Il Vesuvio universale

Maria Pace Ottieri



Ho appena finito di leggere un libro molto bello, dove si parla delle popolazioni che vivono sulle pendici del Vesuvio ma dove si parla anche di tutti noi, che stiamo vivendo nella stessa identica condizione come specie. Questo libro racchiude in sé due bravure: quella della scrittrice e quella della giornalista d’inchiesta. È un formidabile reportage ma è anche uno scandaglio sulla vita umana. Nelle sue pagine troviamo la descrizione di questa gigantesca pentola a pressione e dei suoi imperscrutabili sonni e risvegli, le eruzioni vesuviane del passato, ma anche Leopardi, Goethe, e troviamo soprattutto le persone di oggi e le attività umane che si svolgono a ridosso di questo mostro ipnotizzatore.
Per darne un’idea, trascrivo qui alcuni paragrafi tratti dal suo primo capitolo.
(A. M.)

«Quando la lava e il fango distrussero Pompei ed Ercolano nel 79 d.C., il monte Somma, primipara vetusta come le madri tardive della Bibbia, partorì il cono giovane, il Vesuvio, figlio matricida che per nascere la decapitò facendone sprofondare il cratere.»

«Il Vesuvio è un vulcano attivo e giovane nonostante l’età immemorabile, potrebbe ridestarsi e scrollarsi di dosso in un pugno di minuti le centinaia di migliaia di abitanti abbarbicati con le unghie alla sua carne.»

«Napoli città ha un milione di abitanti, a cui si sommano i settecentomila che vivono alle pendici del Vesuvio e i cinquecentomila nei Campi Flegrei, oltre due milioni di esseri umani abitano una terra tenuta in scacco da tre vulcani attivi, il Vesuvio a est di Napoli, la caldera dei Campi Flegrei e l’isola di Ischia, a ovest.
Non è la sua natura di montagna di fuoco, fedele alle proprie necessarie e cicliche intemperanze, seppure ancora in larga parte insondate, ma questa proliferazione abnorme di persone e costruzioni a rendere il Vesuvio il più pericoloso vulcano del mondo e un’eventuale evacuazione della popolazione un evento senza precedenti, che potrebbe coinvolgere, se si considera la nuova città metropolitana, fino a tre milioni di persone.»

«Come si sente chi abita affacciato sugli scheletri di Ercolano, il patriarca, la giovane figlia, il suo bambino ancora nella pancia negli ultimi istanti prima che il fango incandescente li seppellisse? Dai morti sulla spiaggia di Ercolano ai vivi per le strade, in pochi altri luoghi del mondo si percepisce come qui, lo stretto legame col destino. Sulle spalle del vecchio consunto con il mozzicone di sigaretta tra le labbra o della donna dipinta, allegra, che sta andando a ballare, sono visibili a occhio nudo i fili che un giorno il Padreterno tirerà per portarli dietro le quinte del suo imperscrutabile spettacolo di burattini. Ciascuno dei passanti è il frammento pulviscolare di un evento naturale che potrebbe inghiottirlo nel fuoco o nell’acqua, per farlo riaffiorare dalla cenere come esemplare della vita di un’epoca di cui solo si saprà in virtù della catastrofe.»

Maria Pace Ottieri, Il Vesuvio universale, Einaudi








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 24 settembre 2018