Un inedito di Rimbaud

Andrea Amerio



“Dio mio, perché?”
Avrei sempre voluto cominciare un articolo così.
“Dio mio, perché?”
Non fosse che è la stessa, sarebbe un’altra bella domanda.
Ricomponiamoci.

No dico, non ho fatto chissà quali approfondite ricerche, ma mi pare non se ne sia parlato granché.
E confesso che ho provato a vendere a "Robinson" una specie di articolo a proposito.
Confidavo che, se fosse fresca, la notizia di una lettera inedita di Rimbaud dove si scopre che a Londra pensava di tirare su qualche soldo con la scrittura (povero illuso) fosse quel genere di cose su cui scrivere per tirare su qualche soldo (povero illuso).
Poi (molto presto a dire il vero) mi sono rotto.
Non stavo più nella bianca pellaccia flaccida e molle. Vibravo impaziente.
Perché tanto silenzio? "Non è possibile, ci sarà un guasto al motore di ricerca". Mi dicevo, "Figurati", mi sono detto. "L’avrò saputo da buon ultimo, per questo non interessa più nessuno". Non seguo i social, non seguo più niente “e magari in Italia ne parlano tutti”.
Ma continuavo a non documentarmi perché infondo non volevo nemmeno saperlo, non cercavo più. Cacavo solo titoli a raffica aspettando da un momento all’altro di trovarmeli davanti scritti sui giornali che sfogliavo: “Clamoroso: una nuova lettera di Rimbaud”. "Quando Rimbaud cercava il comunardo". "Esule a Londra Rimbaud voleva fare il giornalista". "Storia splendida o splendida impostura. Il ritrovamento di una corrispondenza inedita". "Rimbaud ’doppio veggente’, in Inghilterra voleva pubblicare in inglese".
Invece niente. Certo ancora mancano i riscontri scientifici e, in ragione di complesse pratiche di successione in corso tra gli eredi, a oggi non è possibile consultare il manoscritto originale per sottoporlo a perizie calligrafiche e alle analisi di carta e inchiostro, e come diceva Falstaff "la miglior virtù del coraggio è la prudenza". Però aspettando gli scienziati, i chimici, i partiti calligrafi, CSI, o il carbonio 14 a quanto pare tutto tace – oppure (possibilissimo lo ripeto) sono io escluso dal gran parlare che se ne fa.
I piedi di piombo saranno anche una bella cosa – che aiuta, tra l’altro, a meglio apprezzare il volo di chi sconfigge la gravità davvero – ma che nel caso si stia adoperando soverchia cautela mi pare evidente.
Tutto ciò che ci è dato sapere: l’origine, il contesto, il destinatario, e poi la riproduzione che mostra le caratteristiche uniche della calligrafia e poi, soprattuto, il tenore e lo spirito della lettera, – insomma tutto tranne le perizie scientifiche lascerebbero supporre l’autenticità del documento.
Ad oggi però (27 gennaio 2019) secondo il mio motore di ricerca rotto la notizia non pare abbia entusiasmato le pagine cultuali italiane e, in proporzione alla rilevanza della scoperta, nemmeno la vasta comunità scientifica e la non meno insigne platea degli appassionati estimatori o adepti del poeta. Scarsissima attenzione anche a livello internazionale. Al di fuori dei circuiti ultra specialistici la notizia è praticamente passata sotto silenzio e tra periodici, inserti e pagine culturali, non ho letto nessun approfondimento a proposito. Un brevissimo trafiletto su «Repubblica» dello scorso 22 ottobre informava: “Parigi: Ritrovata lettera di Rimbaud”.

Anche in Francia in questi mesi appena una manciata di interventi abbastanza brevi su «Fabula» l’11 ottobre; «Actualitté.com», il 14, «Le Figaro» il 17 (unico in Italia, finimondo.org con testo tradotto), poi più niente fino al nuovo anno, nemmeno per sfruttare in qualche modo la data di nascita del poeta, 164 anni il 20 ottobre (appena un tweet con la notizia dell’inedito da parte dell’autorevole studioso Eric Marty). In questo 2019, un lungo articolo sul prestigioso «Frankfurter Allgemeine Zeitung», 4 gennaio 2019 (“Rimbauds unbekannter Brief”) e a ruota «France Culture», il 10 gennaio, «L’Ardennais», l’11 (per le ovvie ragioni delle glorie locali etc.) e di nuovo «Actualitté.com», il 21 gennaio.
Alain Tourneux, presidente dell’associazione “Les Amis de Rimbaud” e Lucille Pennel, attuale direttrice del Museo Rimbaud a Charleville si siano dichiarati “ottimisti” ma gli annali abbondano di “découvertes exceptionnelles” su Rimbaud che si rivelarono bufale: dai falsi di Laurent Tailhade della fine dell’Ottocento a La chasse spirituelle, la beffa di Akakia-Viala e Nicolas Bataille pubblicata nel 1949 per le prestigiose edizioni del Mercure de France con l’avvallo di uno studioso come Pascal Pia (e tali credenziali in un primo tempo ingannarono molti, tra cui, in Italia, Carlo Bo, poi costretto al dietrofront). Forse per questo le “eminenze grigie”, i grandi cinque sei nomi riconosciuti a livello mondiale come le massime autorità in materia (Baronian, Brunel, Murphy, Lefrére, Jeancolas) pare non si siano ancora pronunciati, né sulla possibile autenticità, né sul contenuto della lettera.

Il 6 gennaio 2019 il sito Mediapart titolava: “Paradoxal silence autour de la découverte d’une lettre de Rimbaud”. “Paradossale silenzio sulla scoperta di una lettera di Rimbaud”.
Al che Giulio Andreotti, o Gep Gambardella fate voi potrebbe legittimamente interloquire: “paradossale non direi. La scoperta mica l’hanno fatta loro”.
 _Battute a parte, gli scarsi risultati ottenuti del mio motore di ricerca attorno alla lettera stupisce.
Anche fosse una mistificazione, che poi è poi il dito dietro cui si nascondono i tanti nomi autorevoli che aspettano a pronunciarsi, la storia merita.
Sarebbe il parto geniale d’una mente di raffinata e perversa.
Trappola mirabilmente ordita. Esca che si fa abboccare unendo dal primo all’ultimo i puntini della pista creata ad hoc per imbastire una fiction che avrebbe fatto gongolare il bizzoso Etiemble.
Tutti a godersi il pezzo brillante sul settimanale, la cicalata accademica, il trattato erudito dalla pretesa ontologica di verità, il piacere demiurgico della creazione scippato dal saggista.
E poi tutti castrati nel giro a vuoto di un falso. Tutti buggerati entro l’usbergo responsivo di un ragno situazionista che da tempo ha predisposto la tela.
Pur nella meschinità che sempre muove questo genere di operazioni, chapeau.
Anche perché le circostanze, considerato il fatto che di autentiche novità su Rimbaud ne mancano da un pezzo, sarebbero molto ben scelte per rilanciare e poi frustrare entusiasmi (arte concettuale, e il concetto è il contrario del quadro di Banski che si auto-distrugge).
Colpiscono anche, e potrebbero alimentare sospetti sull’autenticità del documento, le inusuali modalità di recupero del “reperto” venuto alla luce, che hanno dell’incredibile (ma d’altronde cosa attorno a Rimbaud non ha dell’incredibile?).
Semplice ingenuità di fronte a cui il cinico mondo indietreggia e resta sgomento.

All’inizio dell’autunno 2018 un signore oltremodo riservato e discreto caricò gratuitamente on line uno studio dedicato alla figura di un illustre antenato: il comunardo Jules Andrieu, pedagogo e poeta francese: C’était Jules. Jules Louis Andrieu (1838-1884). Un homme de son temps.. La copertina non riporta il nome ma la breve prefazione è firmata in calce “Alain George” (che ipotizzo trasparente pseudonimo per Alain Georges Andrieu).
Nessuno avrebbe mai potuto nemmeno lontanamente immaginare che le pp. 208-209 di questo pdf dalla poco accattivante veste grafica semi-amatoriale, apparso in questa forma anonima e quasi clandestina, potessero accogliere un documento di tale valore, né che dall’archivio di famiglia dello sconosciutissimo e defilatissimo ultimo pronipote del dirigente comunardo potesse saltar fuori un Rimbaud. _Desta sospetto questo: l’ingenuità. "Ma come si fa ad avere un Rimbaud e giocarselo così? Capitalizzarlo tanto male?".
Però se il documento fosse riconosciuto autentico le ragioni per festeggiare non mancherebbero.
La missiva cita un passo da Una Stagione all’inferno e il poeta scrive per la prima e a quanto ne sappiamo ultima volta il temine “poema in prosa”, mirabile poi l’espressione "doppio veggente". Anche il motivo della lettera è inaspettato e apre scenari inediti: vedersi una mezz’ora per parlare di un progetto editoriale e stabilire il piano di una pubblicazione a puntate da intitolarsi "La storia splendida". Scritta in inglese. Servirebbe un editore cui presentare tre o quattro pezzi ben scelti che possano dare l’idea del tutto e convincerlo a scucire un po’ di grana per la serie completa.
Anche la data emoziona: 1874. Anno oscuro e tra i periodi meno documentati di quella breve irripetibile e esistenza e di cui restano tracce nell’epistolario conosciuto.
D’eccezione pure l’inedito destinatario, un politico un ex dirigente esule a Londra per sfuggire alla repressione dei versigliesi: Jules Andrieu.

Nato a Parigi, sposato, padre di quattro figli, impiegato della prefettura, Jules Andrieu fu uno dei leader della Comune di Parigi: una figura di spicco entro quello che fu l’esperimento politico forse più esaltante e concreto che abbia conosciuto l’utopia socialista e libertaria. Capo del personale del municipio, parte della Commissione esecutiva, responsabile delegato della Commissione servizi, Andrieu è l’autore di una marea di articoli opere e opuscoli che abbracciano i più diversi campi del sapere: scienza, storia pedagogia, cultura popolare. Collaboratore de «La Tribune Ouvrière» pubblicata dall’Association internationale des travailleurs, nel 1866 pubblicò una Histoire du Moyen-Age, e l’anno seguente Philosophie et Morale.
Iscritto alla I Internazionale, dal 1863 al 1870 tenne un corso per operai dove ebbe tra gli allievi anche Eugène Varlin, futuro segretario della I Internazionale e martire della Comune. Alla proclamazione della Repubblica il 4 settembre 1870, divenne uno dei protagonisti della vita politica (eletto dal I arrondissement al Consiglio della Comune nelle elezioni complementari del 16 aprile 1871 con 1836 voti).
Contrario all’istituzione del Comitato di Salute pubblica, dopo la settimana di sangue fuggì esule in Inghilterra, dove, mentre scriveva le sue Notes pour servir à l’histoire de la Commune pubblicate postume (una nuova ed. è del 2016), insegnò latino e letteratura francese, e tenne conferenze sui più svariati argomenti. Dopo l’amnistia del 1880 tornò in patria e Gambetta lo nominò vice-console di Francia a Jersey, dove morì nel 1884, l’anno della pubblicazione in volume dell’antologia dei Poeti Maledetti curata dal suo amico Paul Verlaine.
Si sa che fu questi a presentargli Rimbaud nel settembre del 1872, ma non si sapeva assolutamente che il poeta avesse mai tentato di mettersi in contatto con lui.
Essendo stata rinvenuta nel lascito dei suoi archivi diamo per certo che il “Monsieur” cui Rimbaud si rivolge, destinatario della missiva, sia proprio il comunardo esule a Londra . Non esistono altre lettere di Rimbaud ad Andrieu e se si fosse dovuto inventare un nuovo corrispondente, anche qui la scelta sarebbe stata particolarmente azzeccata, poiché getterebbe nuova luce sull’effettiva vicinanza di Rimbaud all’élite rivoluzionaria (al netto dello stupro di cui Walter Siti in proposito non ha dubbi, e di cui "Il cuore rubato" sarebbe trasparente testimonianza: “il mio cuore sbava a poppa… etc.”).
Andrieu era uno degli amici più vicini a Verlaine a Londra, e dei più frequentati. Ma oltre che nella corrispondenza del poeta e nelle Canzoni Saturnine il suo nome compare anche in un’altra famosa lettera di Rimbaud del 7 luglio 1873: celebre per il pathos e una certa carica melodrammatica. La prima e unica volta usa toni da amante per chiedere a Verlaine di tornare a Londra. E proprio qui spunta fuori il nome di Andrieu: «Tu veux revenir à Londres! Tu ne sais pas comme tout le monde t’y recevrait! Et la mine que me ferait Andrieu et autres s’ils me revoyaient avec toi». (Anche questo un bel colpo di teatro dei falsari bontemponi).
Dei pochi francesi che Rimbaud conosceva a Londra Andrieu era certo quello meglio introdotto nell’ambiente dell’editoria locale. E dunque quello più adatto cui chiedere un parere ed esporre un piano editoriale. Più che plausibile, ipotizzare che ritenesse che la lunga esperienza editoriale di Andrieu e la sua preparazione, dicamo così, “interdisciplinare” avrebbero potuto rivelarsi assai preziose.
Non sappiamo se Jules Andrieu abbia mai risposto alla lettera ma stando a Ernest Delahaye, Rimbaud lo considerava un “frère d’esprit”.
Condividevano l’ispirazione fouriériste, la critica al mito del progresso, la passione per le lingue per la poesia popolare, l’interesse per la dialettica tra forza e diritto, la volontà d’istituire una “scienza dell’uomo” o “scienza pratica della vita” che fondesse storia, filosofia scienza e arte.
E soprattutto la volontà di una “régénération globale, l’exigence, tirée d’une réinterprétation de l’art grec, de renouer les paroles avec la morale, la poésie avec l’action publique” (Chercheur).
Più in genere, li accomunava quella che, scherzando, riferita a Rimbaud Verlaine definiva “philomathie”: una bulimia della conoscenza che ancora si accentuerà progressivamente dopo Stoccarda, la rocambolesca consegna del manoscritto delle Illuminazioni a Verlaine e l’addio alla letteratura, atto di nascita del celebre “Rimbaud ingénieur” inventato da Valéry (e in anni recenti particolarmente studiato dal decano della francesista di Bari Giovannni Dotoli). Così come, recenti e particolarmente studiati sono i legami di Rimbaud con il mondo della comune, che la lettera confermerebbe e renderebbe ancora più persuasivi. Così come il "Circolo della Malora" (Zutique) a Parigi, gli esuli della comune a Londra erano un micro cosmo interessantie: quando era rifugiato in Inghilterra Andrieu aveva trovato ospitalità a Londra presso Lissagaray. E fu grazie a una raccomandazione di Andrieu, se Verlaine (che pure aveva avuto ai tempi un ruolo di un qualche rilievo come addetto stampa e portavoce della Comune) aveva potuto iscriversi al Circoli di studi sociali di Londra, il club di rifugiati che annoverava tra i suoi membri oltre Lissagaray, il celebre giornalista rivoluzionario Jules Vallès e soprattutto Karl Marx, ugualmente a Londra in quegli stessi anni, e come noto frequentatore nelle stesse sale della Biblioteca del British Museum in cui studiava e forse scriveva Rimbaud.
Sono figure che intrattengono legami stretti tra loro e che prima di imbarcarsi per Londra nell’estate del 1872, Rimbaud e Verlaine avevano incontrato e frequentato a Bruxelles, altra città di rifugiati che già aveva ospitato Vallès. Oltre il disegnatore Félix Régamey (che i due incontreranno nuovamente arrivati a Londra) sappiamo che frequentano Vermersch, e Pipe-en-Bois, condannato a dieci anni di esilio (e che ai tempi della comune lavorava per Andrieu).
Insomma c’è da scommettere che la futura letteratura su Rimbaud non potrà fare a meno riconfigurarsi alla luce di questo nuovo testo.


Non dire gatto... diceva il famoso adagio rinverdito da Trapattoni ma, ricordando la Stagione: "Non c’è nessuno, qui, e c’è qualcuno", invece Gatto noi lo diciamo a voce alta e fiera anche senza averlo nel sacco (un "sacco di Schrödinger") e senza indugi leviamo i calici per festeggiare anzitempo la scoperta dello storico della Comune Thomas Chercheur – ammesso che esista perché anche qui nomen omen, i goliardi inventori della fiction avrebbero lavorato bene: il Tommaso-che-non-ci-crede-se-non-ci-mette-il, e il "Chercheur" di chi-cerca-trova.
Anche ci avessero coglionati, ci saremmo divertiti in due.
Ma da inguaribili "mezzopienisti" vogliamo credere a una grande scoperta, e ai convincenti argomenti presentati dal ricercatore del “Centro tricontinentale” belga “Cetri”, che per primo ha studiato il documento.
Autore di Salut et liberté : regards croisés sur Saint-Just et Rimbaud, Bruxelles, Les Éditions Aden, 2009, della voce “Commune de Paris” per il Dictionnaire Rimbaud, a cura di Yann Frémy e Alain Vaillant, e di Rimbaud révolution, per le edizioni L’échappée, l’autorevole «Parade sauvage» in autunno ha ospitato un lungo suo articolo articolo in proposito, cui ovviamente il presente scritto è profondamente debitore, e da cui riprendiamo anche la trascrizione del testo della lettera (che magari conoscete già tutti).

In caso contrario, fosse vero, leggere qualche nuova parola di Rimbaud nel 2019 non è cosa che capita tutti giorni.
Mi raccomando. Coraggio, cautela.
Ricordate Falstaff: "the better part of valor is discretion".

Nota:

La cit. di Mengehello in apertura in Le carte, vol. 2, Rizzoli, Milano, 2000, p. 108; lo scritto di Walter Siti su "il cuore rubato" in La voce verticale. 52 liriche per un anno, Rizzoli, Milano 2015.



IL TESTO

London, 16 April 74
Monsieur,
         – Avec toutes excuses sur la forme de ce qui suit, –
Je voudrais entreprendre un ouvrage en livraisons, avec titre: L’Histoire splendide. Je réserve: le format; la traduction, (anglaise d’abord) le style devant être négatif et l’étrangeté des détails et la (magnifique) perversion de l’ensemble ne devant affecter d’autre phraséologie que celle possible pour la traduction immédiate: – Comme suite de ce boniment sommaire : Je prise que l’éditeur ne peut se trouver que sur la présentation de deux ou trois morceaux hautement choisis. Faut-il des préparations dans le monde bibliographique, ou dans le monde, pour cette entreprise, je ne sais pas ? – Enfin c’est peut-être une spéculation sur l’ignorance où l’on est maintenant de l’histoire, (le seul bazar moral qu’on n’exploite pas maintenant) – et ici principalement (m’a-t-on dit (?)) ils ne savent rien en histoire – et cette forme à cette spéculation me semble assez dans leurs goûts littéraires – Pour terminer je sais comment on se pose en double-voyant pour la foule, qui ne s’occupa jamais à voir, qui n’a peut-être pas besoin de voir.
En peu de mots (!) une série indéfinie de morceaux de bravoure historique, commençant à n’importe quels annales ou fables ou souvenirs très anciens. Le vrai principe de ce noble travail est une réclame frappante ; la suite pédagogique de ces morceaux peut être aussi créée par des réclames en tête de la livraison, ou détachées. – Comme description, rappelez-vous les procédés de Salammbô: comme liaisons et explanations mystiques, Quinet et Michelet: mieux. Puis une archéologie ultrà-romanesque suivant le drame de l’histoire ; du mysticisme de chic, roulant toutes controverses; du poème en prose à la mode d’ici ; des habiletés de nouvelliste aux points obscurs. – Soyez prévenu que je n’ai en tête pas plus de panoramas, ni plus de curiosités historiques qu’à un bachelier de quelques années – Je veux faire une affaire ici.
Monsieur, je sais ce que vous savez et comment vous savez: or je vous ouvre un questionnaire, (ceci ressemble à une équation impossible), quel travail, de qui, peut être pris comme le plus ancien (latest) des commencements? à une certaine date (ce doit être dans la suite) quelle chronologie universelle? – Je crois que je ne dois bien prévoir que la partie ancienne ; le Moyen-âge et les temps modernes réservés ; hors cela que je n’ose prévoir – Voyez-vous quelles plus anciennes annales scientifiques ou fabuleuses je puis compulser? Ensuite, quels travaux généraux ou partiels d’archéologie ou de chroniques? Je finis en demandant quelle date de paix vous me donnez sur l’ensemble Grec Romain Africain. Voyons: il y aura illustrés en prose à la Doré, le décor des religions, les traits du droit, l’enharmonie des fatalités populaires exhibées avec les costumes et les paysages, – le tout pris et dévidé à des dates plus ou moins atroces: batailles, migrations, scènes révolutionnaires: souvent un peu exotiques, sans forme jusqu’ici dans les cours ou chez les fantaisistes. D’ailleurs, l’affaire posée, je serai libre d’aller mystiquement, ou vulgairement, ou savamment. Mais un plan est indispensable.
Quoique ce soit tout à fait industriel et que les heures destinées à la confection de cet ouvrage m’apparaissent méprisables, la composition ne laisse pas que de me sembler fort ardue. Ainsi je n’écris pas mes demandes de renseignements, une réponse vous gênerait plus; je sollicite de vous une demi-heure de conversation, l’heure et le lieu s’il vous plait, sûr que vous avez saisi le plan et que nous l’expliquerons promptement – pour une forme inouïe et anglaise –

Réponse s’il vous plait.
Mes salutations respectueuses
Rimbaud
30 Argyle square, Euston Rd. W.C.

TRADUZIONE


Londra, 16 aprile 74
Signore,

Con mille scuse per la forma di quanto segue –
Vorrei dedicarmi ad un’opera a fascicoli, dal titolo: “La Storia splendida”. Riservo: il formato; la traduzione (anzitutto inglese), lo stile senz’altro negativo e la stranezza dei dettagli e la (magnifica) perversione dell’insieme non dovendo ostentare altra fraseologia di quella possibile per la traduzione immediata: – Conseguenza di questo sommario imbonimento: Ritengo che l’editore si possa trovare con la presentazione di due o tre pezzi altamente scelti. Per tale impresa, è necessaria qualche preparazione nel mondo bibliografico, o nel mondo, che ignoro? – Insomma potrebbe essere una speculazione sull’attuale ignoranza della storia, (il solo bazar morale che non si sfrutti oggi) – e principalmente qui (mi è stato detto(?)) non sanno niente di storia – e la forma di questa speculazione mi sembra adeguata ai loro gusti letterari – Per terminare: so come ci si atteggi da doppio-veggente per la folla, che non si curò mai di vedere, che forse non ha bisogno di vedere. In poche parole (!) una serie indefinita di pezzi di coraggio storico, cominciando da qualsiasi annale o favola o ricordo molto antichi. Il vero principio di questo nobile lavoro è una impressionante pubblicità; il filo pedagogico di questi pezzi può essere creato anche con delle offerte in cima al fascicolo, oppure separate. – Come descrizione, pensate ai procedimenti di Salammbô: al pari di relazioni e spiegazioni mistiche. Quinet e Michelet: ancor meglio. Poi un’archeologia ultra-romanzesca che segue il dramma della storia; un misticismo raffinato, che appiani ogni controversia; un poema in prosa alla moda; delle abilità da romanziere dai lati oscuri. – Badate che non ho più in testa né gli scenari, né le curiosità storiche di un diplomato da qualche anno – Intendo proporre un affare.
Signore, so che voi sapete e come sapete: vi inoltro un questionario, (più simile ad un’equazione impossibile), quale lavoro, e di chi, può essere considerato il più antico (latest) dagli inizi? ad una certa data (che sia conseguente) quale cronologia universale? – Ritengo sia opportuno prevedere la sola parte antica; il Medio-Evo ed i tempi moderni a parte; salvo ciò che non oso prevedere – vedete quali antichi annali scientifici o fiabeschi potrei consultare? In seguito, quali lavori generali o parziali d’archeologia o di cronaca? Finisco chiedendo quale data di pace mi fornite sull’insieme Greco Romano Africano. Dunque: ci saranno illustrazioni in prosa alla Doré, lo scenario delle religioni, tratti del diritto, l’enarmonia di fatalità popolari esibite con costumi e paesaggi, – il tutto preso e cadenzato da date più o meno atroci: battaglie, migrazioni, scene rivoluzionarie: sovente un po’ esotiche, finora senza forma nei corsi o presso i fantasisti. D’altronde, una volta presentato l’affare, sarò libero di procedere misticamente, o volgarmente, o sapientemente. Ma un piano è indispensabile.

Sebbene ciò sia del tutto industriale e le ore destinate alla confezione di questa opera mi appaiano disprezzabili, la composizione non manca di sembrarmi assai ardua. Così non scrivo le mie richieste di informazione, una risposta vi creerebbe più imbarazzo; sollecito con voi solo una mezz’ora di conversazione, l’ora e il luogo per favore, sicuro che abbiate colto il piano e che lo discuteremo prontamente – in una forma inaudita ed inglese –
Risposta, prego.
I miei rispettosi saluti
Rimbaud
30 Argyle square, Euston Rd. W.C.








pubblicato da a.amerio nella rubrica poesia il 28 gennaio 2019