Corpo

Tiziano Scarpa



Le mie palpebre sono due ghigliottine che tagliano la testa alla luce.

I miei testicoli sono due globi oculari di riserva.

I miei nervi sono i fulmini del mio corpo.

Sono appeso ai miei tendini come un ginnasta agli anelli.

Quando cammino, la mia testa se ne sta assisa sulla portantina.

Dal mio collo a cilindro è uscito a sorpresa il coniglio della mia testa.

Sui due emisferi del mio culo è tatuato il mappamondo.

I mie capezzoli sono due dischi volanti parcheggiati sul petto.

I miei piedi si mascherano con dei passamontagna puzzolenti.

Spudorato, il mio viso si mostra sempre nudo. Il mio viso è uno sfacciato.

È sempre lo stesso brufolo che si reincarna uno spropositato numero di volte.

I miei nei sono costellazioni di buchi neri.

Le donne dipingono sulle unghie lo stemma araldico del loro sesso.

I talloni delle donne guardano il mondo dall’alto in basso.

Per la degustazione dei miei baci non è richiesto il diploma da sommelier.

Attorno al mio sesso cresce una folta criniera da pecora nera.

Il mio corpo esplode al rallentatore, si espande in una raggiera di peli.

Mi stiracchio: i miei muscoli sbadigliano.

La mia schiena è sostenuta da una colonna formata da una pila di capitelli.

Sono un nano sulle cui spalle sta seduta una pila di giganti.

Le mie ossa sono il partito conservatore del mio corpo.

Respirare tutta l’atmosfera, carbonizzandola.

Il mio naso volta le spalle al profumo del cielo.

L’odore è l’anima delle cose.

Farsi venire il fiatone, frammentare il vento, drammatizzandolo.

Giunte al bivio dei miei occhi, le immagini non sanno decidersi, si dividono in due.

Nelle mie orbite covo due uova.

Il mio sguardo sbatte contro il vetro dei cristallini, la mosca vuole uscire dalla finestra.

Faccio mulinare lo sguardo, sciabolo le immagini.

Le mie sopracciglia sono due scolopendre dai fianchi sinuosi.

Due millepiedi si dimenano sopra i miei occhi.

Le mie braccia sono due code che mi sono cresciute di lato.

Le mie mani sono due animali innestati sul mio corpo.

Quando prego, intreccio le mani, rivolgo a dio le parti di me stesso che mi conoscono meglio.

Frugando nel mio ombelico, non si cava un ragno dal buco.

Questa pagina l’ho scritta tutta con i mignoli.

Da Corpo, Einaudi tascabili, 2011.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 3 marzo 2011