Se la poesia è un altro modo di stare nel linguaggio

Tiziano Scarpa



Questa volta non scrivo in diretta
ma a qualche giorno di distanza
Il ventuno e ventidue settembre
sono stato a Pordenone
per Pordenonelegge
il festival letterario
Ho ascoltato le letture di vari poeti
a palazzo Gregoris
Ho partecipato anch’io a una lettura
sotto la loggia del palazzo del Comune
e la sera dopo
ho fatto un recital
nel ridotto del teatro Verdi
alternando letture
dai miei libri Le nuvole e i soldi
e Una libellula di città
Adesso però non voglio parlare delle mie serate di lettura
ma delle serate a cena
dove si incontrano in carne e ossa
persone che fino a quel momento
erano proiezioni alfabetiche congetture della mente
basate sul loro modo di scoccare la punteggiatura
di incrostare le frasi di avverbi
di smerigliare la sintassi
A una cena in particolare
è passata a salutarci al nostro tavolo
una scrittrice romana
che non avevo mai incontrato
Me la immaginavo cupa e tenebrosa
invece è spiritosissima
Diceva di sé che mangia poco e in fretta
perché il tempo che ci vuole a cucinare
è troppo
è sprecato
“molto meglio leggere un libro”
Allora le abbiamo chiesto cosa e come mangia
“Un panino sul lavandino” ha risposto
Immagine vivida
dettaglio che rivela un mondo
una postura esistenziale
una vita
Una scrittrice si rivela anche con quattro parole
Mi ha fatto pensare anche
che siamo degli eremiti dell’alfabeto
ci siamo votati alla lettura alla scrittura
mangiamo male e in fretta
panini preparati in due minuti
appoggiati sui lavandini
senza manco un piatto
perché il mostro della scrittura della lettura
ulula e mugugna nella stanza di là
reclama attenzione accudimento
non ne ha mai abbastanza
non la smette di divorarci
di maciullarci
Poi lei ci ha detto
che suo figlio lavora in un ristorante
e in un paio d’anni è diventato direttore di sala
Una poetessa seduta a tavola
allora ha raccontato che sua figlia
è andata nel Wyoming a lavorare in un ranch
E una editor ha fatto altri esempi
dei suoi figli e dei figli degli scrittori e delle scrittrici che conosce
“Certo che i figli di noi intellettuali
– ha commentato –
si sono scelti dei mestieri
completamente diversi dal nostro
Hanno deciso di stare lontani
da quello che facciamo noi”
Ho pensato che i miei figli
pur di stare lontani
il più possibile
da quello che faccio io
hanno deciso di non nascere

Per la prima volta nella vita
ho tenuto una conferenza stampa
Il festival Pordenonelegge
ne aveva organizzate molte
con gli autori e le autrici in programma
Mi sono seduto a un grande tavolo
di fronte a una decina fra giornalisti e fotografi
Ho provato per l’ennesima volta
la sindrome dell’impostore
Ma poi mi sono lasciato andare
con grande godimento
a spiegare la differenza
fra metri pari e metri dispari dei versi
l’endecasillabo è solenne e quieto
il decasillabo ha un brio nervoso
Ho raccontato come uso i rimari
l’amalgama fra pensiero e parole
l’intreccio fra racconto e fonosimbolismo
Sette persone per un’ora
hanno preso appunti
sui miei rapporti carnali con le parole
La sera
fuori da una trattoria
ne ho parlato a una scrittrice
e a un’addetta stampa
e a una caporedattrice culturale
“Stamattina ho fatto
la prima conferenza stampa della mia vita!”
“E com’è andata?”
“Delusione”
“Perché?”
“Mi aspettavo che mi chiedessero cosa ne penso
della Siria e la Libia
di Putin e Macron
di Salvini e Orban”
“E invece?”
“Solo domande sul mio ultimo libro
sulla metrica e le rime baciate”
“Ma che idioti!”
Quelle tre donne
credevano che parlassi sul serio
che fossi dispiaciuto
per non aver fatto dichiarazioni epocali
sulla politica estera
come se io pensassi
di avere opinioni geopolitiche
che valga la pena pubblicare sui giornali
Bisogna starci attenti con l’ironia
chi ti conosce poco
crede che certe cose le pensi davvero
L’ho raccontato a un’amica
che mi ha detto
“guarda che sei tu l’ottuso
le ironiche erano loro!”

Adesso sono qui che scrivo
di fronte a tutti e a nessuno
mi faccio una conferenza stampa da me
Convoco i miei ricordi per intervistarli
Avrei decine di incontri di episodi di persone
da raccontare sulle giornate di Pordenone
Mi accontento di un paio

Per la prima volta
ho visto leggere dal vivo Giovanna Vivinetto
che ha cambiato sesso
e lo racconta nelle sue poesie
Ho pensato alla letteratura
che riesce a trascendere la propria condizione
Per esempio Jack London
si è trasceso raccontando storie di cani
o Flaubert
raccontando la storia di Emma
E ho pensato alla poesia lirica
che invece non si trascende
e resta inchiodata alla propria condizione
Così fa Giovanna Vivinetto
che nei suoi versi resta conficcata nella sua condizione
essendosi già trascesa
nella vita

Ho ascoltato anche Julian Zhara
Non sapevo che facesse pugilato
La forza pulsionale con cui legge i versi
del suo bellissimo libro Vera deve morire
è calibrata e potente
Mi è piaciuto l’amichevole dissidio
che ha avuto con Franco Buffoni
suo scopritore e editore
seduto accanto a lui
ha definito la sua lettura un’“interpretazione”
sottintendendo che ci metteva troppa energia attoriale
Ma per Julian i versi sono una vera partitura
e gli accenti delle frasi
“sono inscritti nelle parole stesse
ne fanno parte per loro natura
non sono io che li aggiungo”
così ha detto
e io sono d’accordo
Se la poesia è un altro modo di stare nel linguaggio
quando la leggono molti poeti tirano fuori
un altro modo di stare nella propria voce
Di solito è un modo di leggere smorto sfinito
un grado zero della voce
ricorda l’equalizzazione piatta delle voci sintetiche
Solo negli slam poetry c’è energia c’è fin troppo slancio
le parole si armano si corazzano
per gareggiare per vincere per far fuori le parole degli altri
Altrimenti nelle letture di poesia normali senza gara
quando mostrano in pubblico
il rapporto personale con i propri versi
molti poeti leggono con un tono scialbo
a volte addirittura funebre
come se stessero celebrando
il funerale delle loro parole
Espongono le loro poesie
nella camera ardente
nella camera cinerea
della loro voce


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18 e 20 settembreThis is so Italian! La nostra bocca viva per parlare deve usare le parole dei morti.

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 4 ottobre 2018