Andate a farvi fottere parole scritte

Tiziano Scarpa



Una nicchia un geoide un’ascella
uno scrigno in onore dei sogni
e dei suoni suonati e parlati
quel che si suol dire una bomboniera
costruito nel Settecento
rifatto nell’Ottocento
décor bianco e oro e verde
palchetti sagomati balaustre curve
due logge laterali a serliana
come non ne ho mai viste da nessuna parte in un teatro
ampie enormi con altissime colonne
Sto scrivendo sul tavolo del camerino
del Teatro dell’Accademia
Sono le venti e cinquantotto
di venerdì ventotto settembre
Si annuncia una serata tristanzuola
qui a Castelfranco Veneto
Poco fa sono andato a dare un’occhiata clandestina
dal fondo del palcoscenico
La sala era ancora vuota
Dovrei cominciare fra pochissimo
alle nove
ma qui ancora non sono passati a darmi i “cinque minuti”
per avvertirmi che si sta per iniziare
forse aspettano ancora speranzosi
che arrivi pubblico
Poco fa abbiamo fatto le prove
c’è uno schermo si possono proiettare
certe mie poesie dove si stagliano in neretto
parole sopra uno sfondo di altre parole più esili
In questi giorni
mi sono accorto che so a memoria
la storia in rima della libellula
Questa sera per la prima volta
proverò a recitarla senza leggerla
L’ho ripetuta ieri varie volte
a casa e fuori
di giorno di sera con gli auricolari
come se stessi parlando al telefono
Non mi capacitavo di avere reso portatile dentro di me
una cosa che ho scritto fuori di me
L’ho mormorata stamattina camminando per la strada
l’ho mormorata oggi pomeriggio in treno
e poi a piedi mentre venivo qui
Mentre la mormoravo per l’ennesima volta
ho incontrato su un marciapiede
un ragazzo con un sorriso stampato
che mi fissava amichevole
anche troppo
con gli occhi un po’ sbarrati
Poi avvicinandomi ho capito
Credo che sia quel ragazzo autistico
che è diventato celebre con un libro su di lui
infatti lì vicino c’era suo padre
un cinquantenne molto figo
che qualche anno fa si vedeva in televisione
gli stava facendo delle foto
Il ragazzo autistico
deve avere captato da lontano
con delle antenne tutte sue
quello che stavo mormorando
Con il suo sorrisone
ha approvato il mio autismo
la metrica ripetitiva dei versi
le rime ricorsive ostinate
l’impertinenza degli incesti sonori fra parole
il modo di sagomare il linguaggio
con una legge diversa
in un mondo diverso
da questo dove le parole chiacchierano
e danno ordini
e chiedono aiuto
e si dichiarano innamorate
Sono stato invitato qui
per un’iniziativa che oggi si svolge in tutta la regione
“Il Veneto legge”
Ho scoperto solo poco fa
che il giovane bibliotecario è uno scrittore
e uno storico
Una volta quando andavo in giro per l’Italia
fra gli organizzatori i bibliotecari i librai
incontravo più spesso autori e autrici di manoscritti
ancora inediti
ora è più frequente incontrare gente che ha già pubblicato
non so se sia solo una mia impressione
o un’evoluzione della specie
Mi ha detto che pubblicare romanzi letteratura
non è ben visto dagli studiosi
Se ho capito bene
ha abbandonato la carriera universitaria
spossato dalle solite difficoltà
mancanza sanguinosa di cattedre assegni di ricerca sadici
Mentre sto scrivendo su di lui
proprio adesso è passato qui in camerino
così posso cedergli la parola
sentire l’altro suono che fa l’alfabeto
quando si ritrova fra virgolette
“Tiziano, ho l’ingrato compito di dirti
che non c’è il pubblico che ci aspettavamo”
“Quanti sono? Sette, dieci? Dodici?”
“Diciamo venticinque”
“Allora va benissimo! Ce la godiamo con chi c’è”
Si sa che è così
Ai festival letterari ci sono frotte di persone
che si spostano da un evento all’altro
da una sala alll’altra
da un recital a una presentazione a una conferenza
A Pordenonelegge il teatro era pieno
Ma agli eventi singoli come questo di stasera
è difficile far venire la gente

Sono le ventidue e cinquantasei
ora sono in macchina
un taxi privato
minivan mercedes nuovo di pacca
hanno predisposto un trasbordo Castelfranco-Venezia
perché a quest’ora non avrei più trovato treni
per tornare a casa
loro gentilissimi
ma io
mi sento un impostore trattato da divo
non sono stato in nessun modo un richiamo
un’attrazione una forza motrice
che fa uscire la gente di casa
Forse anche perché a Castelfranco c’ero già stato
appena due mesi fa
sulla riva del Musone sotto le mura del castello
invitato da Clara la libraia presentato da Laura
che sono venute a sentirmi anche stasera
Comunque poco fa a teatro c’era un’atmosfera
molto intima rilassata attenta
la scarsità di pubblico
invisibile nel buio
mi ha fatto concentrare molto di più
su quello che dicevo
scavavo nelle parole
incidevo
con la voce
con la mente
nei significati
nella pasta dei suoni
C’è stato un momento in cui non riuscivo a trovare
la pagina di una poesia nel libro
Quando sono spettatore
non sopporto quelli che si presentano sul palco
e perdono tempo a sfogliare il loro libro
perché non ritrovano la pagina da leggere
Siccome quella che non ritrovavo io
era una delle poesie proiettate
mi sono voltato
e l’ho letta direttamente dallo schermo
sospeso in alto alle mie spalle
Così per la prima volta
ho messo in scena un altro rapporto
fra me e voi parole
non dicendovi a memoria
non leggendovi da una pagina che sta davanti ai mei occhi
ma da uno schermo grande che mi sovrasta
parole giganti e io che vi leggo ai vostri piedi
obbedendo alla vostra dettatura dittatura
Poi sono riuscito a recitare da cima a fondo
la storia in rima della libellula
leggendola dallo schermo
della mia mente
Davanti a me una trentina di persone
forse venticinque
trentacinque
non so
Fossero state in biblioteca
avrebbero riempito la stanza
ma a teatro facevano un po’ miseria
La verità è che teatro o biblioteca poco cambia
questa è la mia media la mia vita
lo è stata e sarà ancora così
(finché avrò fiato e forza)
cosa vuoi che siano cinquanta persone in più o in meno
si tratta comunque della stessa fascia sociale residuale
la minoranza di una minoranza
Anche le rare volte
che ho fatto dei recital di fronte a quattrocento
ottocento
milleduecento persone
(il mio record personale)
sono piccole sacche di umanità
Questo è il mio pubblico
quando leggo le mie cose da solo
senza musicisti accanto né festival letterari intorno
sì e no una cinquantina di persone
quando va bene
Un piccolo branco di disadattati
come me
che con le parole intrattiene rapporti problematici
Andate a farvi fottere parole scritte
ve lo dico scrivendovi
costringendovi a insultarvi da sole


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pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 9 ottobre 2018