Nove poesie

Francesco Giusti



Un’ombra di sgomento

Mentre il guardiano del museo
annuncia il termine dell’orario,
cinquanta milioni di anni fa
dentro un fossile mi vedo
filare via sopra un treno
che non ha stazioni
a cui fermarsi.




Poesia invisibile

La montagna invisibile
demolita da un popolo invisibile
di operai invisibili
con picconi martelli e pale invisibili
nulla toglie e nulla aggiunge
al paesaggio invisibile
osservato con sgranati occhi invisibili
dal poeta visibilmente invisibile.


Ricorrenza

Stanotte è tornata
a dormire a casa mia madre,
lasciando meno affollato il cimitero.
Nessuno può capire questa storia
se non per i fiori che ne lastricano
il cammino. Vestiva di nero
quel giorno, una bambina;
era scalza, portava primizie alla maestra.
Ora tenera arresa forza di un’ombra,
aspetta che il sole di nuovo baci la terra,
che la dolce velatura dell’aria
esplodendo costruisca cupole d’oro
all’eterna basilica.


Di corsa verso lo squillo

Come se dal telefono,
notturno e randagio, il gatto
uscisse per farsi sentire
dopo aver visto la Madre di Dio
piangere con le lacrime del
piccolo roditore che ora dorme
prima di essere digerito
dalla parola felino lunga quanto tutto il filo
visione lanciata e confusa verso il futuro
quando alzando la cornetta faccio parte del senso e cade la linea.


Gli specchi delle profondità

Ho fatto il caffè
quando ho avuto il tempo
di sentire le voci nei tubi
trasportate dall’acqua del rubinetto
fare irruzione in cucina. Sono
state via tutti questi anni per imbastire una proficua
amicizia con il cranio lavato del naufrago.
Hanno la corona dei barbagli
ora che si affrettano appoggiandosi ai muri,
la chiara cecità dei mille specchi sotto la gelida
coperta del mare. Prima di spegnere il gas
in alcuni di questi mi ci sono visto scoprendomi sordo,
nei rimanenti no, sono stati loro a vedermi,
come adesso tra l’altro, e li ascolto.


Da una costola della notte

Come se il rumore di scopa
con cui lo spazzino diligentemente
inaugura con toni sempre diversi il giorno
fosse questo di lingua che lambisce l’anima
prima che essa, pistole alla mano,
faccia oscillare gli sportelli del saloon in fondo alla strada
e proclami sta sera birra per tutti
quando per tutti è mattina.


Parabola

Se Cristi ce ne sono stati
devono essere stati ognuno una buona
bottiglia di birra ghiacciata nel campo di grano
quando nell’onda delle spighe mature il fuggitivo
tallonato dal rantolo della sirena
a grandi bracciate cercò di raggiungere
la tanto agognata riva del pane.


Scivolare via

Ore ancora non finite della notte
che quando mi alzo vi trovo
sedute in cucina. Fino a qualche istante fa
eravate vocine sbeffeggianti e zampettavate
dentro le tubature dismesse della
vecchia casa con le radici nella storia
di un incolto giardino. Bofonchiate
via via sempre più scioltamente
di economia e di acciacchi attorno a un tavolo zoppo
mentre la lampadina s’incanta
e la svogliatezza dei primi barbagli che aspettano in fila
è ghiaccio sciolto nel bicchiere, sul quale
l’angelo di pietra ha stampato la sera
labbra da pochi spicci per una botta di fortuna
trovate dal rigattiere all’angolo,
dove alla cassa batte scontrini
un impeccabile in tale stato adorno di ragnatele
bel fantasma di una volta.


Sempre più

Ho ormai una cera
da eterno inverno che consola
ed è allora indietro che spesso mi spingo
con lo sguardo. Laggiù in fondo mi vedo,
porto un fiore, è il primo maggio,
ho un garofano in mano. Da quell’altra parte
ne ho tre d’amore di garofani,
è morto il primo maggio. Ne
ho un mazzo adesso, non capisco bene dove,
è risorto e tutti, anche i più impensati,
hanno un fiore per il suo splendido tonare. È tutto
un rosseggiare di garofani la mia strada. Oggi
per esempio mi aspettano i compagni,
vorrei garofani, ma dai fioristi non si vendono più garofani,
e sinceramente presentarmi ai miei funerali
soltanto con questa cerea faccia da eterno inverno
non è un bel fare, un bel vedere,
me ne vergogno un poco.


Francesco Giusti è nato a Venezia nel 1952.
I suoi libri più recenti sono Senza nome. Pensieri nello spazio del cuore (con una nota di Giorgio Agamben, Campanotto editore, 2017); De un dir apocrifo (Campanotto, 2014); Le età dei giorni (Campanotto, 2013); Accanto ai denti dell’eterno (Di Felice edizioni, 2012).
I suoi testi sono apparsi su “Nuovi Argomenti”, “Smerilliana”, “Anterem”, “Doc(k)s”, “mini”, “Mgur”, “Zeta”.
Queste poesie sono inedite.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 12 settembre 2018