The Equalizer 2

Teo Lorini



Per la sua ultima edizione al timone del Festival di Locarno, il direttore uscente, Carlo Chatrian, ha messo a segno un paio di colpi fortunati. Dopo anni in cui si potevano contare col contagocce quei film di vasto richiamo che è lecito attendersi per la vastissima platea della Piazza Grande, Locarno71 ha visto l’anteprima svizzera dell’ultimo Spike Lee (BlacKkKlansman, Premio della Giuria a Cannes 2018) e quella di Equalizer 2 , il nuovo action prodotto e interpretato da Denzel Washington che da luglio sta facendo fibrillare i botteghini americani.
Adattamento di una serie TV statunitense della seconda metà degli ’80, il primo Equalizer è arrivato nei cinema nel 2014, per la regia di Antoine Fuqua (Training Day). Uscito abbastanza in sordina, non ha raccolto il successo che meritava e tuttavia, nel tempo e mediante il passaparola, si costruito una salda reputazione e uno status pressoché cultistico che ha permesso a Fuqua e al suo interprete, un monumentale Denzel Washington, di raccogliere l’interesse e i fondi per mettere in cantiere un sequel.
Un po’ appesantito dagli anni trascorsi (nel frattempo ha festeggiato i 63 anni), Denzel Washington torna dunque a vestire i panni di Robert McCall, ex super-agente in ritiro volontario. Anche in questo film McCall vive a Boston e, se stavolta invece di lavorare per uno sterminato magazzino di articoli fai-da-te, si mantiene facendo l’autista di una sorta di Uber, è immutata la sua volontà di sfruttare il know-how accumulato in anni di operazioni sotto copertura, per pareggiare (come da titolo) ingiustizie e soprusi.

La partenza è ottima, con due episodi che ci restituiscono il McCall di quattro anni fa, uno su un treno di lusso che attraversa la Turchia e l’altro in un attico dove cinque manager (sui cui visi sembra campeggiare la scritta “gang raper”) hanno chiamato il servizio auto per far riaccompagnare a casa una ragazza molto malridotta.
La trama principale riguarda invece un complotto internazionale in cui ritroveremo alcuni ex-compagni di McCall e nel quale verrà brutalmente ammazzata la sua ex-capo e mentore Susan (ben interpretata da Melissa Leo). Anche in questo secondo episodio, poi, c’è un giovane, Miles, avviato su un sentiero pericoloso di cui McCall si fa carico (e in questo ruolo purtroppo il pur bravo Ashton Sanders non regge il confronto con l’ottima Chloë Grace Moretz del primo film) e che vedrà la propria vita trasformata dall’incontro con il Nostro. Ma l’eroe di 4 anni fa era asciutto, distante e rispettoso, lapidario nelle sue aforistiche battute (“Remember: progress, not perfection” o “Body, mind, spirit” sono tra le nostre preferite) qui invece si fa spesso prendere la mano, rifilando sia ai numerosi soverchiatori che riporta sulla retta via, sia al povero Miles rimproveri e rampogne sin troppo paternalistiche.
Al netto di questi scricchiolii il film regge almeno sino a quando, compresa l’identità del villain, Denzel va a dirgli in faccia: Io so che tu sai che io so e quindi è il momento di fartela pagare. Da lì in poi si viaggia verso una cruenta resa dei conti che vorrebbe replicare il tono epico di quella del primo film ma risulta lunga e prevedibile e persino confusa: d’altronde, come si è detto sopra, Washington ha passato da un po’ l’età delle scazzottate acrobatiche e se Fuqua fa ciò che può per coreografare con sapienti stacchi e montaggio serrato il modo in cui McCall si libera di un piccolo esercito, l’impossibilità di chiedere alla sua star una mossa o un gesto troppo atletico, rende inevitabile che le morti degli avversari appaiano sfocate, troppo repentine o almeno in un caso (che non riveleremo) poco plausibili.

Equalizer 2 , sia chiaro, si lascia guardare e ha soddisfatto il pubblico che ha fatto registrare il tutto esaurito in Piazza Grande. A chi però ha amato quel gioiellino del genere che era la pellicola originale, resta il rammarico che questo sequel sia giunto un po’ troppo tardi sia per valorizzare adeguatamente la bravura di Denzel Washington, sia per poter aspirare ad un terzo capitolo.








pubblicato da t.lorini nella rubrica cinema il 11 agosto 2018