Moresco e l’innominato: “Giochi dell’eternità” folgora “The Untranslated”

Jonny Costantino



Il ritratto di Dante è di Sandro Botticelli (1495). La foto di Antonio Moresco è stata scattata da Felicia Ferrara sul set de "La lucina" (2018) di Fabio Badolato e Jonny Costantino

Antonio Moresco non è soltanto «il più grande scrittore vivente italiano». Antonio Moresco non è soltanto uno degli scrittori «più grandi del nostro tempo». Antonio Moresco è anche il creatore di un regno letterario senza precedenti che rende inservibili le categorie di modernismo come di postmodernismo e che chiama in causa qualcosa per cui «ancora non abbiamo un nome».

A esprimersi in questi termini è “The Untranslated” nella recensione Games of Eternity (Giochi dell’eternità) by Antonio Moresco. “The Untranslated” è un autorevole blog di letteratura focalizzato su opere internazionali ritenute decisive e non ancora tradotte in inglese, un punto di riferimento per ogni traduttore anglofono che si rispetti e per gli amanti della letteratura con la elle maiuscola che abbiano avuto la fortuna d’intercettarlo.

Sparisca il nome e la faccia, arrivi l’idea di una letteratura infinita e la sua onda d’urto: si può introdurre così l’animatore nonché motore di “The Untranslated”, poiché a costui non possiamo associare un nome né una faccia, dal momento che egli opera e scrive sotto anonimato e non sappiamo nemmeno se solo o ben accompagnato.

"Mister Untranslated" è attivo dal novembre 2013. Da allora, in questi quasi cinque anni, ha pubblicato 24 recensioni che sono 24 testi di approfondimento scritti in un inglese limpido e con ampiezza visuale. L’ultima (fluviale) analisi edita sul blog è quella dedicata a Giochi dell’eternità, la trilogia moreschiana «splendente e orrenda al contempo», una trilogia che in realtà è una nonalogia, composta com’è da Gli esordi, Canti del Caos e Gli increati, a loro volta tripartiti.

Tra gli scrittori finora affrontati da “The Untranslated” figurano Vladimir Sorokin, Alexander Goldstein, Fernando Iwasaki, Germán Espinosa, Michel Houellebecq, Gamal al-Ghitani, Iosif Brodskij, Mircea Cărtărescu. Sono 3 i libri italiani che precedono l’affondo nell’opus magnum di Moresco, unico in vita tra i connazionali: Dall’Inferno di Giorgio Manganelli (marzo 2014), Numero Zero di Umberto Eco (febbraio 2015), Corporale di Paolo Volponi (ottobre 2015).

In inglese, a oggi, di Antonio Moresco è apparsa soltanto La lucina (Mondadori, 2013), nell’eccellente traduzione di Richard Dixon e col titolo Distant Light (Archipelago Books, 2016). A riguardo, in risposta a una lettrice, “The Untranslated” rileva che «alcune organizzazioni culturali italiane sono d’accordo sul finanziare la traduzione» inglese delle 2.760 pagine dei Giochi dell’eternità. In Francia l’operazione è in corso presso l’editore Verdier e per opera di Laurent Lombard, cui dobbiamo già le smaglianti traduzioni de La lucina, Gli incendiati e Fiaba d’amore. In lingua tedesca, grazie all’editore Ammann Verlag, nel 2006 è apparso Gli esordi con il titolo Aufbrüche, tradotto da Ragni Maria Gschwend e vincitore del Leipzig Book Fair Prize di quell’anno.

Non mi resta che rinviare alle lettura integrale della review Games of Eternity (Giochi dell’eternità) by Antonio Moresco, della quale seguono alcuni eloquenti brani su Canti del caos tradotti in italiano a mo’ di preview.

Il secondo romanzo della trilogia [Canti del caos] è stato per me uno shock. Sulla base di una manciata di recensioni apparse sui media italiani, mi ero ingenuamente convinto di essere pronto. Non solo perché avevo letto il primo volume, ma anche perché ho letto François Rabelais, Jonathan Swift, il Marchese de Sade, Herman Melville, James Joyce, William Burroughs, Gertrude Stein, Günter Grass, Thomas Pynchon, Robert Coover, Joseph McElroy, Carlos Fuentes, Paolo Volponi, Alexander Goldstein, Alberto Laiseca, Miquel de Palol e, più di recente, Mircea Cărtărescu.

Pensavo dunque che niente potesse più sorprendermi, che non ci fosse stranezza che fosse troppo strana per me, che non ci fosse più nessuna immagine violenta e bizzarra al punto tale da divamparmi nel cervello e tormentarmi per mesi, che non ci fosse più nessuna idiosincrasia narrativa e linguistica in grado di farmi infuriare e inorridire, di lasciarmi costernato e al tempo stesso intossicato dall’inattesa euforia di essere in presenza di qualcosa di rilevante, sebbene estremamente inquietante, sintetizzato proprio davanti ai miei occhi. Amico, mi sbagliavo!

Canti del caos sembra un libro proveniente da un’altra dimensione, scritto in un linguaggio inaudito, contrabbandato nel nostro mondo e tradotto clandestinamente in italiano. Non appartiene a questo tempo e a questo spazio. Eppure è qui. Sono lontano dal dichiarare questo fiore del male sia la più grande opera della letteratura italiana - Dio ce ne scampi! Ma se la Terra fosse invasa dagli alieni e io avessi la responsabilità di selezionare solo due libri italiani per il loro museo della cultura umana, senza esitazioni sceglierei la Divina Commedia di Dante e Canti del caos di Moresco.

[…]

Alcune parole finali su Canti del caos. Anche se Moresco non avesse scritto gli altri due libri della trilogia, anche se questo fosse l’unico libro che avesse mai scritto, Canti del caos sarebbe sufficiente a garantirgli un posto di rilievo nella storia della letteratura. Riccardo Dal Ferro, scrittore, filosofo, youtuber e fervente promotore di questo romanzo, ha dichiarato: «Canti del caos è forse l’unica opera contemporanea della letteratura italiana che sarà studiata tra 200-300 anni da adesso». A leggere il romanzo mi ha spronato innanzitutto questa affermazione, e devo ammettere che non si tratta di un’esagerazione.

[…]

Se Ulisse era il picco del modernismo, e L’arcobaleno della gravità del postmodernismo, è l’italiano Canti del caos l’ultima grande cosa per la quale ancora non abbiamo un nome.

https://theuntranslated.wordpress.c...

 








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 16 agosto 2018