Persoladimensione

Francesca Centonze



Note di regia del bel cortometraggio Persoladimensione (2018) del Coletivo Dopie (Giulio C. Ladini, Santija Bieza, Leone Maria Kervischer, Paolo Fenu, Fotis Rovolis, Matteo Jamunno, Francesca Centonze).

Stare in ascolto. 
Chiedere allo spazio se vuole essere filmato.
Chiedere all’immagine se vuole essere filmata.

Spingere forte, credendo di avere il controllo, per poi realizzare che la porta era già aperta (ed è sempre stata aperta) e che tutto ad un certo punto accade, fuori dal controllo e da qualsiasi logica.
Ha una forma indefinibile e incomprensibile, autonoma.

Come un entità a sé stante, che entra e sorvola e accetta di manifestarsi (ci concede questa grazia) e poi accade, visibile solo per un millesimo di secondo… fuori dalla ragionevolezza. 

La percezione dura solo un istante, non è neppure un frame e racchiude il tutto.

E poi incontrarsi ancora, salutarsi, ringraziarsi forte, capire ancora che l’immagine è libera, indipendente e molto più veloce di noi.
 L’immagine è più saggia, è antica, mentre noi microscopici.

La strada è lunga.
La mia conoscenza minima. Sto imparando a guardare ancora, a eliminare le logiche del giudizio, delle opinioni forzate, ad accarezzare il mio ego (una bestia che vorrei conoscere, per poi ammaestrare).

Mi sembra come di aver tappato gli occhi in passato, forse per non soffrire. Ora, l’oscuramento é passato. Torno a respirare dagli occhi, che sono grati e gioiosi.

Mi sento ancora (e sempre) molto piccola, in difetto, piena di mancanze.

Mi faccio trasportare dalla pancia, da tutto ciò al quale non riesco a dare un nome. Conosco. Riconosco. Sono una bambina e scopro. Poi mi fermo e ringrazio.

La strada è lunga.
Sono inginocchiata e a testa bassa. 
Sto imparando da tutto: 
dai luoghi, dai gesti, dalle panchine e dal vento.
Dagli alberi.
Dal passato, dal presente, dal futuro.








pubblicato da j.costantino nella rubrica cinema il 10 ottobre 2018