Il museo che apre le porte ai clochard

Antonio Tricomi



Napoli non è solo bellezza e cultura. Napoli è anche condivisione, sperimentazione. Lo sa bene Paolo Giulierini, l’attuale direttore, che in pochi anni ha trasformato il Museo Mann in un luogo di accoglienza riuscendo anche a lanciarlo in vetta alla classifica dei musei più visitati d’Italia. Da oggi in poi i senza tetto troveranno tra le statue classiche riparo ma anche un lavoro e un modo per provare a rientrare nella società.

S.G.

Satiro dormiente. Statuetta in bronzo ritrovata nella Villa di Papiri di Ercolano - Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN)

Domenica mattina a Napoli, pioggia battente e un freddo improvviso.
Davanti all’ingresso del Museo archeologico nazionale, il Mann, c’è un lenzuolo bianco e sotto il lenzuolo un corpo senza vita.
È uno dei tanti homeless che si muovono come spettri, spesso senza neanche aspettare il calare della sera, nella strade intorno al museo.
Molti dormono sotto il porticato della Galleria Principe di Napoli.
L’uomo si chiama Raffaele ed è morto per cause naturali. Ma l’immagine è troppo forte, racconta troppe cose. Un "invisibile" va a morire davanti all’ingresso del museo dei record: negli ultimi anni il Mann, sotto la guida di Paolo Giulierini, è diventato uno dei simboli della città colta e amante del bello, sempre pieno tanto di napoletani che di turisti. Nei primi dieci mesi di quest’anno ha registrato il 18 per cento di presenze in più rispetto dal 2017, e il futuro promette ulteriori successi.

Ma Napoli, ovviamente, non è soltanto bellezza e cultura.

C’è anche un’altra città, quella degli ultimi, dei senza nome.
A questa si rivolge ora, toccato dal dramma di Raffaele, il direttore del Mann. È necessario, dice Paolo Giulierini, «allearsi con tutte le forze cittadine per aiutare costantemente i giovani e più deboli, facendo assumere sempre più un ruolo sociale al nostro Museo». Non solo buone intenzioni ma proposte concrete, formalizzate nel progetto "Casa Museo". Già da tempo il Mann ha chiesto al Comune di Napoli la gestione di quattro locali affacciati proprio sotto il porticato dei clochard.

Saranno la sede di attività volte al coinvolgimento nelle attività del museo dei senza casa. Che saranno sostenuti «non solo raccogliendo fondi per l’acquisto di brandine e biancheria — spiega ancora Giulierini — ma coinvolgendoli progressivamente, nelle forme previste dalla legge, nelle attività museali». Nella canzone di Enzo Jannacci El purtava i scarp del tennis il clochard, anzi il barbùn, che viene trovato morto in strada viene ulteriormente offeso dalla gelida, quasi sprezzante indifferenza dei passanti. Il dramma di Raffaele trova un’accoglienza diversa: lo staff del Mann aveva già da tempo lanciato segnali di sensibilità nei confronti della difficile realtà urbana che circonda il bel museo dei record. «Si deve pensare — insiste Giulierini — prima agli uomini e poi al patrimonio, prima all’umanità e poi alla bellezza».

L’articolo è apparso il 7 novembre sulle pagine di Repubblica Napoli








pubblicato da s.gaudino nella rubrica condividere il rischio il 9 novembre 2018