Il mio compito di scrittore

Tiziano Scarpa



Ancora una volta sul treno per Padova
È mattina sono le otto e ventidue
di domenica ventotto ottobre
ma questa volta devo raggiungere Debora
vicino alla stazione
e salire sul suo furgone
Proseguiremo per Pistoia
se le piogge ce lo consentiranno

Nei prossimi tre giorni
sono previste alluvioni e tempeste
tanta acqua dal cielo
quanta non ne cade nemmeno in tre mesi
L’unico impedimento che in questo mese e mezzo
ha fatto saltare uno dei miei incontri
era stato lo sciopero dei treni
di venerdì scorso
Non sono potuto andare
da Lecce a Cosenza
Sarebbe stato un viaggio di otto ore
cambiando tre treni più un passaggio in macchina
ma l’avrei fatto volentieri
per aggiungere al mio tour
un affondo ancora più a sud

(a un certo punto qualche settimana fa
fra una telefonata e l’altra
fra una mail e l’altra
con organizzatori bibliotecari librai
mi è scattata una voracità da collezionista
nell’accettare tutte queste date
dicevo di sì a tutti
Certi organizzatori perfino loro mi sconsigliavano
di accettare il loro invito
Non appena li informavo
su dove sarei stato il giorno prima e il giorno dopo
dicevano “allora lasci perdere, è troppo complicato”
Ma io no io dicevo “vengo lo stesso”
pur di piantare un’altra bandierina sulla mappa
Poi però nei posti bisogna andarci davvero
le levatacce le corse le coincidenze le valige
le giornate sballottate dai treni dagli aerei
Alla fine di queste 33 tappe in 48 giorni
ho rivalutato i politici
che fanno decine di incontri in campagna elettorale
Ci vuole il fisico)

A Lecce ieri l’altro
mi hanno avvertito che c’erano poche copie
del mio libro disponibili per l’incontro
così per procurarne qualcun’altra
ho fatto tutta la città a piedi
per battere le librerie
deviando nelle piazze negli angoli più belli
mettendo il naso nelle chiese
(io conosco il mondo così:
mi metto in moto al servizio del mio io
ma poi incappo nell’inaspettato)
Ne ho trovate quattro copie nelle librerie del centro
Mi vergognavo un po’ a comprarle
Le ho pagate in contanti in incognito
per non mostrare che il nome
sulla tessera del bancomat
era lo stesso di quello sulla copertina

La sera a Lecce ho fatto un recital
nella sala d’ingresso di un teatro
i Cantieri Koreja
una specie di foyer con biglietteria e bar
Insomma ero in un luogo interstiziale
fra l’esterno e l’interno
fra la città e la sala teatrale
proprio come questi miei recital
che sbocciano nei territori di mezzo
fra il lavoro e lo spettacolo
fra la polis e gli spettri
fra la vita e il sogno
Non sono uno scrittore civile
non sono fantasy
non sono politico
non sono noir
non sono storico
non sono utopico
non sono distopico
sono infratopico
scrivo negli interstizi

A Padova ieri la Sala Carmeli era piena
In questi resoconti dico sempre
se le sale erano piene oppure vuote
perché questo è il corrispettivo concreto
(il correlativo oggettivo)
della mia condizione di spirito
la condizione di chi scrive romanzi e poesie:
non sai mai quanto vale quello che scrivi
un giorno pensi che non vale niente
il giorno dopo pensi che qualcosa di buono ce l’ha
il giorno dopo che non vale niente
il giorno dopo che qualcosa di buono ce l’ha
il giorno dopo che non vale niente
e avanti così
alti e bassi
alti e bassi
sbalzi d’umore di convinzione
di sicurezza di sé di sconforto
Allo stesso modo
una sera la biblioteca è piena
la sera dopo la libreria è vuota
la sera dopo la sala concerti è piena
la sera dopo il chiostro è vuoto

Dopo il recital in Sala Carmeli a Padova
c’è stato un aperitivo al piano terra
ma quando sono sceso io
tutto era già stato spazzato via
le tartine i pasticcini il prosecco
Mentre bagnavo le labbra nella cocacola
si sono avvicinate due signore
commentando il mio recital mi hanno detto
“Come mai lei ha questo problema della morte”
“Sono contento che voi non ce l’abbiate” ho risposto
ma l’ho detto sorridendo di cuore

Poi da Padova quella stessa sera
di corsa a Venezia
nella maratona di lettura
ideata da Evelina Santangelo
e Chiara Valerio e Michela Murgia
in tante città d’Italia
per sostenere Mediterranea Saving Humans
La maratona veneziana si svolgeva nella libreria Marcopolo
Sono rientrato di corsa da Padova e ho fatto giusto in tempo
a leggere una mia pagina e ascoltare gli ultimi della lista
Qualcuno ha letto brani di autori illustri
dove si nominavano Hitler Goebbels Eichmann Mussolini
Prima o poi
Hitler
viene sempre fuori
(come prevede la famosa Legge di Godwin)
La parola Hitler è la peggiore parola-ricatto
La si butta nel discorso come una bomba
per far voltare tutte le altre parole verso di lei
per umiliare e zittire tutte le altre parole
per farle sentire frivole al confronto
Non si dovrebbe fare questo onore alla parola Hitler
non si dovrebbe mostrare una tale sudditanza
verso parole di questo genere
Hitler Goebbels Mussolini eccetera
Il mio compito di scrittore
è difendere tutte le altre parole
rafforzarle
è mostrare che la parola libellula
la parola nuvole
la parola angoscia la parola dolore
la parola fiducia la parola stupidità
la parola parola
la parola la
sono enormemente più importanti
più potenti
delle parole Hitler Goebbels Mussolini

Sono le tredici e ventuno
di domenica ventinove ottobre
siamo nella biblioteca di Pistoia
Durante il viaggio pioveva così forte
che ci siamo fermati sotto i viadotti dell’autostrada
ad aspettare che la sfuriata d’acqua si tranquillizzasse
Questa biblioteca ricorda una médiathèque francese
non sembra di essere in Italia
Debora sta montando i suoi strumenti
sotto l’arcata del padiglione centrale
questa volta non è in un’abside barocca
la sua presenza è in accordo con lo sfondo
edificio contemporaneo suoni contemporanei
Il presente
si è ripreso la collocazione temporale che gli spetta
non risuona sordo qui dentro

Adesso Debora sta provando la sua nuova canzone
l’ha scritta pochi giorni fa
In un verso cita anche una definizione che ho dato di lei
che avevo scritto proprio in uno di questi resoconti
e adesso che Debora canta io sto descrivendo Debora
proprio adesso
la descrivo mentre lei prova la sua canzone
in cui cita le mie parole scritte in uno di questi resoconti
i quali adesso stanno di nuovo descrivendo lei
È un piccolo vortice un riflesso reciproco
specchi messi uno di fronte all’altro
un nastro di moebius di botte e risposte
ribottate e ririspostate
risporibottate
ribottirisporibottirisporibottate
Il mondo è così
ogni cosa è un’ennesima ricosificazione
Non esiste nulla di primario

[qui ci sarebbero dovuti essere
gli appunti che ho scritto
fino a dieci secondi prima di andare in scena a Pistoia
su una balaustra a cinque metri d’altezza
ma ho perso il taccuino]

La sera a Pistoia dopo il concerto
a cena c’era anche un tizio
con il quale avevo fatto una polemica in rete
non l’avevo mai incontrato di persona
non avevo capito che era lui
quello che sedeva al mio tavolo
Dal vivo è simpatico
Le persone dal vivo sono più morbide
dei loro avatar alfabetici
perché sono un po’ insincere
non dicono tutto quello che pensano
come fanno quando scrivono commenti in rete
Abbiamo inventato la letteratura
e poi la rete
per essere sinceri e abrasivi
Finché esisterà l’ipocrisia
ci sarà letteratura
Ma la rete sta togliendo spazio all’ipocrisia
alla buona educazione
all’approccio morbido verso i propri simili
e così toglie la necessità di quel risarcimento
di quella controspinta chiamata letteratura
toglie la necessità della sincerità abrasiva

Ecco
È arrivata l’ultima tappa del tour
martedì trenta ottobre
Altre ne farò nei prossimi mesi
ma saranno più sgranate meno fitte
Sono a Roma
Ho girato a piedi per ore
Per le strade ho visto decine di alberi abbattuti
dalle tempeste di questi giorni
Sono nell’auditorium del MAXXI
il museo delle arti del ventunesimo secolo

Fra poco andrò in scena
leggerò di fronte al pubblico seduto nell’ombra
i volti degli amici venuti ad ascoltarmi
Mauro Susanna Lucia Sara
Roberto e sua figlia Cristina
La voce del suo bambino nato da pochi mesi
si sentirà per un attimo in sala
il vagito non ancora strutturato
il sottofondo sotto le parole
sotto la crosta alfabetizzata traslitterata
La pasta della voce
la materia prima
l’anima ultima

(L’alfabeto
e la voce
La cenere
e il sangue)

Ma intanto poco fa uno degli organizzatori
mentre facevamo le prove microfono
ha notato le mie scarpe
gli piacciono le vorrebbe comprare anche lui
mi ha chiesto dove le ho comprate di che marca sono
Me ne sono tolta una
l’ho presa in mano per mostrargli il logo
stampigliato sulla suoletta interna

Questo resoconto finisce
con me che mi tolgo una scarpa
e leggo la marca a contatto col mio piede
leggo le parole che mi porto addosso


Questa è la diciottesima e ultima puntata del resoconto dei miei recital, concerti, letture in giro per l’Italia fra settembre e ottobre 2018, dopo la pubblicazione di Una libellula di città (edito da Minimum fax, in libreria dal 13 settembre). Le altre puntate:

13 settembreVita da manager e agente e segretario di me stesso.

14 settembreLe cose belle le posso descrivere solo da un punto di vista brutto.

15 settembreUfficio Collocamento Estranei-Intimi.

16 settembreUn ponte levatoio di parole fra le persone.

18 e 20 settembreThis is so Italian! La nostra bocca viva per parlare deve usare le parole dei morti.

21 e 22 settembreSe la poesia è un altro modo di stare nel linguaggio.

27 settembreAlghe carnivore e polipi pallidi.

28 settembreAndate a farvi fottere parole scritte.

30 settembreDieci minuti di cittadinanza aumentata e un istante di stupore.

1 ottobreIl nostro destino di albergatori e ristoratori e guide turistiche.

4 ottobreL’effetto doppler dei significati che si allontanano.

5-7 ottobreQuella parte dell’Italia contro cui mi batto da una vita.

6 ottobreCome ho vissuto la mia morte.

14 ottobreUn corpo dopo l’altro venuti dalle profondità del tempo.

13 ottobreFallo per Girgidonia.

23 ottobreIl metabolismo della mia anima.

27 ottobreBenedette parole.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 12 dicembre 2018