Dieci minuti di cittadinanza aumentata e un istante di stupore

Tiziano Scarpa



Arrivato a Genova due ore fa
adesso sono le quattordici e dodici
di domenica trenta settembre
sono seduto nella Sala del Camino
di Palazzo Ducale
a Book Pride
fiera dell’editoria indipendente
Ascolto un dibattito
sulla situazione del romanzo in Italia
“non farò nessun nome”
dice il primo critico
Ieri ho fatto due incontri in un giorno solo
cerco di ricordarmi qualche dettaglio
e di scriverne oggi
ieri non mi è stato possibile farlo
perché nei tempi morti
dovevo studiare e scrivere
per preparare una relazione di lavoro
che farò domattina
Strano che io li abbia chiamati “tempi morti”
come se si potesse stare fuori dal recinto del tempo vivo
Non ti sopporto lingua italiana
non sopporto i tuoi modi di dire calcificati
mi fai dire cose con cui non sono d’accordo
“tempi morti”
Anche quando si legge o si scrive
si vive il tempo vivo
Comunque
Ieri sera ero alla libreria Punto Einaudi di Cremona
per uno dei diversi recital che porto in giro in questo periodo
diversi proprio nel senso che sono di vario tipo
(“io non li capisco più questi scrittori nuovi”
dice intanto il primo critico
“disse Thomas Hardy a Virginia Woolf
Noi siamo scrittori aristotelici
rispettiamo le sequenze temporali
Questi scrittori qui invece hanno rifatto gli orologi”)
a Cremona ho fatto una “Serata Bianca”
cioè ho letto poesie dalla Collezione di poesia Einaudi
alternate a qualche poesia dal mio libro Le nuvole e i soldi
(“disciplinamento della mimica diceva Franco Fortini”
sta dicendo il primo critico
e poi aggiunge “c’è quello che io chiamo
‘il romanzo fuori di sé’
che tenta di annettersi forme altre”
Poi il critico dice che i due poli estremi del romanzo
“sono l’autofinzione e l’archivio
Da un lato l’invenzione di fatti attribuiti a un personaggio
che coincide con l’autore che include sé stesso nel libro
Dall’altro lato l’uso di storie già esistenti
dalle quali l’autore si autoesclude”)
Dopodiché lì nella libreria Punto Einaudi di Cremona
c’è stata una discussione
sulla parola amore
che dentro di sé contiene il massimo di idillio
e il massimo di nequizia
(il secondo critico sta dicendo che quando si scrive
non si scrive mai da soli
perché
“se si scrive un romanzo si pensa a un personaggio
se si scrive una poesia si scrive a qualcuno
e anche pensando si pensa su suggerimento di una voce anteriore
Ma c’è un’altra presenza”
sta dicendo il secondo critico
“c’è la Signora Lingua Italiana
Si è costretti
o a far finta che non ci sia
o a tenerne conto
Ho il sospetto che la maggioranza degli scrittori italiani
non ne tengano conto”
questo sta sospettando
il secondo critico
che ha iniziato il suo intervento
dicendo che non è un lettore di romanzi italiani
non gli interessano
non è un lettore
è un sospettatore di romanzi italiani)
Ieri sera prima dell’incontro in libreria
sono andato a mangiare con la libraia di Cremona
e una sua amica
che ci raccontava che lei vive con suo figlio
di diciassette anni
ma non ha il problema di aspettarlo fino a tardi a casa la sera
perché lui viaggia in tutto il mondo
da camera sua
non è un hikikomori non è un recluso
Di giorno studia esce fa vita sociale
ma la sera connesso in rete
parla con amici in tedesco francese inglese spagnolo
amici sparsi in tutto il pianeta
(“la maggioranza dei ‘romanzi ben fatti’
sono fatti male
perché non tengono conto
della lingua italiana
perché chi li scrive non si pone un obiettivo artistico
ma solo quello di farsi un nome”
sta dicendo il secondo critico
sospettatore di romanzi)
In libreria ieri sera c’erano una ventina di persone
anche troppe
visto che in questi giorni a Cremona succede di tutto
c’è un festival della musica
e una settimana della moda
(“molti romanzieri italiani vivono la lingua italiana
come un impaccio”
sta dicendo il primo critico
“in una condizione che potremmo chiamare postmediale
utilizzando una categoria di Rosalind Krauss
ovvero di disagio verso il medium nel quale ci si esprime”
Almeno per il primo critico
non siamo tutti insipienti inconsapevoli
o cazzoni)
Non so se è stata una buona idea mettersi a scrivere qui
durante questo dibattito
non riesco a starci dietro
devo continuare il mio resoconto
della giornata di ieri
Ieri non sono stato soltanto a Cremona
prima ero stato anche a Brescia nel pomeriggio
Due incontri in un giorno
Comincio ad assomigliare a un politico in campagna elettorale
(“è cupa
è plumbea questa prevalenza del giallo”
sta dicendo il primo critico
e poi parla del rapporto dei romanzi
con la contemporaneità e la Storia
“i romanzi di oggi parlano di
fascismo
nazismo
prima e seconda guerra mondiale
campi di concentramento
Il problema è che la contemporaneità
non è considerata interessante
si preferisce raccontare
la tempesta di ferro e di fuoco
che è stato il Novecento
l’immaginario narrativo
sembra accendersi
solo grazie a una storia passata
che spinge a raccontare e mette voglia di farlo
perché è luttuosa
perché è drammatica
perché è sanguinosa
a compensazione del nostro tempo
che è considerato anemico”)
Per raggiungere questa sala
ho attraversato Genova a piedi
google maps mi ha indirizzato su via Prè
l’ho camminata tutta
piena di macellerie arabe
artigiani africani donne vestite di teli colorati
e canottierine alla moda
grugni mediamente ostili volti mediamente sereni
facce mediamente indifferenti
come dappertutto
Io trascinavo la mia valigia a ruote sul selciato
sarà perché era mezzogiorno e non di sera al buio
quando dicono che succeda di tutto
ma mi sentivo un turista uno straniero e contemporaneamente
un cittadino al sicuro nella sua patria
insomma ho provato una sensazione
di cittadinanza aumentata
così come si dice “realtà aumentata”
quando si parla di dispositivi tecnici
che aggiungono all’esperienza qualcosa in più
non voglio fare l’idilliaco il tollerante
né quello che gli bastano pochi minuti per capire le cose
dico solo come mi sono sentito
in quei dieci minuti in via Prè
trascinando la mia valigia a ruote
a Genova in Italia in mezzo a neri a nordafricani
alle loro botteghe che si dice non siano in regola
ho provato una sensazione di cittadinanza aumentata
mi sono sentito tre o quattro cose insieme
turista e italiano e straniero e l’insieme di queste tre cose
cioè tre o quattro qualifiche
tre o quattro categorie
in un corpo solo
Ma non va bene divago troppo
stavo raccontando di Brescia
Ieri pomeriggio a Brescia
è venuto a sentirmi Massimo Minini
grande onore
il grande gallerista e scrittore di aforismi
Abbiamo avuto il tempo di sederci ai tavolini del bar
di piazza Vittoria
mi ha raccontato le polemiche sulla statua fascista
di piazza Vittoria
statua detta “il Bigio”
che siccome però era ufficialmente chiamata L’Era Fascista
fu fatta a pezzi subito dopo la guerra
e da qualche anno è stata restaurata
ma non rimessa al suo posto
Eravamo in piazza Vittoria
questo l’ho già detto
lo ripeto per far capire
che eravamo seduti in una piazza fascista
vicino a edifici fascisti
a parlare di una statua fascista
che ancora suscita divisioni polemiche
perché l’Italia non si schioda da lì
parla di quello discute di quello scrive di quello
(“oggi i romanzi polizieschi
vogliono essere onnicomprensivi
vogliono fare analisi storiche sociali
un po’ come
se Agatha Christie avesse voluto essere Stendhal”
sta dicendo il secondo critico
con un sorriso disgustato)
Anche a Brescia
ho fatto una “Serata Bianca”
dedicata alla “Bianca”
come viene familiarmente chiamata
la Collezione di poesia Einaudi
o meglio pomeriggio bianco
visto che erano le tre del pomeriggio
sotto un grande tendone di plastica bianca
c’erano parecchie persone
perché come nei festival anche alle fiere del libro è così
la gente entra per caso nei tendoni in piazza
dà un’occhiata sente due mezze frasi
si ferma ad ascoltare
Io gettavo poesie ai quattro angoli del tendone
per catturare la gente incuriosita sulla soglia
menavo fendenti nell’aria
maneggiavo i versi come manici di reticelle
per acchiappare falene e calabroni
(“con lo stile semplice si possono ottenere ottimi risultati
non è necessario atteggiarsi a grandi letterati
o scrivere come Tommaso Landolfi
per scrivere un buon romanzo o un buon racconto”
sta dicendo il secondo critico
sospettatore di romanzi italiani
“Io ho una grande nostalgia della letteratura dei semicolti
che avevano un rapporto di soggezione
verso la lingua italiana
non la davano per scontata”)
Sotto il tendone di Brescia
ho letto le poesie di Ivano Ferrari sul macello
che hanno tantissimo spazio bianco intorno alle parole
spazio bianco stipato di guaiti urla
muggiti non scritti
e ho letto le poesie di Giovanna Rosadini risvegliata dal coma
dove lo spazio bianco intorno alle parole
è l’attrito da vincere
lo spazio massiccio e greve
dove le parole debbono farsi largo
incerte se sapranno mai riconquistarsi
un posto dove stare
dove dire

Non so se è stata una buona idea
fare questo resoconto pieno di interruzioni e parentesi
in diretta dalla Sala del Camino
dove i due critici
ciascuno a suo modo
uno di più uno di meno
stanno incaprettando i romanzi italiani di oggi
stanno facendo capire al pubblico
che non vale la pena di perdere tempo a leggerli
Vado a fare un giro fra gli stand degli editori
a piano terra
e scopro uno scrittore argentino che non conoscevo
si chiama Juan José Saer
morto nel 2005
Mi faccio consigliare dall’editore
quali scegliere
compro due romanzi
Ora però sono seduto in un’altra sala
davanti a un altro incontro
(“io ho un rapporto verso il linguaggio
come uno schiavo verso il suo padrone”
dice Orso Tosco
che ha pubblicato qualche mese fa il suo primo romanzo
e basta questa sua frase
per azzerare molte cose stolte
dette nell’incontro precedente)
Qui a Genova in queste poche ore a Book Pride
nelle pause fra un incontro e l’altro
ho conosciuto o ritrovato scrittori e scrittrici
Giorgio Elena Alessandro Violetta Christian
Marta Michele Giulia Orso
alcuni scrivono da anni da decenni
altri hanno pubblicato da poco il loro primo libro
altri stanno per farlo
pubblicheranno di qui a pochi mesi
è ovvio che sia così
è un festival letterario chi vuoi incontrare
ma come dicevo la volta scorsa
quello che mi ha colpito
in questo giro di serate recital concerti che sto facendo in Italia
è che dappertutto incontro gente che ha pubblicato
Fino a qualche anno fa incontravo persone
che cercavano di piazzare manoscritti inediti
– io d’altronde quasi trent’anni fa
facevo la stessa cosa
cercavo di piazzare agli scrittori
manoscritti inediti
scritti da me –
ora incontro persone
che hanno già pubblicato
con case editrici piccole medie grandi
È una cosa che è venuta fuori anche
nella discussione di ieri
dopo la lettura a Cremona
c’era chi si lamentava che oggi si pubblicano troppi libri
e una donna è intervenuta dicendo
“ma perché lamentarsi?
perché impedire alle persone
di raggiungere con le loro parole
altre persone?
Fosse anche un lettore o una lettrice soltanto
fosse anche una persona in tutto
che non si sarebbe potuta raggiungere in altro modo
non è una possibilità da tenersi stretta?
Non è un valore e una pratica della nostra società
di cui essere fieri?”
(“vi chiedo di far finta di immaginare
che l’uomo seduto qui accanto sia morto”
dice il presentatore dell’incontro
Michele Vaccari
che ha da poco pubblicato un libro
lo dice accingendosi a leggere una pagina
del romanzo di Orso Tosco)
Ieri appena arrivato a Brescia
alle due del pomeriggio
mi hanno accompagnato nel ristorante di un albergo
non per mangiarci
ma perché c’erano delle persone
che volevano salutarmi
non ho capito bene chi
A quanto pare erano editori
direttori editoriali
che avevano pranzato lì
però quando sono arrivato
erano andati via pochi minuti prima
se no perdevano il treno
Allora sono rimasto solo
in piedi nella sala ristorante
con la valigia ritta al mio fianco
mi sono voltato
e in una fuga prospettica
di stanze
ho visto una saletta in fondo
Intorno a un tavolo con la tovaglia bianca
c’erano una decina di uomini e qualche donna
tutti africani
elegantissimi
mi sono accorto che il mio sguardo
nel vedere un pranzo di africani ricchi
qui lo dico e qui lo confesso

mi sono accorto che
(“io sono dislessico
quindi lavoro sulla formulazione della frase
partendo dal punto sbagliato”
dice Orso Tosco
anche questa frase
l’avrei fatta ascoltare
al sospettatore di romanzi italiani)
confesso che
(“non credendo in molto
io finisco a credere almeno un po’ nella forma”
dice Orso Tosco
ricordandomi quello che scrisse Leopardi
sulle opere di genio
che anche quando si affannano a dire le cose peggiori
sulle cose sul mondo sulla vita su dio
comunque danno energia e forza a chi le legge
perché si sforzano di dirle meglio che possono
e quindi dimostrano che chi le ha scritte
anche se non crede più in niente
crede ancora fermamente in qualcosa
crede nella forma)
confesso che
vedendo quegli africani ricchi
seduti intorno a un tavolo di lusso
il mio sguardo
ha sollevato spontaneamente le sopracciglia

Ora sono le diciannove e otto minuti
sono seduto al tavolo dei relatori in Sala Camino
sto scrivendo davanti alle persone che hanno già preso posto
loro sono una dozzina
adesso una ventina
di più
continuano a entrare
ma io sono ancora solo qui al tavolo dei relatori
l’incontro doveva iniziare dieci minuti fa
devono ancora arrivare Andrea Plebe e Andrea Liberovici
il primo stava presentando un incontro con Furio Colombo
che va per le lunghe
il secondo non per colpa sua era convinto
che l’incontro iniziasse alle otto
gli hanno telefonato poco fa è uscito di casa
si sta precipitando qui a Palazzo Ducale
non sto scrivendo cose interessanti
perché quel che conta
è che le sto scrivendo di fronte agli spettatori seduti in sala
che mi guardano scrivere incuriositi
probabilmente pensano che io stia sbrigando qualche mail
sto creando ostentatamente un luogo privato di fronte a un pubblico
ogni parola che scrivo fa sbocciare un segreto
perché viene scritta privatamente di fronte a un pubblico
di fronte a loro che questo segreto
non lo possono leggere
sono le stesse identiche parole
che adesso ho pubblicato qui in questo sito
Questi cortocircuiti comunicativi
che mettono in discussione la natura delle parole
(cioè in cui le parole mettono in discussione sé stesse)
cioè in definitiva mettono in discussione
la relazione con gli altri esseri umani
con tutti gli esseri umani
sia con i vivi sia con morti sia con i non ancora nati
cioè
con chi ha inventato le parole secoli millenni fa
e con chi non le può leggere
qui in Sala Camino del Palazzo Ducale di Genova
alle diciannove e tredici
del trenta settembre
dell’anno duemiladiciotto dopo la nascita di Cristo
e con te che le stai leggendo in questo momento
sul sito del Primo amore
e con quelli e quelle che chissà
magari forse
potrebbero leggerle fra uno o dieci o cento anni
dicevo
questi cortocircuiti
questi glomeri di passato-presente-futuro
sono la mia fonte di vita
sono il mio posto
il mio punto di esistenza
la mia
situazione
Ma stavo raccontando delle mie sopracciglia
che si sono sollevate spontaneamente
di fronte al pranzo degli africani ricchi
nella saletta riservata
in fondo al ristorante
dell’albergo di lusso a Brescia
Evidentemente le mie sopracciglia
sono classiste se non proprio
(chiamiamo le cose con il loro nome)

diciamolo
le mie sopracciglia sono razziste
C’è ancora molta educazione muscolare da fare
molto da lavorare sui miei impulsi nervosi
e ancora di più sulla mia corteccia cerebrale
eh sì
ancora tantissimo lavoro da fare
Non c’è passeggiata in via Prè che tenga
non c’è benefica sensazione di cittadinanza aumentata che basti
Il mio pensiero decentemente antirazzista
se ne sta seduto sconsolato
assiso sulla mia corteccia cerebrale
che senza interpellarlo
di fronte a un gruppo di africani ricchi
manda spontaneamente
ai muscoli delle mie sopracciglia
impulsi nervosi
di stupore


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pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 13 ottobre 2018