This is so Italian! La nostra bocca viva per parlare deve usare le parole dei morti

Tiziano Scarpa



Sono le venti e undici
di martedì 18 settembre
È scoppiata una bomba
d’acqua a Montegrotto Terme
perciò il concerto non si farà in piazza Primo Maggio
ma all’hotel Petrarca
Esco dal treno sotto gli scrosci
corro verso la tettoia proteggendo il copione
fra le braccia ho i fogli con i testi del concerto
sono incollati a dei cartoncini neri
Mi viene a prendere alla stazione
l’autista Luigino
Sento al telefono Bruna
organizzatrice di eventi
che ha inventato questa rassegna
la Fiera delle parole
che si fa qui a Montegrotto e a Padova
Bruna è capace di attirare le masse in posti sperduti
mi ricordo quella volta in provincia di Rovigo
nella frazione di un piccolo comune
in un’altra rassegna organizzata sempre da lei
Arrivai in un teatro
c’era la sala gremita
“be’ ma allora un pubblico che mi segue
ce l’ho”, pensai sorpreso
Alla fine due signore si fecero avanti
mi dissero “noi non ti conoscevamo proprio
ma siamo venute qui sulla fiducia
facendo un’ora di macchina
perché questa rassegna non delude mai”
Cammino nel vialetto
di fianco a piscine e vasche termali
Raggiungo Debora che sta montando gli strumenti
appoggio i cartoncini neri sul leggio
Debora usa tastiere pedaliere chitarra
loop elettronici carillon fischietti
io cartoncini neri
Ci sono due tecnici
faremo il concerto in una sala riunioni
senza fari
sotto i lampadari e i neon
Nella sala c’è uno schermo per le proiezioni appeso in alto
e un treppiede con i fogli di carta che fa da lavagna
insomma siamo nelle tipica sala per consessi aziendali
Siamo piante interstiziali che crescono nelle fessure
dell’aziendalismo
Fuori ha smesso di piovere fa quasi freddo
Proviamo il brano sul regista di cinema horror
che dopo la morte è diventato uno zombie
Finalmente so il testo a memoria
le parole me le ricordo senza difficoltà
mentre a teatro un mese fa
avevo fatto tantissima fatica a impararle
Una vera diga psichica
Un autosabotaggio
Tenevo in tasca per sicurezza
dei foglietti con dei frammenti di testo
li toccavo recitandoli
come se il contatto me li trasmettesse attraverso le dita
(Mi consolavo di questa difficoltà
a imparare a memoria le mie cose
sostenendo che leggere da un leggio
è molto meglio
ha un significato teatrale
perché mette in scena la mia estraneità alle parole
esseri alieni escogitati dai morti per possederci
estraneità perfino alle parole che ho scritto io stesso
e che quando ritornano dentro di me mentre le leggo su un leggio
mi ghermiscono dall’interno
mi fanno vibrare
mi trasformano)
I tecnici comandano a distanza volumi ed equalizzazione
con una lavagnetta elettronica
Chissà se stasera verrà gente
visto che c’è stata la pioggia
e il concerto è stato spostato
Ma va bene lo stesso
perché dopodomani faremo il concerto a Firenze
nel Cenacolo della basilica di Santa Croce
perciò stasera
per noi sarà una specie di ripasso
in vista di quella data speciale
la più importante del tour

È giovedì venti settembre
siamo nel Cenacolo della basilica di Santa Croce
sotto l’affresco trecentesco dell’Ultima cena
di Taddeo Gaddi
Abbiamo montato le nostre cose sul palco
ma ora siamo seduti in platea ad aspettare
Avevamo già accennato
qualche schitarrata qualche prova di voce e armonica
ma è arrivato un custode a bloccarci
“Fino alle cinque e mezza dovete stare zitti
qui c’è gente che ha pagato il biglietto per visitare la sala
ha diritto a non essere disturbata”
Stamattina ci siamo messi in viaggio
sul furgone di Debora
Ha guidato lei
io sono veneziano non ho la patente
Essere veneziano mi ha fatto credere per tutta la vita
di poter evitare scocciature e oneri della mia epoca
Certe volte penso che essere veneziano
o meglio sentirmi veneziano
mi aiuta a capire come dovevano sentirsi gli aristocratici del passato
esentati da scocciature e oneri
Poco fa è arrivato Paolo Angeli
di cui sento parlare da una vita
dai miei amici musicisti più bravi
tutti i suoi colleghi lo rispettano lo venerano
Ma finora l’avevo visto e ascoltato
solo in video o su disco
mai dal vivo
È molto servizievole
si presta a piegare un telo
dando una mano ai tecnici
“come facevo con mia madre
quando piegavamo le lenzuola”
Gli strumenti la tastiera i leggii sono pronti
Sono le diciassette e diciannove
ho cominciato a scrivere da cinque minuti
lo so perché l’ora viene registrata
nelle “proprietà” del documento digitale
Fra undici minuti
potremo cominciare le prove
Da fuori arriva la voce amplificata di Cristina Donà
che farà il suo concerto insieme a un coro
in contemporanea con noi
Questo evento si chiama Genius Loci
stasera succederanno simultaneamente
concerti conversazioni letture performance
nel chiostro del Brunelleschi e in quello di Arnolfo
nel Cenacolo e nella Cappella Pazzi
Ne approfitto per guardare da vicino
la chitarra sarda modificata di Paolo Angeli
che lui imbraccia come un violoncello
la sua croce di corde
a strati sovrapposti
chitarra violoncello cetra arpa salterio in uno strumento solo
accanto all’accrocchio di scatolette elettroniche connesse con la chitarra
sembra una città di fantascienza in miniatura
lucine blu e violette
la contemporaneità costretta a fare i conti
con il passato
This is so Italian
Italian
Italian

(la bocca viva che per parlare
deve usare le parole dei morti)

Sono le otto del mattino
di venerdì ventuno settembre
mi sono alzato un’ora fa a rifare la valigia
ma ero sveglio da prima dell’alba
a rimuginare a letto
Ieri sera alle undici
dopo il concerto magnifico di Paolo Angeli
la sala del Cenacolo si è svuotata
E anche dal chiostro di Brunelleschi tantissima gente è andata via
dopo il dialogo fra Manuel Agnelli e Paolo Giordano
La maggioranza dei pochi rimasti
ha preferito il concerto di Cristina Donà e del coro
che di sicuro attirava più del nostro duo
Quasi nessuno è venuto a sentire me e Debora
Ci saranno state in tutto venti persone
sparse a distanza
in una sala che ne contiene trecento
Doveva essere la serata più magica del nostro tour
è stata la più spettrale
C’era più gente dipinta dietro le nostre spalle
sull’affresco di Taddeo Gaddi
che in carne e ossa in sala
Abbiamo suonato per Cristo e per Giuda
Al confronto il concerto di tre giorni fa
è stato un successone
la sala dell’albergo di Montegrotto Terme era piena
Qui al Cenacolo ieri sera avevo lo sgomento nel cuore
è surreale fare un concerto in una sala vuota
gesticolare nello spazio
senza forza di gravità
sbatacchiare le ali
senza resistenza dell’aria
Fare letture recital concerti presentazioni con poca gente
mi era già successo tante di quelle volte
ma ieri sera le aspettative erano altissime
ci si attendeva il pienone
e invece “i fiorentini alle undici vanno a letto”
così ci ha detto una delle organizzatrici a fine serata
Dopo mezzanotte Debora ha compilato il suo foglio Siae
con i titoli dei brani per i diritti d’autore
graffiando con la biro le lettere a strappi
Siamo usciti io e lei su piazza Santa Croce
la facciata della basilica abbagliata dai fari
Abbiamo camminato verso l’albergo
delusi e irritati
Fuori di noi Firenze
dentro di noi il disappunto
Le colline le torri illuminate sulla riva di fronte
tutt’intorno la bellezza della città
si era mobilitata per soccorrerci
Santa Croce il Lungarno di notte
solcati dal nostro stato d’animo
In quel momento non ce ne fregava niente di Firenze
Nessuno splendore poteva lenire
due sacche ambulanti di muscoli stanchi
intrisi di sangue amaro


Altre puntate:

13 settembreVita da manager e agente e segretario di me stesso.

14 settembreLe cose belle le posso descrivere solo da un punto di vista brutto.

15 settembreUfficio Collocamento Estranei-Intimi.

16 settembreUn ponte levatoio di parole fra le persone.

21 e 22 settembreSe la poesia è un altro modo di stare nel linguaggio.

27 settembreAlghe carnivore e polipi pallidi.

28 settembreAndate a farvi fottere parole scritte.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 2 ottobre 2018