Un ponte levatoio di parole fra le persone

Tiziano Scarpa



Le diciotto e zero cinque
di domenica sedici settembre
Sono a Dolo
sulla riviera del Brenta
accanto allo Squero monumentale
cioè la tettoia sulla riva del fiume
sotto la quale si mettevano in secca le barche
per ripararle
spalmarle di catrame
calafatarle
C’è un furgone bianco
con i portelloni di dietro
spalancati davanti al piccolo palco
I tecnici scaricano gli ultimi attrezzi
Uno di loro ha gli alluci lunghissimi
che sporgono dal bordo dei sandali
The Beards sono seduti sul palco
con le chitarre elettriche in grembo
Sono due bluesmen barbuti
mi hanno detto che nella vita
hanno fatto migliaia di concerti
suoneranno stasera
dopo di me
Davanti al palco
c’è una pedana quadrata
più bassa
con la moquette cremisi
un leggio e l’asta per il microfono
farò lì la mia mezz’ora di lettura

Mentre mi accompagnavano qui in macchina
una persona dell’organizzazione
mi ha detto seduta al volante
“sto leggendo il tuo libro
Stabat mater
Tutti quegli incubi
che ha la protagonista…
Ecco
– mi fa questa persona tutta seria –
se io fossi un amico dell’autore
gli chiederei
Ma cosa avevi mangiato
prima di scriverlo?”
Un’altra persona seduta in macchina mi dice
che quel libro ha fatto fatica a finirlo
ha intristito troppo anche lei
Mi racconta della madre
molto anziana
che è appena andata a trovare oggi
in casa di riposo
Ogni volta che la visita finisce e che lei se ne va
sua madre le dice
“guarda che sono pronta
Se aspetti un attimo
prendo la borsetta e andiamo a casa”
“mamma, mi dispiace
ma tu devi restare qui”
me lo dice con gli occhi lucidi
La madre le chiede sempre
come stanno le sue persone care
non se lo ricorda
che sono morte
E allora quando questa persona glielo fa presente
la madre le dice
“ah, così adesso ti tocca stare da sol*”
Questa volta devo mettere un asterisco
al posto della desinenza
anche se li detesto
ma non voglio che si capisca
se sto parlando di un uomo o una donna
sto riferendo i fatti suoi
Sono persone bellissime
che per di più mi hanno invitato per darmi un premio
la Sessola d’argento
Se racconto queste cose
è soltanto per far capire
che la gente ha già i guai suoi
ha le sue sofferenze
non ha molta voglia
di trovarne delle altre nei libri
Io comunque non gliela lascio passare
sono il solito permaloso
imposto un sorriso amichevole
ma intanto rispondo che prima di scrivere Stabat mater
no non avevo mangiato una peperonata
e aggiungo che ci sono lettrici
che alla nascita sono state abbandonate dalla madre
che mi hanno detto che Stabat mater
lo hanno letto nove volte di seguito
piangendo ogni volta
perché si sono riconosciute in pieno
nelle sofferenze della protagonista
“questa cosa delle nove letture
ve la dico confidenzialmente
– dico in macchina ai miei accompagnatori –
non la direi mai in pubblico
sarebbe troppo vanitoso”
Infatti eccomi qui
a scriverlo vantandomi

Sul tavolo dove sto scrivendo
c’è il mazzo di fiori
che mi consegneranno
e la scatola con la Sessola d’argento
La sessola
a Venezia
è un attrezzo di legno per svuotare il fondo delle barche
una specie di cucchiaione quadrato per togliere l’acqua
Nelle campagne invece
ha una forma tonda
i contadini la usavano per travasare semi e legumi
Mentre scrivo
i musicisti stanno provando la batteria
nel frattempo questo tavolo di metallo
è stato ricoperto con un similpanno di carta bianca
e sopra da una tovaglia rotonda a uncinetto
“È di suo gradimento?
– mi chiede una delle organizzatrici –
L’ha fatta mia nonna
era parte del suo corredo di sposa”
Ci appoggio una dozzina di Le nuvole e i soldi
e di Una libellula di città
li ho portati da Venezia
me li sono fatti prestare da amici librai per l’occasione
perché gli organizzatori non avevano molta dimestichezza
con prenotazioni di copie e bolle di accompagnamento
Scrivo su un cartoncino
il prezzo dei libri
Mi presentano una filologa romanza
che ha collaborato con Dario Fo
per i suoi grammelot
le prometto di spedirle Groppi d’amore nella scuraglia
che ho scritto in una lingua meridionale inventata
perfetto per lei
cioè perfetto per me nei suoi confronti
Sono come un castelletto
con varie porte d’ingresso
Per far entrare le persone
abbasso un ponte levatoio
fatto di parole
appoggio un mio libro sulle due rive del fossato
per attraversare


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pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 29 settembre 2018