Le cose belle le posso descrivere solo da un punto di vista brutto

Tiziano Scarpa



Quattordici settembre
sono le cinque del pomeriggio
sul pullman per Chioggia
Oggi ho dovuto fare mille cose come sempre
stamattina mi sono svegliato alle cinque
mi è venuto in mente
che invece di dire che l’afa è insopportabile
si può dire che l’estate è in menopausa.
Metterò in serbo questa frase a effetto
e alla prima occasione
quando meno me l’aspetto
la sfodererò
Mezz’ora fa due uomini in attesa del pullman
parlavano di caligini sulla laguna
sono pendolari che vanno avanti e indietro
da Chioggia a Venezia ogni giorno
stamattina hanno attraversato la laguna immersa nella nebbia
Mi sono immaginato la laguna opaca nella caligine
l’ho immaginata dentro le loro parole

All’alba ho letto il romanzo
di un autore che forse incontrerò stasera
mi aveva dato il suo libro mesi fa
l’ho letto prima di colazione
gli ho scritto una lettera
Mi vergognerei troppo
se stasera ci fosse anche lui
e io non avessi ancora letto il suo libro

Ieri sera io e Debora abbiamo fatto il concerto
nel cortile di cemento della biblioteca
sotto una copertura di plastica bianca
tirata su apposta per le serate di pioggia
aperta dai tre lati
forse aumentava la cappa di afa
o ne aumentava l’illusione
Nella mia camicia di lino leggero
grondavo anche stando seduto fermo sul palco
aria caldastra
l’estate è in menopausa
a settembre l’estate è una milf

Tutti i posti erano occupati
novantanove sedie
Il primo brano
l’ho letto nel buio dietro le spalle del pubblico
Debora era sola sul palco in una luce blu tenue
Io sono entrato da una porticina della biblioteca lì a fianco
e ho cominciato a leggere
i fogli appoggiati su un tavolo
Nessuno si è accorto della mia presenza
forse qualcuno ha creduto che la voce fosse registrata
o che ci fosse uno spettro

Poi sono salito sul palco
era la nostra decima replica
l’ottava quest’anno
alla fine ci hanno chiesto un bis
ho letto la storia sulla foresta di Zelarino
che da queste parti fa ridere
perché Zelarino è un quartiere di Mestre
non c’è nessuna foresta
Debora ha cantato per la prima volta la sua canzone dei piedi
voce e chitarra elettrica
a vederla fa impressione
così esile e furibonda

A un certo punto del concerto
verso la metà scendo dal palco
con il radiomicrofono in mano
e cammino fra il pubblico
con le gambe e le braccia e il collo rigidi
per impersonare uno zombie
Nella penombra
vedo che alcune persone
guardano dritte davanti a sé
non girano la testa seguendomi
hanno il tipico atteggiamento
di chi non vuole farsi coinvolgere
e ha terrore dell’interazione attore-spettatori
così la mia interpretazione dello zombie
che cammina nonostante il rigor mortis
provoca nel pubblico un rigor spectatorialis
si trasformano in zombie anche loro

Dopo lo spettacolo ho firmato un po’ di copie
c’erano Alessandro e Susi librai
venuti apposta con uno scatolone di libri
poveracci anche loro avrebbero una vita
invece di passare i dopocena alle presentazioni
per vendere qualche copia
C’erano persone che non vedevo da anni
decenni
tutti cari tutti affettuosi
In queste righe mi accorgo che non sto parlando male di nessuno
quindi temo che questo reportage risulterà noiosissimo
Raccontare alla fin fine è parlare male di qualcuno
La Bibbia comincia parlando male di Adamo ed Eva
l’Iliade comincia parlando male di Achille e Agamennone
e così via
Posso rifarmi sulle arguzie
sui commenti intelligenti
ma non posso pretendere di reggere tutto sulle trovatine
dovrei fare pettegolezzi
su chi mi ha trattato bene
sputare nel piatto dove mangio
Il problema è che i tramezzini di ieri
erano davvero freschissimi

Ho interrotto per un po’ la scrittura
Il pullman mi culla
mi sono assopito sul sedile
Dietro di me una ragazza telefona
turni conversazionali picchiettanti
ha un collarino nero al collo
con un fermaglio
come quello di un cane
Il pullman sta lambendo la laguna prima di Chioggia
a destra le barene
le isole basse ricoperte di sterpaglie brune e verdastre
le vedo dall’alto
il pullman è a due piani
appartiene a una compagnia tedesca
che si è presa in carico il tragitto Venezia-Chioggia
non era redditizio abbastanza per la compagnia locale
Sono quasi arrivato
trasportato a Chioggia dai tedeschi

Alla fermata mi accoglie Stefano
è lui che sette anni fa mi sussurrò
prima di una lettura-concerto:
“Dovresti prendere sul serio
le tue storie in rima”
Era la prima persona a dirmelo
ad apprezzarle
Mi ha motivato
Ci abbracciamo
gli dico di accompagnarmi a comprare una maglietta
Mi sono accorto che non ho portato con me un cambio
con quest’afa “ suderò di sicuro
durante lo spettacolo

L’altra volta sei mesi fa
per venire a Chioggia
prima di salire sul pullman a Venezia
ero scivolato su un marciapiede
cadendo lungo disteso sull’asfalto
Ero arrivato qui con una mano gonfia
Io e Stefano eravamo andati in farmacia
Un tubetto di arnica
e poi del ghiaccio secco
Per tutta la durata della presentazione in biblioteca
ho tenuto nascosta la mano destra
Solo quattro giorni dopo mi sono reso conto
che era una frattura
Al pronto soccorso mi hanno chiesto
se era un incidente sul lavoro

“Ogni volta che vengo qui
ti chiedo di portarmi a comprare qualcosa”
dico a Stefano
Lui mi accompagna per il corso principale
Chioggia è piena gente
Per me veneziano
Chioggia è come un dialetto del dialetto
un dialetto frattale
non solo per la pronuncia strascicata
delle vocali accentate
le parole stirate spalmate sulla voce
anche per le facce i corpi le case
meno irte più rilassate
Vorrei passare a salutare
la dottoressa che sei mesi fa
mi vendette la pomata di arnica
Stefano mi dice che non c’è
è in viaggio di nozze
ha sposato la sua compagna

Compro la mia maglietta
mentre una donna seminuda
gira nel negozio di biancheria
sta provando un costume da bagno
ha più di sessant’anni
La differenza con la biancheria intima
è puramente mentale
concettuale
culturale
se fosse in mutande e reggiseno
non sarebbe uscita dal camerino
con tanta naturalezza
O forse pensa che alla sua età
non ha più senso continuare a sostenere
questa commedia collettiva del pudore
e della nudità

Entriamo in auditorium
i muri nudi
i mattoni bruni
ci sono da fare le prove
Chiedo a Stefano di stare lui sul palco
io mi siedo in platea
a guardare l’effetto che fanno i fari
Lo faccio spostare varie volte
per vedere se il volto prende la luce
se si leggono le espressioni della faccia
“Vieni un po’ più avanti”
“Più indietro”
“Più di lato”
“Un po’ più avanti”
Lui obbedisce
mi obbedisce anche il tecnico che accende e spegne i fari
Per dieci minuti provo l’ebbrezza dei registi
degli uomini di potere

Intorno al palco vasto e largo
ci sono sedie impilate
un pianoforte a coda nel suo fodero nero
un banco da scuola elementare
un pesante tavolo con le rotelle
Decido che userò qualcuno di quegli oggetti
li sposterò durante il mio recital
al centro della scena
Sarà una scenografia jazz

Io e Stefano
andiamo a prenderci una birra
parliamo del romanzo di Sandro
Confessioni di un NEET
che ho letto stamattina
è piaciuto molto a tutti e due
Il protagonista del suo libro
lui sì che parla male degli altri
appartiene alla grande tradizione dei misantropi letterari
Sandro può permetterselo
può parlare male dei suoi concittadini
attraverso il suo protagonista
perché lui è del luogo
ne ha per così dire il diritto
Mi torna in mente Pasolini
che fu denunciato
perché aveva scritto che un paese della Calabria
era popolato da banditi
e che le ragazze lucane al mare
sedute sulla spiaggia
erano brutte

Parlare male di qualcuno
attaccarlo
è la via più facile per farsi conoscere
Vittorio Sgarbi si fece conoscere in televisione
augurando la morte
a Federico Zeri
lo studioso d’arte
più vecchio di lui

La maldicenza
l’invettiva
porte d’ingresso
per il successo

Ma con Stefano parliamo di altri aspetti
del romanzo di Sandro
Io gli dico che le pagine del libro su Chioggia
sono incantevoli
proprio perché a pronunciarle
è un personaggio misantropo che Chioggia la odia
e fa un elenco di angoli scorci rive pescherecci edifici
con l’intenzione di irriderli sminuirli infamarli
mentre ottiene l’effetto di glorificarli
Questo mio apprezzamento significa
che io
e quelli che hanno i miei stessi gusti estetici
non sopportiamo la rappresentazione
della bellezza in quanto tale
la sentiamo stucchevole
abbiamo bisogno di un antidoto
di un filtro protettivo
Le cose belle
le posso descrivere solo se lo faccio
da un punto di vista brutto
Come la luna
che Roberto Bolaño
può chiamare “exquisita”
ma solo perché lo fa dire
a un un topo
La luna es exquisita,
decía el ratón blanco,
si alguna vez alguien
me preguntara dónde
me gustaría vivir,
contestaría sin dudar
que en la luna.

Mi chiudo in un bugigattolo
in fondo alla sala
manca poco all’inizio
non riesco a capire se c’è gente o no
spio dalla fessura fra le due ante
ma sono senza occhiali
sembra tutto vuoto
Mi siedo a ripassare le poesie a memoria
sento aumentare il chiacchiericcio
riconosco qualche voce
Stefano sale sul palco
mi presenta
si fa buio in platea
Entro in sala
alle spalle degli spettatori
mi piazzo ai piedi del palco
comincio

Dopo lo spettacolo
mi siedo a lato di Nadia la libraia
firmo un po’ di copie del libro
ho qualche esitazione sui nomi delle persone
alcuni dovrei saperli
è da anni che tornano a sentirmi
alle presentazioni ai recital
Si fa avanti uno di loro
che non vedevo da tanto
ovviamente non mi ricordo come si chiama
traccheggio
non gli scrivo la dedica
non voglio ammettere
che non mi ricordo il suo nome
Lui a un certo punto si volta
per dire una cosa ai suoi amici
Io ne approfitto
con lo scatto di un cobra
avvicino le labbra all’orecchio di Nadia
le sibilo pianissimo
“Come si chiama?”
E lei
presa alla sprovvista
mi risponde
a voce alta
“STEFANO!”
Porca miseria
Lui si volta
mi guarda e mi dice
“Certo, Stefano,
mi chiamo Stefano”
e per rincarare la mia figuraccia
mi dice anche il cognome

Poi in sei andiamo
a mangiare una fetta di focaccia
in una specie di pizzeria
che ha la serranda già chiusa
Ci sembra di essere in una bisca clandestina
c’è anche Sandro
mi racconta com’è che ha trovato
l’editore del suo libro
Gli chiedo se farà degli incontri
delle presentazioni
cerco di tenere a bada il paternalismo
A quel punto interviene Alice
sua moglie
dice che gli dà una mano lei a curare i rapporti
proporre presentazioni
rispondere alle telefonate dei librai e dei bibliotecari
“Ti invidio” dico a Sandro
e intanto penso
ai miei primi incontri pubblici
le presentazioni del mio primo libro
ventidue anni fa
l’enorme quantità di viaggi e viaggetti
che mi hanno fatto conoscere l’Italia
io giravo in lungo e in largo
per spiegare le mie fantasie
intanto incontravo persone e città vere
Sua moglie
l’avevo conosciuta almeno quindici anni fa
in un liceo di Mestre
in uno dei “Bivacchi letterari”
ideati dalla leggendaria professoressa Grazia
Noi autori e autrici facevamo una lettura la sera
poi gli studenti
passavano la notte da soli a scuola

Prendo il pullman di ritorno
arrivo a Venezia all’una
sui chioschetti di Piazzale Roma
compro un tè freddo
Intorno a me un’afa inaggettivabile
nella mia pancia un liquido fresco
raffreddato nel frigo del chioschetto
grazie all’energia elettrica
ottenuta bruciando le foreste sotterranee
marcite e liquefatte in milioni di anni
estratte dal sottosuolo
e trasportate in Italia
con ulteriore combustione di carburante
per muovere le petroliere
per muovere le autobotti
con emissione di gas nell’atmosfera
che riscalda il pianeta
bevo tè freddo per contrastare
l’afa che questo stesso tè ha provocato


Altre puntate:

13 settembreVita da manager e agente e segretario di me stesso.

15 settembreUfficio Collocamento Estranei-Intimi.

16 settembreUn ponte levatoio di parole fra le persone.

18 e 20 settembreThis is so Italian! La nostra bocca viva per parlare deve usare le parole dei morti.

21 e 22 settembreSe la poesia è un altro modo di stare nel linguaggio.

27 settembreAlghe carnivore e polipi pallidi.

28 settembreAndate a farvi fottere parole scritte.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 27 settembre 2018