8 per mille d’autunno

Dario Borso



L’1 aprile 2011 per la Zandonai di Rovereto uscirà Paesaggio lacustre con Pocahontas. Si tratta di un racconto lungo (o romanzo breve) scritto nel 1953 e pubblicato nel 1955.
In un’intervista tarda, dopo aver ricordato le 3 istanze freudiane (Es, Io, Super-io) Arno asserì: "Ho fatto la scoperta di una quarta istanza. Questa sembra formarsi solo attorno ai 40 anni, quando 2 istanze vengono decisamente indebolite: il subconscio, perché attraverso l’incipiente climaterio gli viene tolta la sua arma più importante, la sessualità, con la quale esso può torturare e comandare l’Io; oltracciò le nature con più talento capiscono che i comandamenti del Super-io sono vuoti, ossia che gli ideali imposti da genitori ed educatori non sono così validi. Da queste due componenti si sviluppa la quarta istanza, che viene ora in aiuto dell’Io. E’ un’istanza umoristica. Dispone del tesoro di parole del subconscio e lo usa in senso spiritoso e artistico. Io presumo di essere una grande umorista tedesco".

Nato il 18 gennaio 1914, quando scrive Pocahontas Arno ha 40 anni esatti. Giocare con l’Es gli valse un’accusa di pornografia, giocare col Super-io un’accusa di vilipendio della religione: due piccioni presi con una fava, Pocahontas appunto. (In conseguenza, dové però emigrare in un altro Land.).
Gottfried Benn: "Che potenza, ’sta Pocahonts!"; Günter Grass: "Il mio racconto preferito"; Bernd Rauschenbach: "Una delle più belle storie d’amore di tutta la letteratura tedesca". (In una classifica stilata da "Der Spiegel" l’anno scorso, Arno risultava secondo solo a Grass, davanti a Bernhard, Böll, Handke usw. nei favori di pubblico+critica.)

Una settimana di ferie al lago, dove 2 reduci di guerra (un chisciottesco scrittore disoccupato e un panzesco imbianchino col dinero) incrociano 2 stenodattilografe…
Su Pocahontas finora sono uscite 4 monografie (oltre a svariati saggi): D. Noering, Der Knopf im Rosengarten; K. Theweleit, You give me fever; S. Fischer, Arno Schmidts "Seelandschaft mit Pocahontas"; Aa.Vv., Pocahontas revisited.
La prima edizione recava un poemetto dedicatorio a Max Bense, assente nelle edizioni successive. Il filosofo, interpellato per l’approvazione, aveva risposto: "D’accordo! Grazie ovviamente. Splendide impressioni, già alle prime righe. Godo alle facce lunghe dei critici, che però non potranno esimersi". Perciò, eccolo:

1. Note su fondo rosso = fogli su fili del telefono.
E i grilli facciamorta fischiano perplessi
prescrizioni.

2. In cielo sorse pure una brughiera.
Romicò[1] piano, rosso e grigio.
Nubi tirarono lontane strisce di bosco. Rosmarinammo.
Una luce anforò senza casa. Atene[2] fece magie; anche lilla.
(Ciclismo in abiti avvizziti per piatte piante secche).

3. La sua manina gelida mi s’aggirò come un fantasma per la nuca;
né di seno allacciato se n’ebbe molto;
aprì la bocca a una nuvoletta di tondiforme liuto,
e alternativamente denti d’oro centimetrici (quando
i fulmini globulari[3] dei motociclisti ribollivano indispettiti).

4. Orchestrali
portarono trasalendo a labbra punti interrogativi d’ottone
scossero selvaggiamente sonanti grate
uno si rivoltò libidinoso
nelle spire del luccicante anaconda
(e morse in più al gigante la punta della coda,
sicché ippopotamente entrò in calore. – Ragazze bene
con code di cavallo; vedove grigie[4] in fibre di carbonio;
caos di sedie. Gioventù immaschia. Villanamente. Mosche sulla tovaglia

tracciano, senza meta come polli, angoli impotenti).

5. Ci mostriamo la luna di carta[5].

6. Di notte s’ingrossano voci.
Amoreggiano inviti di gomma. Risolini cicognano. Liquame
sussurra assente. Venti devono cercare.

7. Fuori: un tavolo
mi sbarrò rigido il passo e fuggì subito via.
C’era ancor solo un baciamano brillante all’informe.
(Ragazze, sassifraghe, siedono al mio ramo).
(Temistocle prima di Salamina ha immolato persiani;
il porco; nobile semplicità quieta grandezza[6]).

8. Una nera nausea urtò dalla cappa,
svolazzò intorno (anche vista dallo spigolo),
giunse rannuvolata
e
spinse lesta il suo vagone attorno a me;
(lì dentro non parve strano :
rumori venosi pendevano alle pareti;
tentacoli; orecchi stormiscono filigrana; pressioni sanguigne sventolano;
parentesi tonde, evado da ogni parte).

[1] Nuovo conio da romice /Rumex), o lapazio, pianta erbacea perenne delle poligonacee.

[2] Athän, scritto cioè in una forma antiquata già messa alla berlina da Georg Ch. Lichtenberg quasi due secoli prima.

[3] Sfere luminose di diametro variabile, ferme o in moto, ravvisabili durante i temporali.

[4] Cfr. Friedrich de la Motte Fouqué, Der Zauberring (1813), cap. VII.

[5] Cfr. Wilhelm Schmidtbonn, Der Pelzhändler (1926), cap. V, dove un maestro all’imbrunire, invece di accendere la lampada, ritaglia e fissa alla parete un disco bianco.

[6] "Edle Einfalt und stille Größe", in Johann J. Winkelmann, Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauer-Kunst (1755), citato da Lessing giusto all’inizio del suo Laocoonte (1766).








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 6 marzo 2011