La mia Giornata Mondiale dell’Orgasmo

Tiziano Scarpa



Ieri, 31 luglio, era la Giornata Mondiale dell’Orgasmo. Non so chi sia che proclama queste giornate a tema, quale autorevole organismo istituzionale, se l’Unesco, l’Organizzazione Mondiale della Sanità o Striscia la Notizia. Sta di fatto che molte testate, giornali e siti, ne hanno approfittato per parlare di sesso. Ed è quello che ho promesso di fare anch’io, in home page e su facebook, per attirarti qui. Se mi stai leggendo ti capisco, anch’io avrei dato un’occhiata.

Vorrei riportare due pagine da “Cosa ho imparato in piazza”, un saggio che ho scritto qualche anno fa.

Contengono la definizione di razzismo istituzionale.
Di che cosa si tratta? Di azioni politiche, leggi, costumi e pratiche che, con le loro conseguenze, creano oggettivamente discriminazioni. Mi sembra un concetto importante, perché, per esempio, un politico può definirsi non razzista, ma poi promulgare leggi e prendere decisioni che di fatto creano differenze, svantaggi, disparità fra etnie, minoranze, ecc.
Dati i tempi, temo che sia una categoria di cui dovremo tenere conto.

Ecco le pagine dal mio saggio:

La dicitura «razzismo istituzionale» è un’etichetta precisa che appartiene alla sociologia politica: deriva da un’inchiesta della commissione MacPherson in Gran Bretagna, istituita alla fine degli anni Novanta dopo l’assassinio del diciannovenne Stephen Lawrence, ucciso nei sobborghi di Londra per il colore della sua pelle. La commissione indagò sul comportamento della polizia, utilizzando questa definizione di «razzismo istituzionale»:

quel complesso di leggi, costumi e pratiche vigenti che riflettono e producono sistematicamente le diseguaglianze nella società. Se le conseguenze razziste sono imputabili a leggi, costumi e pratiche istituzionali, l’istituzione è razzista sia se gli individui che mantengono queste pratiche hanno intenzioni razziste, sia se non le hanno.

C’è dunque una specie di passaggio di stato, come quando l’acqua a una certa temperatura diventa vapore, che va individuato e bloccato sul nascere: quando denigrazioni, insulti, opinioni pubbliche, propaganda diventano norme e leggi. Nel libro Metamorfosi del razzismo, i sociologi Alfredo Alietti e Dario Padoan hanno messo a fuoco quel passaggio cruciale, in cui i comportamenti razzisti sono accolti, sanciti, messi in atto dalle istituzioni amministrative e politiche:

La combinazione tra razzismo di status e razzismo della minaccia produce sovente l’istituzionalizzazione di pratiche orientate a discriminare i membri delle minoranze e/o le popolazioni immigrate. In altre parole, entrambe le condizioni, difesa dello status e contrasto della presunta minaccia, mettono in moto un meccanismo di razionalità amministrativa e politica che tende a formalizzare non solo le varie posizioni sociali all’interno della società, ma anche percorsi differenziati nell’accesso ai diritti di cittadinanza e alla distribuzione di vantaggi e svantaggi sulla base dell’appartenenza nazionale e/o di razza. Il significato di razzismo istituzionale fa riferimento dunque sia alla formulazione di leggi e norme, sia all’azione delle istituzioni pubbliche e private che producono e riproducono tale struttura di differenziazione sociale.

È un meccanismo politico che riserva un trattamento diverso a seconda delle etnie, e così legittima discriminazioni sul lavoro e a scuola, giustifica azioni come le ronde e altre iniziative sicuritarie, incoraggia la grande bugia razzista, i luoghi comuni riportati sui media e nelle chiacchiere di ogni giorno. Alietti e Padoan fanno notare che molti governi europei negli ultimi trent’anni hanno varato leggi fatte apposta per escludere gli immigrati dai diritti di cittadinanza. Anche quando non vengono messi fuorilegge, gli stranieri diventano dei precari assoluti, non solo per quanto riguarda il lavoro, ma anche nei diritti fondamentali.

Da Come ho preso lo scolo, Effigie Edizioni, 2014, pagg. 65-66.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 1 agosto 2018