FINALMENTE!

Carla Benedetti



Finalmente il silenzio colpevole si è rotto. Dopo decenni di cinica rimozione da parte dei politici di tutto il mondo, e anche da parte del mondo culturale dominante, un movimento nato dai più giovani viventi del pianeta ha la forza di portare in cima all’agenda delle priorità l’emergenza più grande del nostro tempo. Il primo amore aderisce allo sciopero mondiale del 15 marzo promosso da Friday for future e si pone a disposizione in qualsiasi forma ritenuta utile dal movimento.

Stiamo organizzando un incontro per il mese di novembre, intitolato "Terrestri", dedicato alla nostra condizione planetaria e di specie. Siamo perciò solidali e attivamente vicini a chi mostra di avere coscienza del rischio di estinzione che grava sull’intera umanità, con tutte le ripercussioni terribili che questo avrà sulle nuove generazioni, non solo su quelle che ora si affacciano alla vita ma anche su quelle a venire, che stiamo cinicamente condannando con il nostro comportamento forsennato nei confronti dell’unico pianeta di cui disponiamo.

È significativo che chi oggi mostra maggior bisogno di muoversi e pone con forza la necessità di un cambiamento radicale del nostro modo di pensare e di essere, siano persone giovani e giovanissime.

L’umanità sembra aver tirato fuori una risorsa imprevista.

Questo è il primo movimento che non muove da ragioni egoistiche. Non rivendica interessi di categoria o di classe, con lotte giuste o ingiuste che siano. Non difende piccole identità nazionali, religiose, etniche, di genere, né presupposte “sovranità”. Difende l’intera popolazione umana del pianeta. E non solo quella presente ma anche quella che verrà.

Non parla solo per i viventi di oggi, ma anche per i viventi di domani, per quelli che faranno fatica a sopravvivere in terre desertificate, oppure sommerse dalle acque del mare, in un pianeta squassato da eventi atmosferici violenti, con intere popolazioni costrette a migrare per cercare acqua e cibo. Parla per tutti coloro che nel futuro saranno condannati a una terribile agonia se non cambiamo sistema drasticamente e subito, finché siamo ancora in tempo.

Questo non è un movimento "per l’ambiente" come a volte lo si definisce, con un’espressione che, per quanto giusta, rischia di ridurre l’entità dell’emergenza che ci troviamo a fronteggiare. L’ambiente, cioè il nostro incredibile habitat, quello che ha permesso miliardi di anni fa il sorgere di forme di vita compresa la nostra su questo unico pianeta ricoperto da una sottile fascia d’atmosfera, oggi non va solo tutelato, va strappato a una condanna a morte già decretata.

Questo non è perciò solo un movimento per l’ambiente, ma un movimento per il futuro dell’uomo sulla terra, un futuro che tra poco potrebbe non esserci più.

Un movimento che condanna e nello stesso tempo scuote il sonno della politica, assuefatta ai piccoli calcoli della rendita elettorale, incapace di ragionare se non su tempi brevissimi. Cioè su tempi egoistici. La miopia della politica è intrinsecamente cinica. E scuote anche il sonno della cultura, per lo più impegnata a parlare d’altro, forse convinta che questo cruciale problema riguardasse solo gli scienziati e i politici, e non anche anche il pensiero, l’immaginazione, l’invenzione, i modi di sentire e di agire.

Ci voleva una ragazzina a rompere con l’esempio e con parole dirette e forti, la rimozione che da decenni grava su questo problema cruciale, su questa emergenza assolutamente nuova che si presenta oggi per la prima volta nella storia dell’umanità, che nessun uomo e nessuna donna prima di noi ha mai dovuto fronteggiare, non solo negli ultimi secoli ma nei millenni che ci precedono.

Ci volevano dei ragazzini a ricordare ogni venerdì che l’umanità rischia la sesta estinzione!

Greta ha iniziato da sola, senza scoraggiarsi. E così altri ragazzi, in altri paesi europei. Eppure motivi di scoraggiamento ce n’erano e ce ne sono stati per tutti, enormi. Quanti adulti consapevoli, quanti scienziati e umanisti, quanti ambientalisti, quante donne e uomini di buona volontà in questi decenni si sono sentiti impotenti di fronte al muro eretto dalle forze economiche e politiche mondiali affinché il problema restasse sullo sfondo. Quanti si sono man mano scoraggiati, indotti a pensare che fosse inutile persino tentare. Cosa può mai un individuo contro i cosiddetti poteri forti, contro i meccanismi ciechi dell’economia e della finanza, contro gli immani interessi di nazioni e di multinazionali? E contro la miopia della politica incapace di ragionare su tempi lunghi, attenta solo alla rendita elettorale che gli tornerà indietro di lì a due o tre anni? E invece può fare molto. Lo si è visto.

Tanti ragazzini hanno iniziato da soli. Ed eccoci a uno sciopero generale mondiale. L’esempio a volte riesce dove il ragionamento da solo fallisce, o dove neppure la conoscenza di cosa stiamo rischiando è sufficiente a smuovere un’azione proporzionale all’emergenza.

Speriamo che questo movimento diventi fortissimo, che cresca come una valanga e imponga le soluzioni. Le soluzioni, come ci ha ricordato Greta, non vanno cercate perché già le conosciamo. Già sappiamo cosa bisogna fare, ce lo hanno detto per anni gli scienziati. Il punto è farlo!








pubblicato da c.benedetti nella rubrica emergenza di specie il 14 marzo 2019