali. Io credo che con Battisti la giustizia italiana non sia stata equa all’epoca dei processi, e non lo siano i media italiani oggi: questo significa anche essere iniqui verso le vittime. Io penso questo, ne sono convinto, ho il diritto di affermarlo pubblicamente e me ne assumo la responsabilità. Due paesi amicissimi dell’Italia, non certo due dittature, la Francia e il Brasile, hanno esaminato il caso di quest’uomo e hanno ritenuto che la nostra giustizia non sia stata equanime nei suoi confronti. Inoltre, non sfugge a nessuno che questa causa non sia popolare né conveniente per chi la sostiene. Autori anche molto noti, che potrebbero starsene in pace a godersi il loro successo di pubblico e copie vendute, vanno controcorrente rispetto alla quasi unanime maggioranza dei media e dei partiti politici, esponendosi senza esitazione a un «danno d’immagine», e ora anche a censura istituzionale. Non va chiamato infatti «boicottaggio», perché il boicottaggio è una legittima obiezione civile spontanea, non la direttiva di un assessorato, che adombra anche un subdolo ricatto professionale verso i dipendenti pubblici, i bibliotecari, e politico verso i Comuni («ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità», scrive l’assessore).

Sostenere le proprie convinzioni costa, lo sapevo da sempre. Certo, non immaginavo che la mia terra sarebbe finita per essere governata da assessori stalinisti censori, che si trovano a rappresentare la Cultura in una delle provincie storicamente più prestigiose d’Italia, dimostrando di non conoscere nemmeno le regole elementari della libertà di pensiero e di espressione. D’altronde, comincio a non stupirmi più di nulla, dopo che mi è toccato sentire sindaci che proponevano di travestire da leprotti gli immigrati e sparargli addosso, infamando e facendo torto a noi Veneti di oggi e di ieri, compreso il piccolo paese dei miei nonni, che fu il primo, con generosità e carità cristiana, ad accogliere i boat people vietnamiti. Non mi stupisco più, ma non mi abituo. È per me avvilente leggere oggi che «dalla provincia di Venezia», la mia provincia, «parte il rogo dei libri». Cari concittadini Veneti, abbiamo conferme quasi quotidiane di essere governati da insipienti che si ritrovano fra le mani istituzioni, poteri e tradizioni più grandi di loro e della loro piccineria, ignoranza e grettezza. Con le loro azioni danno prova di non sapere che cosa sia né la Dichiarazione universale dei diritti umani né il Vangelo. Questa è la terra di Tintoretto, di Vivaldi, di Goldoni e di Giovanni XXIII. È triste che lo sia anche di Raffaele Speranzon.


Articolo di Tiziano Scarpa sul “Correre della Sera – Corriere del Veneto”, 20 gennaio 2011:

Presidente Zaia, Gesù ha detto: “Amate i vostri nemici”. Il mio modo di amare il nostro nemico Cesare Battisti fu di informarmi sulla sua vicenda e dubitare della quantità di colpe che gli erano state attribuite (lo penso anche oggi). Lo definisco nostro nemico perché sono contrario come tutti noi al terrorismo e provo una profonda compassione per le vittime. Riconosco con dispiacere che il primo appello che firmai non conteneva parole di solidarietà a loro (ne firmai un altro che integrava questa mancanza).

I terroristi sono ancora tabù: come si vede in questi giorni, prendere una posizione che possa in qualche modo giovare loro viene confuso con una difesa del crimine fatta contro chi lo ha subito. È come il buco di un lavandino che risucchia tutto quello che hai fatto nella vita: improvvisamente rischi di diventare “persona non gradita” nella tua città; si propone di togliere i tuoi libri dalle biblioteche e di non farti parlare nelle scuole. Quasi una morte civile. Aggiungo, per onestà intellettuale, che non ho apprezzato il comportamento di Battisti in questi anni: non mi risulta che egli abbia contribuito a fare chiarezza con rivelazioni decisive.

Presidente Zaia, voglio parlarle da concittadino (benché “non gradito”), non da avversario: lei non può punire il dissenso. Rifletta sul fatto che alcuni governanti, lei compreso, stanno avviando azioni inaccettabili: se fossero applicate con coerenza dovrebbero far sparire da biblioteche e scuole molti libri del passato e del presente, e ritirare il diritto alla libertà di opinione, compreso il diritto di stare dalla parte del torto. Di conseguenza, sarebbe necessario esaminare la biografia di ogni autore vivente, per verificare se nella sua vita abbia sostenuto una causa moralmente discutibile. Oggi tocca a noi che sette anni fa abbiamo letto un appello e l’abbiamo firmato, ma la prossima volta? Che facciamo, Presidente, censuriamo il libro Adottiamo la terra, perché l’autore Luca Zaia fa parte del partito il cui capo ha minacciato l’insurrezione armata contro lo Stato? (Sottolineo “armata”: cioè che prevede spargimento di sangue). Gli vietiamo l’accesso nelle scuole? Istituiamo un certificato di probità civica, con timbro e concessione governativa del diritto a parlare in pubblico? Bolliamo come “persone non gradite” tutti i cittadini che hanno espresso opinioni politicamente scabrose? Presidente Zaia, ma davvero non vede quanto è incivile tutto questo? Sul serio le sfugge che rischia di trascinare la sua giunta nel ridicolo, e il Veneto nell’autoritarismo? Noi Veneti passiamo già per avidi e razzisti, per colpa di odiosi istrionismi e iniziative inumane di sindaci e amministratori pubblici. Ora dovremo diventare anche una regione a libertà limitata?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 24 gennaio 2011