L’alluvione 2014 – 2018

Antonio Moresco



L’Italia di Salvini raccontata tre anni prima.

Nel gennaio 2015, in maniera del tutto artigianale, assemblammo e postammo su YouTube e qui sul Primo amore questo breve video di appena undici minuti, dal titolo inequivocabile: L’alluvione. Come si diventa nazisti oggi.

Ci pareva urgente e necessario dare voce all’inquietudine crescente con cui guardavamo a ciò che stava accadendo in Europa e in Italia, e ci pareva che scriverne potesse non bastare. Che per esprimere con la massima chiarezza e precisione ciò che presentivamo e vedevamo arrivare – l’onda nera del neofascismo e quella di sangue del clericofascismo jihadista, lo sdoganamento definitivo della ferocia suicida e la presa di potere (non solo nelle istituzioni, ma anche e soprattutto nelle menti e nella coscienza collettiva) dell’ultradestra – dovessero servire anche le immagini che i media ci riversavano addosso: spettrali, angoscianti e spaventosamente emblematiche.

In Europa e in Italia stava succedendo questo.
Nell’ottobre 2014 piovve per giorni, ininterrottamente. A Genova fiumi e torrenti strariparono provocando disastri. Un uomo morì.
Negli stessi giorni, sempre da Genova, un altro uomo telefonò in diretta a una nota trasmissione radiofonica per dirsi favorevole allo sterminio del popolo rom.
Negli stessi giorni, la Lega e i movimenti neofascisti marciarono per la prima volta insieme, a Milano, per protestare contro l’immigrazione selvaggia. Sul palco montato in piazza Duomo, prima del suo comizio finale, Matteo Salvini mostrò alla folla una neonata, figlia di militanti leghisti: “Siamo qua per il suo futuro!” disse indicandola.
Negli stessi giorni, a Dresda, nasceva Pegida, il movimento antislamista e di estrema destra che avrebbe organizzato imponenti manifestazioni xenofobe in Germania.
Pochi mesi dopo, tra il 7 e il 9 gennaio 2015, il terrorismo islamista avrebbe sfregiato orribilmente Parigi, massacrando i redattori di “Charlie Hebdo” e diversi clienti di un supermercato ebraico.

Il video, spartano e senza fronzoli, fu poco visto. Colpa della nostra totale inesperienza come videomaker e come youtuber, certamente, ma anche della difficoltà che spesso si incontra quando si cerca di uscire dall’invisibilità senza avere alle spalle grandi corazzate mediatiche.
Qualcuno disse: i soliti catastrofisti, i soliti apocalittici.
Lo riproponiamo oggi, a quasi quattro anni di distanza.
A volte, purtroppo, capita che le peggiori previsioni dei soliti apocalittici vengano confermate o addirittura superate dalla realtà.

(Sergio Baratto)








pubblicato da a.moresco, s.baratto nella rubrica democrazia il 27 luglio 2018