Assentarsi

Federico Ferrari



G. Courbet, "Panorama delle Alpi" (1876 circa, dettaglio)

Credetemi, voi che vi affaccendate per esserci, per presenziare, per affermarvi, per lasciare un segno, per essere ricordati, voi, voi tutti, lacchè dell’esistenza e uomini di buona volontà, credetemi, è tanto più bello assentarsi, togliere il disturbo, smettere di apparire, farsi dimenticare, lasciare la presa. Divenire assenti, trasparenti, inconsistenti.
Non potete nemmeno immaginare quale straziante sensazione di certezza, di solidità, dia non esistere più per nessuno, non avere più nessuno che venga a cercarti. Sprofondare nell’oblio del tempo, oggi. Morti viventi.
Assentarsi, da voi e da se stessi. Da quella massa informe che è l’identità sociale di ognuno di noi, quella costruzione insignificante che è la nostra professione, il nostro curriculum, la nostra Opera, la nostra fama da pezzenti.
Guardarsi e non vedere più niente, non sapere più niente di sé. Chiedersi chi si abbia davanti; anzi, non vedere proprio nessuno davanti a sé, nemmeno quando si guarda il proprio volto allo specchio, quando ci si guarda negli occhi degli altri.
Come un puntino nero in una distesa di bianco, ecco, così mi piacerebbe scomparire. Assentarmi. Divenire bianco su bianco, scivolare nel silenzio del colore. Forse solo così potrei davvero essere io.

Monte Cervino, novembre 2018








pubblicato da j.costantino nella rubrica racconti il 9 novembre 2018