Alghe carnivore e polipi pallidi

Tiziano Scarpa



Le diciassette e dodici
di giovedì ventisette settembre
nell’istante in cui ho iniziato a scrivere
battendo sulla lettera “L”
il treno si è mosso
Sto andando a Padova
stiamo imboccando il ponte translagunare
fuori c’è una luce purissima
è da tre giorni di fila
che Venezia è immersa in un sole cartesiano
gli spigoli degli intonaci le cimase i tetti
sono ritagliati con le forbici
dal cielo perfettamente blu
Avrò un incontro con Giovanna (Rosadini)
in una libreria indipendente
in via Zabarella
Saremo presentati dalle poetesse
Giovanna (Frene) e Laura Liberale
Vorrei saper inventare una parola migliore di “poetesse”
Chissà come mi sentirei io
se mi chiamassero poetesso
ma se sono scrittrici di poesie
è bene che questa parola mancante la inventino loro
Comunque il punto qui non è il maschile-femminile nei generi
il punto è che in questi casi
non ci si limita a cambiare desinenza in -a o in -o
ma si aggiunge pure un morfema
un suffisso
-ess-
il che fa intendere
che le donne che scrivono poesie
sono manchevoli difettose
necessitano di un accessorio in più
un supplemento un’escrescenza
una modifica
altrimenti il motore non funziona
così le poetESSe se ne vanno in giro con questa scatoletta sporgente
incerottata su una guancia
o sul dorso di una mano
su una scapola
su un ginocchio
Va bene
ho scritto questa cosa delle poetesse
per farmi benvolere dalle donne
adesso invece provo a riassumere la mia amicizia con Giovanna
L’ho conosciuta a un corso di linguistica
che non era nel programma di studi universitari
del mio dipartimento
ma un corso che ho scelto io di frequentare
trentacinque anni fa
mi sono ritrovato insieme a degli studenti di cinese
compreso Paolo che poi sarebbe diventato
suo marito e padre dei suoi figli
Giovanna scriveva già poesie
anch’io ne scrivevo
ce le scambiavamo
ma lei era molto più matura
Negli anni ha rassodato il suo lessico
scrivendo parole sempre meno astratte
sempre più conficcate nella polpa nell’idea
ha trovato il suo tono la sua forma
Io non li ho ancora trovati
Ogni volta che mi metto a scrivere
non so come si comporteranno le parole
se correranno sulle rotaie
come stiamo facendo adesso
o se scalpiteranno in prosa in versi
in metrica in dialoghi teatrali
Detto così sembra bello vario inaspettato
e invece non ne sono affatto fiero
Non avere una propria maniera non aiuta
Ogni volta bisogna ricominciare da zero
rifondarsi
come se si dovesse reinventare il modo
per conquistarsi il diritto
di dire quella specifica cosa
di raccontare quella specifica storia
con quello specifico modo
e non con un altro già verificato già collaudato
Quando ho cominciato a scrivere racconti dopo i vent’anni
li ho dati da leggere a Giovanna
Stavo facendo il militare
negli anni Ottanta
il centralino mi chiama
cosa vietatissima
non si potevano passare le telefonate
Il centralinista diciottenne
mi dice “è tua sorella un’emergenza”
e mi strizza l’occhio
come se mi stesse passando
un’amante favolosa
(da militari qualsiasi cosa
avesse anche solo una parvenza di donna
– la voce la patina il sentore
un sospetto di femminilità –
innescava turbolenze fantasie)
Non era mia sorella né un’amante
era Giovanna che mi avvertiva
che senza avermi chiesto il permesso
aveva fatto leggere i miei racconti
al collega di suo marito
in una redazione di riviste di giardinaggio
A quest’uomo ignoto i miei racconti erano piaciuti
e voleva conoscermi
“Sì grazie, ma io non ne so niente di peonie”
“Scemo, si guadagna da vivere così
ma è l’allievo di una illustre filologa”
Nel giro di qualche anno è diventato redattore
di una casa editrice
e ha continuato a chiedermi
se avevo qualcosa di nuovo da fargli leggere
Chissà dove sarei io adesso
se quel giorno di tanti anni fa
invece di entrare nell’aula di linguistica
e conoscere quegli studenti di cinese
avessi deciso di frequentare
filologia romanza
o storia del teatro
o fossi rimasto a casa a fantasticare
di voltolarmi nel letto
con qualche studentESSa fuorisede

Due ore dopo sono entrato da Barbara
la libraia che si è inventata questo luogo magico
pieno di oggetti stampati e illustrati e rilegati in modi sorprendenti
che non si trovano in nessun’altra libreria
Poco alla volta
arrivano clienti amici altri lettori lettrici
e c’erano anche loro
proprio loro
i vecchi compagni di università di quegli anni
All’incontro Laura
comincia chiedendo a Giovanna (Rosadini)
se le sta bene essere chiamata “poetessa”
o preferisce “poeta”
“No no, poetessa mi sta benissimo”
Poi a un certo punto racconta
che il titolo che ha scelto
per il suo libro di poesie
non lo ha scritto
ma
“mi è arrivato”, così ha detto
Per un attimo la mia fede in lei ha vacillato
Non l’avevo mai sentita speculare
sull’ineffabilità mistica della poesia
“Mi è arrivato per mail
ha aggiunto per fortuna subito dopo
e ha raccontato che la mail di un amico
conteneva in oggetto
alcune parole che l’hanno colpita
e che ha rielaborato nel suo meraviglioso titolo
Fioriture capovolte
Io ho tirato un sospiro di sollievo

Poi è toccato a me
sono stato tignoso e puntiglioso
con Giovanna (Frene)
che era così bendisposta verso di me
la rintuzzavo
in nome di non so quale zelo
nell’ostinarmi a descrivere con precisione
cose imprecisabili
impalpabili
come la nascita del cosiddetto processo creativo
però che ci posso fare
se in me l’ideazione non nasce
come un magma informe e ribollente
come a quanto pare ha detto di sé Zanzotto
Con tutto il rispetto
per il grande Zanzotto
per me la prima idea
si presenta fin da subito con una qualche forma
è un’immagine uno spunto una situazione
non ancora precisa ma comunque identificabile
è una visione
o un incontro fra parole
insomma un coagulo
non un liquido
Mi fido di quella visione originaria
le do fiducia
senza stare tanto a chiedermi
che significato ha
né che cosa può implicare
tantomeno che temi più o meno importanti possa toccare
(l’altra notte ero in uno scantinato
dove passava un canale sotterraneo
nella corrente forte
passavano piovre polipi sbiaditi
malsani
enormi
il velo del loro corpo sfrangiato nei tentacoli
Sulle rive c’erano ciuffi di piante anfibie
a forma di trombe con le bocche aperte verso l’alto
alghe carnivore
Avevano inghiottito qualcosa
Con fatica da una di quelle trombe viscide
è sgusciato fuori un piccolo cane
un bastardino bianco pezzato di nero
è riuscito a liberarsi dall’alga carnivora
che lo stava digerendo
È rimasto disteso a rifiatare sulla riva di cemento
il pelo bagnaticcio di succhi gastrici
gli occhi spossati allucinati
Ecco, in questo caso
credo di sapere qual è il significato di questa visione
temo di saperlo
La mia opera
sta cercando di non farsi inghiottire
da tutte queste incombenze impegni appuntamenti
viaggi incontri recital
Me lo sogno di notte
di essere prigioniero in cantina
Eppure in queste settimane
me la sto spassando
giro conosco città incontro persone amiche
grandi autrici e autori nuovi esordienti
faccio concerti e letture che mi piacciono mi soddisfano
altro che prigione sotterranea!
Ma evidentemente il richiamo dell’opera
pretende di fare piazza pulita
di tutto il resto
La verità è che io mi sento ostaggio
delle opere che voglio scrivere
che vogliono essere scritte da me
e questa per me è l’unica cosa
che assomigli alla felicità
o almeno a un modo decente di stare al mondo)
A cena davanti a una pizza
Laura ha detto che abbiamo tutti dei problemi alla tiroide
perché siamo la generazione
che è stata esposta a Černobyl
Giovanna (Frene)
ha detto una cosa rivelatrice
che i poeti di oggi
(poetessi o poete che siano)
sono prevalentemente buoni
scrivono la bontà
a parte qualcuno in posa da maledetto
per il resto
c’è ben poco in giro che attraversi il male
che esprima il lato nero
che dica con coraggio
la cattiveria
(mi ha ricordato quello che mi aveva detto Andrea (Bajani)
che oggi certi scrittori e scrittrici
soprattutto poeti
fanno da surrogati alla religione
sono erogatori e erogatrici
di pace sapienziale)
Penso che Giovanna (Frene) abbia ragione
in troppi e troppe scrivono con gli occhi fissi
alla lampadona del Bene platonico
occhi traslucidi occhi di alabastro
irradiati di luce benigna
Io cerco i disperati
le incazzate i polemici
le assetate di potere che lo ammettono
gli autolesionisti che non chiedono commiserazione
le tormentate dalla foia
i caratteracci
le spudorate dai pensieri impietosi
gli inermi
che tirano un calcio nei coglioni
a dio e a darwin


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pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 6 ottobre 2018