Parlare la lingua del nemico

Tre interventi di Lorenzo Pavolini, Andrea Inglese, Paola Capriolo



Avevo ricevuto insieme a una lista di destinatari il primo invito alle manifestazioni europee del 13 ottobre scorso contro i nazionalismi. Perciò alla stessa lista di persone ho mandato il mio articolo La guerra asimmetrica dei nuovi fascisti. Ho ricevuto alcune risposte, brevi o più articolate, tutte interessanti. Ne ho già pubblicate due: quella di Antonio Moresco, intitolata Il rischio dell’invenzione, e quella di Franco Buffoni, L’odio del Bullo.
Eccone altre tre, che raggruppo perché sono molto brevi, messe in ordine di ricezione. Ovviamente le pubblico con il consenso degli autori, che ringrazio. [T. S.]


Lorenzo Pavolini
“Però a qualcosa serve continuare a parlarci”

La sproporzione e l’asimmetria dello scontro, per come li hai descritti Tiziano, ricordano i pochi fascisti determinati a tutto contro le masse socialiste nel biennio rosso, con relativamente rapido rovesciamento e travaso; ricordano le scarse pedine stragiste nella strategia della tensione contro le allegre masse sessantottine, e anche qui con relativa dilagante reazione; ricordano una società inchiodata, da un secolo e oltre, allo spettacolo di pochi esaltati, anche quando si trattava del buon Garibaldi e i suoi poco più che 1000 followers. Il buon senso, l’azione partecipata, composta e civile, la passione per la conoscenza, per la complessità e la consapevolezza fanno poca audience, non ci piove. Figuriamoci se poi viene da persone che pubblicano libri. Però a qualcosa serve continuare parlarci, vero?


Andrea Inglese
“Non ci si può limitare a pensare e agire eternamente di rimbalzo”

E per altro, di questa guerra asimmetrica (“attira più telecamere un saluto fascista – o un insulto razzista – che duecento persone democratiche in piazza”), spesso ci facciamo “noi” pure complici sui social, divenendo amplificatori di qualche piccolo gesto o frase infame; sembra che, a un tratto, se uno non addita una per una tutte le cazzate di Salvini & company, si senta meno combattivo e impegnato. Certo, non si tratta di ignorare la gravità e la matrice neofascista o razzista di certi comportamenti, anche di personalità politiche che sono oggi al governo. Ma non ci si può limitare a pensare e agire eternamente di rimbalzo. Anche perché la sinistra istituzionale si è immiserita nello scontro con Berlusconi anche in virtù di questo meccanismo. Ormai dovremmo avere fatto tesoro di quella esperienza. Quindi la tua riflessione, Tiziano, è anche utile in questa prospettiva; non saprei dire, poi, quanto in Italia la battaglia per un giornalismo più responsabile su questi temi sia già persa o meno...


Paola Capriolo
“Chi accetta di sostituire la propria lingua con quella del nemico è già sconfitto”

Caro Tiziano, cari amici,
scusate, ma condivido l’analisi soltanto a metà. La potenza dirompente della propaganda di un Salvini non sta soltanto nella sua valenza “trasgressiva”; sta anche, o forse ancora di più, nel proclamare ad alta voce, o addirittura sbraitare, concetti che l’uomo della “maggioranza silenziosa” coltivava da sempre senza osare esprimerli apertamente. È una patente di legittimità accordata improvvisamente agli istinti peggiori di un popolo: non credo che nemmeno Alessandra Mussolini, solo un anno fa, avrebbe osato parlare di “apologia dell’antifascismo” come se si trattasse di un crimine perseguibile. Ora siamo a questo; e di fronte a una massa di elettori che vota “con la pancia” (il che, in molti casi, equivale a dire: “con il portafoglio”), temo che non si tratti soltanto di rispondere a provocazione con provocazione. Noi siamo depositari di una decenza etica, estetica, intellettuale, che oggi sembra condannata alla sconfitta, ma della quale dobbiamo continuare a dare testimonianza. Pensate al caso del PD: è stato così proficuo, per quel partito, piegarsi a imitare il linguaggio di Berlusconi? Insomma, non lasciamoci salvinizzare. Insistiamo, anche di fronte a questa barbarie, nel sano e fermo uso della ragione critica. Chi accetta di sostituire la propria lingua con quella del nemico è già subalterno, sconfitto.
Buona serata a tutti








pubblicato da t.scarpa nella rubrica condividere il rischio il 9 novembre 2018