La bellezza nonostante

Silvio Bernelli



La bellezza nonostante la coercizione, l’affollamento, i genitori assenti, le famiglie traballanti, le ragazze che mancano, le porte chiuse a doppia mandata, le pareti sempre strette e le giornate scandite dalle ore d’aria e dal rancio della mensa. La bellezza nonostante il carcere minorile, insomma. O semplicemente, come dice il bellissimo titolo del nuovo lavoro di Fabio Geda, "La bellezza nonostante", pubblicato da Transeuropa nella collana Inaudita (10,00 €).

Dopo i giovanissimi narratori, veri o di finzione, dei primi libri, lo scrittore torinese dà qui voce a Mario, uomo in carne e ossa nonché maestro di scuola al carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. La soluzione per trasformare l’esperienza della realtà nella finzione letteraria è quella del monologo teatrale, ma leggibile con la fluidità del racconto.

Nella voce partecipe dell’insegnante il carcere minorile sfonda la pagina, rompe il silenzio attorno alle alte mura che lo circondano e porta al lettore la ricostruzione di un trentennio di vita e di lavoro, dai primi anni 80 ad oggi. Nel suo racconto, Mario confida l’inizio assolutamente casuale della sua avventura di insegnante in carcere, osserva come cambiano gli studenti-reclusi nel corso dei decenni, sottolinea le differenza tra i giovanissimi detenuti italiani di un tempo e la totalità dei detenuti di origine straniera di oggi.

Forte della sua propensione all’ascolto, Mario confessa il suo sempre maggior coinvolgimento nel ruolo di educatore, convinto che una parola e una carezza possano aiutare i giovani a cavarsela meglio nel mondo che li aspetta fuori, al di lì delle sbarre. Quelle di Mario sono storie di chiacchiere al bordo campo di calcio, di sigarette fumate, di ascolto e pazienza che niente hanno a che fare con i luoghi comuni del racconto carcerario, condito solitamente da stupri tra reclusi, suicidi e violenze varie. Non c’è scandalismo in "La bellezza nonostante", ed è questo il pregio migliore del libro, e nemmeno giudizi morali né tantomeno voglia di psicanalizzare i giovani criminali per capire i meccanismi del loro agire. C’è solo l’uomo nel libro di Geda. Quello che sbaglia e paga. E soprattutto quello che cerca di dividere la propria saggezza con chi è stato più sfortunato di lui.

PS: a complemento del libro, com’è nella natura multimediale della collana Inaudita di Transeuropa, è disponibile su www.inaudita.it un documentario audio sul Ferrante Aporti di Torino.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 1 marzo 2011