Gi oracoli di Delfi e dell’Europa

Antonio Moresco



Anche quest’anno Radio Francigena – La voce dei cammini segue Repubblica Nomade ospitando ogni giorno un audioreportage registrato per la strada, a cura di Maria Luisa Guidi. Questa è la trascrizione dell’intervento radiofonico molto informale di Antonio Moresco, nell’area del tempio di Delfi avvolta dal vento: ho preferito lasciarla così com’è, con il suo tono colloquiale e qualche ripetizione. Lo potete ascoltare qui, nella puntata numero 2. [T. S.]

«Sono Antonio Moresco. Oggi siamo a Delfi, l’inizio della parte greca del nostro cammino. Nei giorni scorsi abbiamo fatto due tappe nella Grecìa salentina, poi abbiamo preso la nave e siamo sbarcati in Grecia. Siamo venuti a Delfi, dove ricomincia il nostro cammino.

In questo momento siamo nella zona del tempio del dio Apollo. È uno spettacolo impressionante: c’è sotto uno strapiombo, un orrido, e sopra delle montagne alte. In questo scenario c’è il tempio di Apollo, dove avvenivano gli oracoli; poi, sopra, c’è il teatro, e sopra ancora c’è un lunghissimo stadio. In questa zona avvenivano i riti religiosi, il teatro e lo sport, l’attività fisica; quindi tre livelli che accomunavano sul piano dell’eccellenza gli uomini: la religione, l’arte e lo sport – non come lo intendiamo oggi, ma come un’ostensione dell’uomo che dava l’eccellenza di sé attraverso il combattimento, la corsa…

Stupisce che in un posto così, in mezzo ai monti, gli uomini abbiano concepito un sogno così grande, così unitario, che tiene assieme il basso e l’alto e tutti gli aspetti della nostra vita. Ci sarebbe bisogno oggi – nella nostra Europa messa così terribilmente male – ci sarebbe bisogno di un simile sogno che porta una trascendenza diversa a tutta la nostra vita collettiva su questo continente e su questo pianeta. Per cui la partenza [qui da Delfi] è quella giusta.

Siamo molto numerosi. Contiamo di arrivare ad Atene nel giro di una decina di giorni.

Nei prossimi giorni proveremo a inventarci le risposte dell’oracolo ad alcune domande, che potrebbero essere: che ne sarà dell’Italia?, che ne sarà dell’Europa?, o quello che ciascuno di noi vorrà. Proveremo a dare delle risposte, improvvisandoci e trasformandoci in oracoli. E poi, magari, via via, nei nostri interventi alla vostra radio proveremo a dirvele, e a farne partecipi anche i vostri ascoltatori.

Grazie, e speriamo che sia un cammino che risponda agli obiettivi che ci eravamo prefissi: andare alle radici del mito per inventarci un nuovo mito per lo stare insieme, come italiani e come europei.»

Mattina del 6 giugno 2018. La partenza da Delfi.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica il Mito dell’Europa il 8 giugno 2018