Bullismo e provocazione

Tiziano Scarpa



Forse mi è sfuggito, ma non mi risulta che giornali e siti italiani si siano accorti di questo articolo del 12 luglio di Javier Cercas, in cui il romanziere spagnolo fa un ideale ritratto del “critico bullo” a partire dai drastici giudizi di Alfonso Berardinelli contenuti in Leggere è un rischio:

«Non ho letto Berardinelli abbastanza per affermare che sia un critico bullo, ma il fatto è che a tratti lo sembra.
Che cos’è un critico bullo? Innanzitutto, non bisogna confondere un critico bullo con un critico provocatore, che è forse il caso di Berardinelli: il critico provocatore mette voglia di leggere, mentre il bullo la toglie; il critico provocatore incita, mentre il bullo eccita e basta.»

In effetti, l’attività critica di Berardinelli è stata ambivalente: si è prodigata nel far venire voglia di leggere la saggistica moderna e contemporanea, e nel dissuadere dal leggere pressoché in toto i romanzi di oggi.

L’intervento è uscito su “El País”: non posso appropriarmene riportandolo e traducendolo qui per intero, ma è significativo che sia questa l’impressione, seppure cauta e smussata (“a tratti”, “forse”, scrive Cercas), che un nostro critico letterario ha suscitato in uno scrittore straniero. Cercas esagera? Fa della “satira” (come Berardinelli stesso consiglia di fare ai critici letterari italiani)? Oppure quel che in Italia è accettato pacificamente, a lui appare talmente deprecabile da chiamarlo “bullismo”?

Ecco alcuni passi dell’articolo di Cercas:

«Non c’è niente di più facile che distruggere un libro, per quanto buono sia (in effetti, i libri migliori sono i più vulnerabili, perché sono quelli che si prendono i rischi maggiori), e il critico bullo sfrutta a fondo questa facilità, fondatamente persuaso che distruggere un libro equivale a porsi al di sopra di esso, mentre lodarlo equivale a mettersene al di sotto».

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«Si parla molto della vanità dei creatori, ma rispetto a quella del critico bullo è una bazzecola».

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«Sebbene la critica sia una forma di creazione, per il critico bullo è una forma di distruzione, perché è molto più difficile creare che distruggere, ma è molto più redditizio mediaticamente distruggere che costruire».

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«Il critico bullo eccelle nelle critiche ad hominem, negli attacchi personali, e considera un successo che uno scrittore smetta di scrivere grazie alle sue critiche».

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«La critica è indispensabile, il critico non può mai risparmiarsi nel prendere posizione e a volte deve essere duro. Berardinelli afferma che deve essere anche iconoclasta; sono d’accordo. Ma una cosa è essere un critico iconoclasta, un’altra essere un critico bullo».








pubblicato da t.scarpa nella rubrica in teoria il 23 luglio 2018