Il metabolismo della mia anima

Tiziano Scarpa



Questa volta sono a casa
di sera dopo cena
sono le ventidue e trentanove
di martedì ventitré ottobre
qui a fianco ho l’agendina
aperta sulla pagina di questo mese
ricapitolando dove sono stato
Per un motivo o per l’altro
certi incontri non ho potuto descriverli in diretta
voglio vedere che cosa mi ricordo
di questo gorgo di facce nuove
a pochi giorni di distanza

Comincio a essere un po’ stanco
non fisicamente
proprio spiritualmente
Dopo circa venticinque incontri
in poco più di un mese
sono in grado di dire come funziona il metabolismo
della mia anima

Funziona così:

Si prende un treno
si arriva in una città
si fa conoscenza con un libraio o una libraia
con un bibliotecario o un’organizzatrice di concerti ecc.
Dopo un po’ ci si dice “diamoci del tu”
Si fa l’incontro il concerto il recital eccetera
Poi quasi sempre si va a cena con varie persone
Ci si ritrova in sei o sette intorno a un tavolo
Il vino e a volte una grappa incoraggiano le confidenze
ci si racconta cose vere
nel tepore della fiducia e dell’alcol
Verso mezzanotte ci si saluta
e io so che quelle persone
non le rivedrò
o se le rivedrò
sarà fra qualche anno
ma alcune non le rivedrò
mai più
eppure appena un’ora prima
erano lì a raccontarmi
del figlio
di una passione d’amore
dei loro segreti di lavoro
di un’esperienza sconvolgente
Si aprivano con fiducia
perché sentivano che eravamo fra simili
come una setta
nel nome della comune devozione per i libri
Eppure niente non li rivedrò

Il giorno dopo
tutto ricomincia da capo
una nuova città
un nuovo libraio o libraia
una nuova bibliotecaria o un organizzatore di concerti
Dopo un’ora: “ci diamo del tu?”
Poi la fiducia le confidenze
intorno a un tavolo
eccetera
e a fine serata
il distacco
lo strappo
probabilmente per sempre
Poi il giorno dopo di nuovo il tu la fiducia le confidenze
con persone nuove
e poi di nuovo il distacco
lo strappo

Dopo una dozzina di questi affondi nell’amicizia
seguiti da distacchi da strappi
amicizia
e strappi
amicizia
e strappi
l’anima non ce la fa non regge
ne esce spossata
Sono tanti piccoli addii
un giorno dopo l’altro
una serata dopo l’altra
assomigliano a tante morti in miniatura
si sommano
si accatastano in un unico grande rammarico
per tutte queste persone
che non rivedrò

Le tappe a Bologna alla libreria Modo Infoshop
a Reggio Emilia al Punto Einaudi e al locale Rebell
a Bergamo alla libreria Palomar
a Catena di Villorba all’auditorium di Fabrica
non ho avuto modo di raccontarle dal vivo
Vediamo che cosa mi torna in mente
a parte se c’era poca o tanta gente
se le librerie arrancano o si espandono
se si finisce a parlare di quanto si lavora gratis

Ho conosciuto (non dico in quale di queste città)
un uomo sulla quarantina che fino a pochi anni fa
faceva il revisore contabile
e un giorno si è svegliato dicendosi
“ma io voglio passare la vita così?”
Si è licenziato
si è iscritto a un master in creatività
(“ma allora funzionano!” ho commentato io incredulo
perché sapevo già come andava a finire la storia)
Ha ideato un oggetto
ne ha fatto un prototipo
e ha battuto palmo a palmo la regione
in furgoncino avanti e indietro giorno per giorno
quattrocentocinquantamila chilometri
cercando chi gliene ordinasse qualche pezzo
Mostrava il prototipo
e un foglio A4 con i modelli disponibili
I grossisti e i negozianti gli chiedevano
“e il catalogo”?
E lui sventolando il foglio A4 diceva “è questo qua!
Ma quelli mi guardavano in faccia
facendomi sentire un povero sprovveduto
Così ho capito
che non importa se hai un buon prodotto
Non basta
Devi averne tanti altri
tutti diversi
L’importante
è fare catalogo”
E così ha fatto
Ha fondato un’azienda
che in pochi anni ha messo su
un catalogo di mille prodotti
Adesso li vende in milioni di pezzi
Quindi il mondo
prolifera per questo
perché una cosa sola non basta

Le cose esistono
per fare catalogo

Ho incontrato una artista
che mi ha fatto visitare il suo studio
mi ha mostrato in poche ore
le opere della sua vita
Non è la prima volta che mi succede
di fare queste visite biografiche
negli studi degli artisti
e quello che è strano
è che spesso gli artisti
nel descrivere le loro opere
nel raccontare il loro sviluppo
trasformano le loro opere
in un protagonista unico
dicono cose tipo
“poi negli anni il rettangolo si è smussato
e a poco a poco è diventato tondo”
oppure “poi il giallo si è ritirato
per lasciare spazio al viola”
oppure “poi la performance dal vivo
è andata ad abitare nei video”
Ne parlano come se ci fosse un’unica opera d’arte
soggiacente a tutte le loro opere
anche se sono tantissime opere diverse
per gli artisti formano un organismo fluido e metamorfico
un essere indipendente
che decide da sé come e quando cambiare
che da rettangolo decide di diventare tondo
che da giallo decide di diventare viola
che da performance decide di diventare video
e l’artista non può che prenderne atto
come se nella sua vita
non esistesse progetto
ma solo accadimento
non esistesse ipotesi
ma solo verifica
non esistesse potenza
ma solo atto
non esistesse pensiero
ma solo fatto
non esistesse io
ma solo gli altri

A una studentessa di medicina
appassionata di poesia
che si chiama Margherita
e al suo ragazzo
dopo un recital ho fatto una confidenza
minuscola ma per me abbastanza enorme
le ho detto che quel giorno mi era venuta in mente
una parola migliore
per una certa frase
in una certa pagina
di un certo mio libro
che lei mi stava chiedendo di dedicarle
e le ho scritto a penna la variante sulla sua copia
correggendo la parola stampata
Mi ha veramente toccato la sua reazione
ha capito quanto fosse importante per me
quella confidenza
Così dalle parti di Bologna
una certa Margherita e il suo ragazzo
adesso possiedono l’unica versione
provvisoriamente definitiva
per il 99,97% stampata
e per lo 0,03% scritta a penna
di un certo mio libro
Agamben dice
che le opere non si finiscono
si abbandonano
Il problema è che sono loro che non abbandonano noi
vengono in mente varianti
correzioni
miglioramenti
quando è troppo tardi
Nel mio caso
le opere mi inseguono
sono le mie stalker
io sono vittima di bullismo letterario
da parte dei miei libri
scappo di casa
vado in giro per l’Italia
ma le mie opere mi aspettano mi tendono agguati
salgono sui leggii
mi saltano addosso sul palco
mi fanno assumere intonazioni gesti posture
mi attraversano dalla testa ai piedi
si fanno leggere ad alta voce
si fanno proclamare
mi fanno risuonare
mi fanno vibrare


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14 settembreLe cose belle le posso descrivere solo da un punto di vista brutto.

15 settembreUfficio Collocamento Estranei-Intimi.

16 settembreUn ponte levatoio di parole fra le persone.

18 e 20 settembreThis is so Italian! La nostra bocca viva per parlare deve usare le parole dei morti.

21 e 22 settembreSe la poesia è un altro modo di stare nel linguaggio.

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28 settembreAndate a farvi fottere parole scritte.

30 settembreDieci minuti di cittadinanza aumentata e un istante di stupore.

1 ottobreIl nostro destino di albergatori e ristoratori e guide turistiche.

4 ottobreL’effetto doppler dei significati che si allontanano.

5-7 ottobreQuella parte dell’Italia contro cui mi batto da una vita.

6 ottobreCome ho vissuto la mia morte.

14 ottobreUn corpo dopo l’altro venuti dalle profondità del tempo.

13 ottobreFallo per Girgidonia.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 10 novembre 2018