Il miracolo, il mistero e l’autorità





Il miracolo, il mistero e l’autorità affronta il drammatico problema dell’uso autoritario e deresponsabilizzante del desiderio di trascendenza dell’uomo da parte di strutture politiche e religiose, del controllo a fini di potere del ciclo biologico della vita umana e del tentativo di privare gli uomini del dono della libertà persino in decisioni che riguardano il proprio corpo, la propria vita e la propria morte. L’editoriale he apre il numero è di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Ne pubblichiamo qui alcuni brevi estratti: sono pagine profetiche che sembrano scritte oggi e per l’oggi.
«Non c’è per l’uomo rimasto libero piú assidua e piú tormentosa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l’uomo cerca di inchinarsi a ciò che già è incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente. Perché la preoccupazione di queste misere creature non è soltanto di trovare un essere a cui questo o quell’uomo si inchini, ma di trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme. E questo bisogno di comunione nell’adorazione è anche il piú grande tormento di ogni singolo, come dell’intera umanità, fin dal principio dei secoli. È per ottenere quest’adorazione universale che si sono con la spada sterminati a vicenda. Essi hanno creato degli dèi e si sono sfidati l’un l’altro: “Abbandonate i vostri dèi e venite ad adorare i nostri, se no guai a voi e ai vostri dèi!”. E cosí sarà fino alla fine del mondo, anche quando gli dèi saranno scomparsi dalla terra: non importa, cadrànno allora in ginocchio davanti agli idoli.

Avevi forse dimenticato che la tranquillità e perfino la morte è all’uomo piú cara della libera scelta fra il bene ed il male? Nulla è per l’uomo piú seducente che la libertà della sua coscienza, ma nulla anche è piú tormentoso.

Ci sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicità loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero e l’autorità. Tu respingesti la prima, la seconda e la terza e desti cosí l’esempio. Lo spirito sapiente e terribile. Ti aveva posto sul culmine del tempio e Ti aveva detto: “Se vuoi sapere se Tu sei Figlio di Dio, gettati in basso, poiché di Lui è detto che gli angeli Lo sosterranno e Lo porteranno, ed Egli non cadrà e non si farà alcun male, e saprai allora se Tu sei il Figlio di Dio e proverai allora quale sia la Tua fede nel Padre Tuo”; ma Tu, udito ciò, respingesti l’offerta, non Ti lasciasti convincere e non Ti gettasti giú. Oh, certo, Tu agisti allora con una magnifica fierezza, come Iddio, ma gli uomini, questa debole razza di ribelli, sono essi forse dèi? (…) È forse fatta la natura umana per respingere il miracolo e, in cosí terribili momenti della vita, di fronte ai piú terribili, fondamentali e angosciosi problemi dell’anima, rimettersi unicamente alla libera decisione del cuore? Oh, Tu sapevi che la Tua azione si sarebbe tramandata nei libri, avrebbe raggiunto la profondità dei tempi e gli ultimi confini della terra, e sperasti che, seguendo Te, anche l’uomo si sarebbe accontentato di Dio, senza bisogno di miracoli. Ma Tu non sapevi che, non appena l’uomo avesse ripudiato il miracolo, avrebbe subito ripudiato anche Dio, perché l’uomo cerca non tanto Dio quanto i miracoli. E siccome l’uomo non ha la forza di rinunziare al miracolo, cosí si creerà dei nuovi miracoli, suoi propri, e si inchinerà al prodigio di un mago, ai sortilegi di una fattucchiera, foss’egli anche cento volte ribelle, eretico ed ateo. Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: “Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu”. Tu non scendesti, perché una volta di piú non volesti asservire l’uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio. Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore. Ma anche qui Tu giudicavi troppo altamente degli uomini, giacché, per quanto creati ribelli, essi sono certo degli schiavi. Vedi e giudica, son passati quindici secoli, guardali: chi hai Tu innalzato fino a Te? Ti giuro, l’uomo è stato creato piú debole e piú vile che Tu non credessi! (…) Egli è debole e vile. Che importa che egli adesso si sollevi dappertutto contro la nostra autorità e si inorgoglisca della sua rivolta? È l’orgoglio del bambino e dello scolaretto. Sono i piccoli bimbi che si sono ribellati in classe e hanno cacciato il maestro. Ma anche l’esaltazione dei ragazzetti avrà fine e costerà loro cara. Essi abbatteranno i templi e inonderanno di sangue la terra. Ma si avvedranno infine, gli sciocchi fanciulli, di essere bensí dei ribelli, ma dei ribelli deboli e incapaci di sopportare la propria rivolta. Versando le loro stupide lacrime, riconosceranno infine che chi li creò ribelli se ne voleva senza dubbio burlare. Essi lo diranno nella disperazione, e le loro parole saranno una bestemmia che li renderà anche piú infelici, perché la natura umana non sopporta la bestemmia e alla fin fine se ne vendica sempre da sé. Inquietudine dunque, tumulto e infelicità: ecco l’odierna sorte degli uomini, dopo che Tu tanto patisti per la loro libertà! (…) Abbiamo corretto l’opera Tua e l’abbiamo fondata sul miracolo, sul mistero e sull’autorità. E gli uomini si sono rallegrati di essere nuovamente condotti come un gregge e di vedersi infine tolto dal cuore un dono cosí terribile, che aveva loro procurato tanti tormenti.»

[Dai Fratelli Karamazov]


È in libreria il numero 6 della rivista Il primo amore
Questo è l’indice:

Il miracolo, il mistero e l’autorità
Fëdor M. Dostoevskij La leggenda del Grande Inquisitore
Antonio Moresco La resurrezione
Sergio Nelli L’amore di Dio
Sergio Baratto Sottomettersi e uccidere il figlio
Tiziano Scarpa L’allegria della resurrezione
Teo Lorini – Andrea Tarabbia La buona fede

Orbite
Leonardo Zanier Mandi, Eluana
Valerio Evangelisti L’inquisizione e l’invenzione della tortura “scientifica”
Teo Lorini Il Natale di Anna
Maria Moresco Bianca
Francesco Niccolini DNA, un mondo fantastico
Roberto Scarpinato Le mafie invisibili
Ivan Bonfanti I colpevoli etnici

A voce
Antonio Moresco Intervista immaginaria all’astrofisico Hawking

La fascia di Kuiper
Andrea Tarabbia, Lazzaro – Teo Lorini, Modi di morire – Michele Barbolini, Silenzio in Emilia – Sergio Nelli, Posizioni sui Karamazov – Giovanni Giovannetti, Steimetz e Pasolini

Tribù d’Italia
Testamenti biologici
Giulio Mozzi – Antonio Moresco – Andrea Tarabbia – Manuela Ardingo -Roberta Salardi – Monica Winters – Laura Russo – Sergio Baratto

Il primo amore – Giornale di sconfinamento
Anno III – Novembre 2009 – n. 6
ISBN 978-88-89416-83-9

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Sergio Baratto, Carla Benedetti, Benedetta Centovalli, Gabriella Fuschini, Giovanni Giovannetti, Teo Lorini, Antonio Moresco, Sergio Nelli, Tiziano Scarpa, Andrea Tarabbia, Dario Voltolini

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Per altre informazioni su questo numero, esiste una pagina apposita sul sito della casa editrice Effigie.


1 - La rigenerazione

2 - Il dolore animale

3 - Il vitello d’oro

4 - La fabbrica della cattiveria

5 - Che fare?

6 - Il miracolo, il mistero e l’autorità

7 - Tribù d’Italia

8 - Le opere di genio

9 - L’adorazione








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica RIVISTA il 1 gennaio 2006