I libri belli sono i più nascosti?

Giuseppe Granieri



Pincio Hotel a zero stelle“Il libro costringe ad una rilettura, pregio dei romanzi che lasciano un segno”.
È uno dei tanti commenti che si trovano online nei forum dedicati e che sintetizza forse come meglio non si poteva il nuovo testo di Tommaso Pincio, Hotel a zero stelle . Un libro di difficile – nel senso di sfuggente – catalogazione, sicuramente a metà strada tra il romanzo classico e il saggio d’autore. Tanto è vero che queste pagine sono state classificate come saggistica letteraria. Detto in altre parole: contaminazione di generi.

Generi che, però, si intersecano, si sposano, si amalgamano quasi alla perfezione, grazie alla mano sagace e avveduta di Pincio che accompagna il lettore attraverso i quattro piani del presunto Hotel (la selva oscura, l’inferno, il purgatorio e il paradiso) in un viaggio di formazione, che è poi il cammino che l’autore ha compiuto per arrivare ad essere uno scrittore.

È un piccolo romanzo-mondo, all’interno c’è un po’ tutto: esperienze di vita positive/negative, percorsi non scontati, incontri che spiazzano e persone che deviano, libri che portano a pagine scolpite nella memoria e altri che rimandano ad altri libri, pagine che rimangono nel cuore e segnano la vita. Ma sono righe che si leggono con piacere, che riportano alla mente scrittori immortali, come Pasolini, altri conosciuti ai più, ed è il caso di Jack Kerouac e Georges Simenon, ad altri ancora di nicchia, come Philip K. Dick e David Foster Wallace.

È un testo che non lascia indifferenti. A tratti divertente: “In sostanza, facevo il tuttofare, esattamente il nulla a cui ardentemente aspiravo. Attaccavo i quadri alle pareti, attaccavo i francobolli sugli inviti alle inaugurazioni, attaccavo i discorsi coi visitatori per cercare di capire se erano intenzionati a comprare qualcosa. Ripensandoci, facevo l’attaccatore”; a tratti impegnativo: “Capire e disilludersi non è stato purtroppo di grande utilità. L’accettazione della realtà non è infatti compresa nel prezzo che bisogna pagare per la comprensione e la disillusione. L’accettazione va acquistata a parte. Te la presentano come un optional e tu pensi che basti un piccolo sforzo in più per aggiudicartela, ma alla fine scopri che non è così”.

Sono pagine importanti, ambiziose, sia nella struttura che nel racconto, per un testo accolto favorevolmente dalla critica e dai lettori. Anche se, a dir la verità, Pincio non è un autore conosciutissimo: dopo aver letto Hotel a zero stelle, infatti, ho provato a parlarne un po’ in giro tra quelli della mia cerchia – dato che il testo mi aveva davvero incuriosito – ed ho constatato che, purtroppo, Pincio (pur avendo un suo pubblico) non lo conosceva nessuno. Mi sono chiesto: libro buono, scrittore non conosciutissimo, i due fattori sono collegati? Un autore dà il meglio di sé quando non deve compiacere platee troppo grandi di lettori? Le cose belle sono sempre nascoste o difficili da trovare?

Tommaso Pincio, Hotel a zero stelle, Laterza, pp. 228, euro 12.


Giuseppe Granieri (Galatina, 1981), vive a Copertino. Scrive per www.fcinternews.it. Ha pubblicato una raccolta di interviste sportive, Dal calcio giocato al calcio parlato (Grasso 2008), e la la sua tesi di laurea, Giorgio Faletti e la riscoperta del noir in Italia (Sacco 2009).








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 14 aprile 2012