Come ho vissuto la mia morte

Tiziano Scarpa



A Terni il sei ottobre due ore dopo la mia lettura
siamo andati in un teatrino ai margini della città
abbiamo ascoltato Mariangela Gualtieri
leggeva le sue poesie e
sorprendentemente
anche quelle di Giovanni Pascoli
Leggeva vestita di nero
al centro della scena nera
sul palco nero davanti al fondale nero
dentro una luce bianchissima
e dentro quel bulbo di luce c’era la sua voce
mormorata nel microfono
un’intimità pubblica
un caldo grembo collettivo
abbacinato nel cuore del buio
e dentro la sua voce calma e inflessibile
c’eravamo noi spettatori
A cena era seduta davanti a me
sapeva ridere di cuore a battute e storielle
ma quando parlavamo
di persone e cose che ci emozionano
nei suoi occhi si intensificava quella scintilla
febbrile e accogliente
sciamanica e amichevole
quella scintilla che non dimentica mai
che c’è qualcos’altro
che non è tutto qui
che l’altrove è presente

Ed ecco come ho vissuto la mia morte
la mattina dopo
da sveglio
a occhi aperti

Quindici minuti per cambiare treno
Ero sull’intercity da Terni
il ritardo cresceva
sei minuti nove minuti tredici minuti
“cazzo ho solo due minuti per cambiare”
mi preparo vicino alla porta del vagone
Dal finestrino
mentre il treno rallenta entrando in stazione
vedo un sottopassaggio
decido che invece di andare fino in testa al binario
mi infilerò lì sotto
una scorciatoia per risparmiare tempo
Mi compiaccio
di avere avuto questa bella pensata
Scendo al binario due
corro nel sottopassaggio vuoto
corro con zainetto e valigia
nel tunnel
di fianco a me uno dopo l’altro
sfilano le imboccature con le rampe per salire alle piattaforme
Binari 4-5
Binari 6-7
Binari 8-9
Eccola la mia uscita
Binari 10-11
Corro verso l’alto sulla rampa salgo in superficie
Vedo il mio treno mi avvicino
Premo il bottone di apertura
il portellone obbedisce scorre si spalanca
valigia e carcassa cinquantacinquenne hop
salto su
Ce l’ho fatta!

È il vagone undici
sono salito sull’ultimo vagone in coda al treno
devo raggiungere il mio
che è parecchio più in là
poco male
l’importante è che io sia salito
Questo vagone è vuoto
si vede che a quest’ora nessuno parte da Roma per Mestre
Però è vuoto anche il vagone dieci
proseguo
anche il nove è vuoto
C’è qualcosa che non va
Dal finestrino vedo di fronte a me il mio treno
quello giusto
che quando sono salito non avevo notato
perché era coperto da un pilastro molto largo
Ho sbagliato binario ho sbagliato treno!
Faccio per scendere
Premo il pulsante
ma la porta non risponde
è bloccata
fuori vedo un signore grasso col cappellino a visiera
sembra americano o australiano
Batto il pugno sul vetro
per attirare la sua attenzione
mi guarda non sa che farci
Cammino attraverso un vagone dopo l’altro
un vagone dentro l’altro
fino alla testa del treno
è tutto vuoto
sembra enorme vasto in lungo e in largo
Non mi ero mai reso conto
di quanto fosse mastodontico un treno
Guardo di nuovo fuori dal finestrino
dell’ennesimo portellone bloccato
vedo due ferrovieri
sono seduti su una panchina di pietra
batto sul finestrino per farmi notare
Mi notano mi guardano esterrefatti
“che cazzo ci fai lì?!?” dicono le loro facce senza sonoro
Il treno comincia a muoversi
oddio dove va dove mi portano
Arrivo al locomotore
È inaccessibile
non mi rendo conto che quello non è più il locomotore
perché è diventato la coda del treno
semmai dovrei andare nella direzione opposta
dall’altro capo del treno
visto che qui a Roma Termini
ha invertito la direzione di marcia
Sono nel marasma totale
mi trovo nel vagone più chic
con poche poltrone morbide e grandi
sembrano sbeffeggiarmi
il lusso fuori di me
il caos dentro di me
Mi siedo anzi mi butto a sedere
su quella comodità completamente inutile
Penso cerco di pensare
Mi sento un isterico pazzo
che avrebbe bisogno di qualcuno accanto
una persona posata razionale
che lo tiri fuori dal panico
Non essendoci nessuno
mi scindo e trasloco più che posso
nella persona posata

Intanto il treno va
esce dalla stazione
Non posso farci nulla
Dove mi portano?
Sono morto
Essere morti è così
Prigionieri di un treno vuoto
che corre su binari
inesorabili
sulle rotaie della necessità
Non sapere chi lo guida
Non sapere dove sta andando
Non poterci fare nulla

Mi viene in mente che l’unica cosa da fare
è telefonare
Mi alzo in piedi giro guardo dappertutto
leggo gli adesivi applicati nel vagone
Non ci sono numeri di emergenza
Li cerco su google
la Stazione Termini avrà pure un centralino!
ma quando clicco sul link
mi viene fuori sempre la stessa pagina
“benvenuti sul portale frecciarossa”
anche se il link prometteva un altro sito
esce fuori sempre e soltanto
“benvenuti sul portale frecciarossa”
Benvenuti un cazzo!
Non ho la prontezza di spirito
di capire che il mio telefono
è stato agganciato dalla rete wifi del treno
e visualizza sempre soltanto la stessa pagina
sempre e solo quella
Per fortuna un righino del motore di ricerca
mi mostra un numero
Mi sforzo di impararlo
anche se la mia mente è in pappa
lo ripeto a memoria cinque volte
me lo dètto lo digito
mentre il treno mi sta portando non so dove
Nel telefono si sente uno squillo elettronico remoto
Risponde una voce della mia specie
un essere umano
una donna
la travolgo:
“Pronto sono rimasto intrappolato dentro un treno vuoto
Non so dove mi stanno portando
sono salito per sbaglio a Roma Termini
Le uscite si sono bloccate non ho potuto scendere
Mi aiuti la prego
Sono prigioniero!”
dico proprio così
“sono prigioniero!”
La voce di donna risponde
“Non posso fare nulla
non ho numeri da darle
questo è il servizio per vendere biglietti all’estero”

Sono spossato
fradicio di sudore
Intanto il treno corre fuori dalla stazione
attraversa Roma
E se dovesse finire in una stazione lontanissima
su un’altra linea un’altra destinazione?
Se magari sta andando al sud?
Se mi ritrovo a Benevento o Taranto
senza riuscire a fermarlo?
E io che ero così contento
era tutto perfetto
ero perfino riuscito ad anticipare di un giorno
il mio recital di Terni
per essere presente a Latisana
in Friuli
e invece
magari sto andando dall’altra parte d’Italia
rimarrò qui dentro per ore
non scenderò più!

Mentre penso le cose peggiori
il treno si ferma
Mi alzo corro al portellone d’uscita
si accende la lucina verde
come il messaggio di un burocrate del paradiso
o del computer di bordo hal novemila
Premo forte il polpastrello sul pulsante lo schiaccio
Si apre
Scendo

Piove

Il
cielo

Mi lascio bagnare
con voluttà

Dove cazzo sono?
Una stazione brulla
senza tettoie senza pensiline
un marciapiede stretto
Sarò sceso dalla parte giusta?
Chissenefrega
sono libero!
Sento battere da un finestrino
da dentro il treno
Oddio è un incubo non-euclideo
a scatole cinesi pluridimensionali reversibili
Adesso che sono sgusciato fuori
per compensazione si è creata una nicchia topologica
dove è rimasto intrappolato qualcun altro
Invece esce il portellone si apre
esce un signore molto distinto
in divisa blu
è il capotreno
“ah è lei quello che è rimasto chiuso dentro
I colleghi hanno chiamato
ci hanno avvertiti
ma ormai il treno era in movimento
non potevamo tornare indietro”
“Ma dove siamo?”
“A Roma Prenestino”
Mi chiedo se mi multeranno
se mi denunceranno
per interruzione di pubblico servizio
“Le è andata bene
poteva ritrovarsi al deposito sulla Salaria
da lì sì che è complicato tornare indietro”
Mi tiene sotto il suo ombrellino
anche se così gli resta fuori mezza spalla e si bagna
Fa una telefonata
dice a qualcuno di venirlo a prendere
Usciamo dalla stazione
arriva un pullmino
Il capotreno mi dice di salire
è il pullmino riservato ai ferrovieri
che li riporta a Termini a riprendere servizio su altri treni
Il conducente si stupisce un po’
il capotreno gli spiega la situazione
Passiamo attraverso un deposito
protetto da sbarre bianche e rosse
salgono altri ferrovieri che mi guardano incuriositi
tutti gentilissimi
“Succede” minimizzano
“Quante persone al giorno
passano alla Stazione Termini?” chiedo io
“Quasi mezzo milione”
“Be’, è statistico, no?
Su mezzo milione
Ce ne dev’essere per forza uno
almeno uno al giorno
Oggi il coglione del giorno
sono io”
Scendendo dal pullmino
li ringrazio ancora
salutandoli dico
“Se da oggi in poi qualcuno
osa parlare male dei ferrovieri
lo uccido con le mie mani
lo trucido sanguinosamente”
e faccio proprio il gesto di affondare una spada
“Vedi
– dice ridendo il capotreno elegante al suo collega –
abbiamo seminato bene!”


Altre puntate:

13 settembreVita da manager e agente e segretario di me stesso.

14 settembreLe cose belle le posso descrivere solo da un punto di vista brutto.

15 settembreUfficio Collocamento Estranei-Intimi.

16 settembreUn ponte levatoio di parole fra le persone.

18 e 20 settembreThis is so Italian! La nostra bocca viva per parlare deve usare le parole dei morti.

21 e 22 settembreSe la poesia è un altro modo di stare nel linguaggio.

27 settembreAlghe carnivore e polipi pallidi.

28 settembreAndate a farvi fottere parole scritte.

30 settembreDieci minuti di cittadinanza aumentata e un istante di stupore.

1 ottobreIl nostro destino di albergatori e ristoratori e guide turistiche.

4 ottobreL’effetto doppler dei significati che si allontanano.

5-7 ottobreQuella parte dell’Italia contro cui mi batto da una vita








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 30 ottobre 2018