Che ridere, mi recensisce un maschio!

Carla Benedetti



Per quanto ci sia ormai abituata, non avrei previsto che la pubblicazione del mio nuovo libro Disumane lettere. Indagini sulla cultura del nostro tempo facesse uscire allo scoperto la massa ideologica intestinale dei critici letterari di questi anni, tutti maschi. Disinformatia e tanti epiteti cretini. Alle prime due "recensioni" non ho risposto. Alla terza, di Angelo Guglielmi, uscita su "Tuttolibri", ho chiesto al direttore di pubblicare questa mia replica:

Su "Tuttolibri" di sabato scorso il mio saggio Disumane lettere, da poco pubblicato da Laterza, è stato recensito da Angelo Guglielmi con modi gentili, come si addice a un’autrice del gentil sesso. Mi ha definito "missionaria" (con l’intento di offendere), "violenta", una che non argomenta ma "conciona". Giorni fa sul Giornale un altro maschio mi ha chiamata familiarmente "suor Carla" e un altro, su l’Avvenire, sempre recensendo il mio libro, parla di "impresa troppo vasta per una donna sola che sente tutto il Mondo sulle sue gracili spalle". Per tacere di tutti i complimenti beceri di cui ho fatto splendida collezione nella mia carriera di saggista (uno per tutti: "la Comare con il mattarello", sul "Domenicale" del "Sole 24ore"). Capita di leggere cose altrettanto affettuose per un autore maschio?

Guglielmi si è concesso anche di più. Disumane lettere ha una tesi chiara, inequivocabile. Ma lui l’ha cambiata in quella opposta.

Io sostengo che nell’azzardo in cui ci troviamo a vivere, come italiani e come genere umano, è la cultura, più che la politica, a irradiare una nuova sensibilità e una chance di rigenerazione. E nel libro (che per sottotitolo ha Indagini sulla cultura della nostra epoca) le vado a cercare in casi concreti, presi dall’arte, dalla letteratura, dal pensiero filosofico e da fenomeni del mondo contemporaneo. Per Guglielmi invece il mio libro "accusa la cultura (e tutte le componenti) di aiutare il discendimento verso la fine".

Ai giudizi del recensore l’autore non risponde. Anche se negativi, fanno parte della vita delle idee. Ma alla disinformazione si deve rispondere. Guglielmi è libero di dissentire da ciò che scrivo (e mi meraviglierei del contrario, visto che in una pagina del libro viene criticata la sua idea che la cultura odierna sia affetta da "impotenza generandi"). E anche di "stroncarlo", se crede. Ma non di stravolgerne i contenuti a piacimento.

Il mio libro cerca di portare alla luce ciò che di nuovo sta emergendo nel nostro tempo: un modo di percepire l’uomo dentro a un orizzonte più vasto, non culturalistico, che comprende anche il cosmo e la vita cellulare; un senso leopardiano di alleanza tra i viventi davanti al rischio di un collasso del pianeta, assai diverso dalla visione apocalittica tardo-novecentesca. Ma Guglielmi dice che sono una che "si dispera". E mi dà anche della "millenarista". Come se quel rischio di collasso fossi io ad annunciarlo, non Jared Diamond, Stephen Hawking, Martin Rees e molti altri scienziati e antropologi (darà dei «millenaristi» anche a loro?). E infine dice di condividere il mio lamento sulla "mancanza di geni". Peccato che di quel lamento, che è solo suo, nel mio libro non vi sia traccia.

Fateci caso: in Italia gli studiosi di letteratura che hanno spazio sui giornali sono tutti maschi. E tra questi ci sono voci che, si può star certi, non saranno mai "stroncate" a quel modo, neanche se scrivessero il libro più stupido che ci sia. Il mio va forse a toccare qualche loro punto nevralgico? Tutti guardano al degrado della politica. Guardiamo anche da questa parte. Inconsistenza, disinformatia, maschilismo, regolamento di conti, giri. I metodi sono gli stessi.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica giornalismo e verità il 1 marzo 2011