Libro nero dei vivi

Damiano Scaramella









Dopo non si può, tornare
vivo in mezzo ai vivi
carne in mezzo al branco, non si può
credere né al cielo né alla terra,
alla molecola al tuono al temporale,
quando hai visto dopo non si può
più fare pace con i morti.

Vivere sarà
guardare questa piazza, dire ecco
l’istantanea fredda di una cartolina,
un’altra cosa triste edificata lì per il tuo sguardo,
osservare da lontano la disgrazia, mentre cade
come un insetto all’improvviso dalla pergola
sul collo, un cadavere scappato per errore,
– osso e organo e bitorzolo,
ed ecchimosi e grumo di sangue e di sale –
al fuorionda del telegiornale.

Era, in via della Sila.
L’uomo distratto, forse ubriaco, perso in un sogno.
Attraversava, lei, la strada della sera
dove la luce frombola di sbieco nel tramonto.
Col manto rosso l’attraversava, come in una fiaba,
col passo lungo dell’antilope nel bosco.
Volò fino al marciapiede opposto – un colpo secco,
mille pezzi tenuti dentro insieme
dalla pelle, come tanta inutile ferraglia dentro un sacco.
Aveva quattro anni.
Ho pianto come al cinema davanti a un film
scadente, girato male, da quattro soldi.


***




Entrano
a fiotto, a zampillo, a grandine, a centomila,
col cappio stretto, coi piedi legati al mattone,
con l’unghia nera entrano, a luccioli, a trucioli, a bricioli,
a pezzettini, cartilagini e ossa, come il dente del cavallo
sulla breccia dell’ammazzatoio, come
il dente del bambino spezzato sotto il muro,
come il dente entrano
nella gola spezzata dal bambino contro il muro.
Per la porta divelta, rapinata, abbattuta,
col cranio sfondato, col ferro in mano
come un terrorista entrano, come un cane affamato
nel parco giochi dei bambini, come il calabrone nel fiordaliso
e l’aspide e la mosca e l’upupa e la salamandra velenosa.
Come la biscia che morde la mano nel legname per il camino.
Per miracolo entrano, per ommarìa, per apriti cielo,
per ingiuria o solo
per maledizione.
«Beati voi» ha detto, e un occhio gli è caduto sul palmo della mano.
«Beati voi, che vi entrano a solletico, a carezza, a fiumiciattolo,
a primavera, a balsamo, ad acquerugiola.»








pubblicato da r.gerace nella rubrica poesia il 27 ottobre 2018