Ladroni e Cosa nostra

Giovanni Giovannetti



Al simpatizzante leghista non far sapere…

Tra le temerarie operazioni finanziarie dell’ex tesoriere lumbàrd Francesco Belsito si fa largo una cupa storia di riciclaggio del denaro sporco della ‘Ndrangheta e di Cosa nostra, in un iperbolico intreccio tra Romolo Girardelli detto “l’ammiraglio” (vicino alla ‘ndrina dei De Stefano), i siciliani Rinzivillo e il commercialista Pasquale Guaglianone, incarcerato nel 1987 per associazione sovversiva e oggi titolare della M.G.I.M., la società che – oltre a riciclare conto-mafie – ha curato il trasferimento in Svizzera, in Tanzania e a Cipro di oltre 6 milioni d’euro verdelega.

Recentemente i giornali hanno dato vasta eco alle mazzette elargite dall’architetto Michele Ugliola al leghista “doc” Davide Boni: maniglia unta, a quanto sembra, per favorire gli insediamenti residenziali e commerciali del costruttore Luigi Zunino a Milano Rogoredo, all’ex Falk di Sesto e a Pioltello. Alla Tema Consulting di Ugliola (notoriamente affidabile «in questi affari») si era rivolto anche l’imprenditore veronese Francesco Monastero (Inwex srl) dopo aver opzionato alcuni terreni presso Albuzzano alle porte di Pavia: 217.000 metri quadri su cui edificare l’ennesimo ipermercato, comprensivo di parco acquatico. Per suo conto, Ugliola avrebbe poi versato 200.000 euro proprio a Boni (e 100.000 se li terrà «per il disturbo»), insieme alla promessa di altri 600.000.
Al confronto – e solo per citarne alcuni – sembrano pochi spiccioli la mazzetta di 15 mila euro all’assessore al Bilancio di San Michele al Tagliamento, il leghista David Codognotto, nel 2010. Così come quella elargita a Mauro Galeazzi, assessore di Castel Mella, in manette un anno fa insieme al collega di partito Marco Rigosa, dopo aver intascato 22 mila euro volti a oliare la pratica di un centro commerciale sopra un’area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale.
Più indietro nel tempo, ricorderemo le “storiche” bustarelle che lo stesso Umberto Bossi personalmente ritirava a Ravenna dai Ferruzzi. E l’indimenticabile “botto” da 200 milioni del tangentone Enimont, al bar Doney di “Roma ladrona” nel 1993 (per quel “contributo” il Senatùr è stato condannato in via definitiva a 8 mesi).
Il vizietto è tornato a manifestarsi quando il finanziamento pubblico alla Lega ha trovato indebito utilizzo nelle spese private di Rosy Mauro, della famiglia Bossi e di altri.
Ma c’è da rimanere allibiti a fronte delle temerarie operazioni finanziarie del tesoriere lumbàrd Francesco Belsito: l’ex sottosegretario alla semplificazione amministrativa lo hanno anche pizzicato a dilavare quattrini della ‘Ndrangheta e di Cosa nostra, in un iperbolico intreccio tra Romolo Girardelli detto “l’ammiraglio” (vicino alla ‘ndrina dei De Stefano), i siciliani Rinzivillo e il commercialista Pasquale Guaglianone, già tesoriere dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari, un movimento eversivo di estrema destra) incarcerato nel 1987 per associazione sovversiva e oggi titolare della M.G.I.M. con sede a Milano in via Durini 14, la società che – oltre a riciclare conto-mafie – ha curato il trasferimento in Svizzera, in Tanzania e a Cipro di oltre 6 milioni d’euro verdelega.
L’arabesco calabro-lumbàrdo va progressivamente schiarendosi; in particolare dopo la divulgazione della Relazione della Commissione d’accesso che il 9 ottobre 2012 ha portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria.
Tutto comincia il 9 novembre 2004, quando vede la luce Multiservizi, una società a capitale misto pubblico-privato controllata al 51 per cento dal Comune di Reggio Calabria (sindaco era Giuseppe Scopelliti), mentre il 33 per cento finisce via via nelle fauci di fiduciari e società riconducibili alle ‘ndrine De Stefano e Tegano.
In Multiservizi figurano Giorgio Laurendi e Michelangelo Tibaldi. Dal 2008 direttore operativo è Pino Rechichi (l’«anima imprenditoriale» della cosca Tegano), incarcerato il 5 aprile 2011 per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione Archi. Tutti quanti chiedevano consigli a Bruno Mafrici, il mediatore d’affari già consulente personale del viceministro Belsito: «In tale contesto – scrivono i commissari nella Relazione – non può non evidenziarsi la convergenza di una serie di interessi societari all’indirizzo di Milano, via Durini n. 14 ovvero non può non rilevarsi lo stretto collegamento tra il Tibaldi Michelangelo Maria e i nominati Mafrici Bruno Giovanni, Guaglianone Pasquale e Laurendi Giorgio».
E ancora (p. 13): «In data 18 novembre 2011 viene portata a conclusione un’importante operazione di polizia giudiziaria – coordinata dalla Dda reggina – con la quale viene ricostruita l’infiltrazione della criminalità organizzata negli assetti proprietari della Multiservizi Spa. In estrema sintesi, infatti, le convergenti risultanze investigative hanno permesso di svelare come quota-parte del capitale sociale della impresa controllata dal Comune fosse, di fatto, nella piena disponibilità della criminalità organizzata locale. In particolare, è stato ricostruito il partecipe apporto offerto, in favore del potente clan De Stefano-Tegano, dal citato Giuseppe Rechichi, dai suoi figli Antonino e Giovanni e dal fratello Rosario. Le indagini giudiziarie, infatti, hanno consentito di svelare i ruoli di insospettabili prestanome e fiancheggiatori ricoperti dai menzionati soggetti a tutela degli interessi economici del sodalizio criminale sopra citato. Nello specifico, i fratelli Antonino e Giovanni Rechichi, sono risultati proprietari (attraverso la Re.Cim. Srl), per conto della famiglia mafiosa di riferimento, del 33 per cento del capitale sociale della Gst Srl titolare, a sua volta, del 49 per cento delle quote della Multiservizi Spa. A testimonianza della evidente permeabilità e contiguità tra quest’ultima e gli interessi economici della cosca di ‘Ndrangheta, si osserva che, come evidenziato anche nel corpo dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari, la Multiservizi Spa ha la propria sede effettiva presso locali presi in affitto da una società (la Slca Srl, le cui quote sociali sono interamente detenute dalla Re.Cim Srl) riconducibile, attraverso i fratelli Rechichi alla medesima consorteria criminale sopra richiamata. In aggiunta a ciò, si osserva che a tale società, e dunque all’organizzazione criminale operante attraverso la stessa, la Multiservizi Spa, a far data dal 7 gennaio 2009, ha appaltato la gestione degli automezzi e delle attrezzature».
Chiude il “cerchio magico”. Tra le carte e i file sequestrati a Guaglianone, la Dia di Reggio Calabria ha infine trovato una società di investimenti immobiliari – la Coast Service – riconducibile ai Rinzivillo di Gela e allo stesso Belsito. _








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 17 novembre 2012