Benedette parole

Tiziano Scarpa



Di nuovo sul treno
sabato ventisette ottobre
alle quattordici e cinquantotto
Ancora Padova…
Sembra che io vada sempre negli stessi posti
ma è solo perché non ho avuto tempo
di scrivere i resoconti delle ultime settimane
Così adesso li recupero a memoria
A memoria o per associazione di idee:
per esempio la sala
dove farò il mio recital fra un’ora e mezza
Sala Carmeli
sarà sontuosa come lo era
l’Oratorio di San Filippo Neri a Bologna
dove abbiamo fatto un concerto Debora e io
il venti ottobre
una settimana fa
Un posto fantastico fantasmatico
fantasticato dagli architetti
Bombardato per metà
per metà ricostruito
restaurato con integrazioni in mattoni e legno
cupole esplose
crollate e rifatte
con cerchi concentrici di assicelle

Nell’Oratorio bolognese in alto c’è una balaustra
incrostata di stucchi barocchi
che si specchia nella sua balaustra gemella
ricostruita in legno sulla parete di fronte
vede sé stessa stilizzata sagomata nuda
Mi sono perso a immaginare
come sarebbe l’Oratorio
se fosse stato tutto raso al suolo
e ricostruito per intero in legno
Ho immaginato tutta Bologna
tutta l’Italia
rase al suolo e ricostruite in legno
identiche le forme
sagomate stilizzate
da un designer scandinavo
che possibilmente ridisegni anche la nostra mente
disincrosti la mentalità italiana

Durante le prove sono rimasto incantato
a fissare la pala d’altare nell’abside e
sotto
Debora con la sua chitarra elettrica viola
e la pedaliera elettronica
Una donna che suona la chitarra elettrica
in un’abside barocca
Lo stemma più esatto
dell’Italia di oggi

Anche la sala dove farò il mio recital fra un’ora
la Sala Carmeli a Padova
è stata ferita
ma non dalla guerra
da un fulmine
Anche le mie parole
sono ferite
bombardate
fulminate
dal peggiore dei persecutori
io

La sera dopo il concerto all’una
Bologna era piena di ragazzi
In piazza Maggiore ne ho visti due che si baciavano
O meglio lei baciava lui
Lei in cappottino verde capelli lunghi
Lui zazzeretta corta il bavero della giacchetta tirato su
da guappo
lei affettuosa e languida
lui scostante e freddo
come il più classico dei cliché
nella divisione dei ruoli
maschile femminile
Poi guardo meglio
erano due ragazze

La mattina dopo
in una cappelletta laterale ombrosa
a Santa Maria della Vita
di fronte a Maria di Cleofa e Maria Maddalena
con le bocche di terracotta spalancate urlanti
nel Compianto sul cristo morto
di Niccolò dell’Arca
Debora era la visitatrice perfetta
la compagna che quelle statue aspettavano da secoli
faceva parte del compianto anche lei
solo che non ha avuto bisogno di Niccolò
si è modellata da sé
Conosce le sorgenti i punti ciechi
delle urla
sa dove nascono come si attraversano
si tuffa nelle urla le trascende
sa come trapassarle sa cantarle

Mi sono dimenticato di raccontare di Latisana
il sette ottobre
alla cerimonia finale del premio letterario
in una serata greve di pioggia
Lo sapevo che non avrei vinto
ma ci sono voluto andare lo stesso
ho fatto sette ore di treno
Terni Roma Mestre Latisana
perché era la prima volta
che una giuria sceglieva un mio romanzo
nove anni dopo il premio Strega
Per le giurie letterarie italiane
i miei libri sono rimasti agli arresti domiciliari
nove anni
benché sia evidente
che il Geco e il Gufo sono i miei romanzi migliori
ma dovevano scontare il premio Strega
è comprensibile
Adesso a quanto pare i miei libri hanno ripreso
piano piano a godere dei diritti civili
La cerimonia è stata divertente
grazie a Patrizio Roversi presentatore
in contrappunto comico con Davide Riondino
che leggeva brani dei libri finalisti
Riondino mi ha impressionato
magistrale poetico incisivo
scolpiva in aria con la voce le pagine che leggeva
dentro la scatola del palcoscenico
Fra le battute di Patrizio e Davide
e le interviste agli otto finalisti
due ore sono volate
Gli organizzatori hanno fatto la mossa giusta
a invitare Roversi e Riondino
intelligenti e lievi
spassosi e profondi
È venuto il mio turno
sono salito sul palco anch’io
per qualche minuto
Alla fine della breve intervista
sono tornato a sedermi in platea
in mezzo a Marco Balzano e Roberto Plevano
Roberto mi ha detto che avevo un atteggiamento curiale
La sua schiettezza mi ha spiazzato
ci eravamo conosciuti da un’ora
e lui era già lì a sussurrarmi
che a vedermi sul palco gli ero sembrato un monsignore
E va bene
Io vi benedico
o parole
vi benedico una per una
vi benedico attraverso voi stesse
tramite voi stesse
grazie a voi stesse
vi aspergo di voi stesse
da dentro e da fuori
benedette parole


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pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 16 novembre 2018