Discorso del Presidente della Repubblica alla Nazione

Antonio Moresco



Questa mattina il Presidente della Repubblica Italiana ha pronunciato inaspettatamente questo solenne discorso alla Nazione:

Italiane e italiani,

il momento è grave. Non siamo di fronte solo a una crisi politica ma a un blocco di natura più profonda e cruciale che sta svelando la condizione attuale del nostro Paese e del nostro popolo, che appare a prima vista senza soluzione e senza redenzione. Per questo ho deciso di debordare drammaticamente dalla mia figura istituzionale e dal suo ruolo notarile e di correre il rischio di parlarvi con sentimento e con sincerità totale.

Per più di due mesi la formazione di un governo è stata bloccata da protagonismi esasperati, manovre sotterranee, doppie verità, ricatti, veti incrociati, vigliaccheria, impotenza, dopo mesi e anni di furia distruttiva, di demagogia, di trasformismi e di inganni, in cui si sono distinte tutte le forze politiche, nessuna esclusa, nel più totale disprezzo per il mandato elettorale e per la condizione e gli interessi reali del Paese.

Come e più che nel resto dell’Europa occidentale, la politica italiana sembra incapace di consapevolezza e di visione alta. Le forze politiche che si combattono senza esclusione di colpi come branchi di cani rabbiosi sull’orlo di un precipizio traggono il loro potere solo dall’enfatizzazione dei contrasti e dalla contrapposizione dei vari gruppi umani, invece che dall’individuare una strada nuova e dall’inventare un destino, per disegni torbidi ed esasperata smania di potere da raggiungere a qualunque costo e a qualunque prezzo, come sempre succede nei momenti di crisi e di confusione materiale e morale.

L’Europa stessa è attraversata da profonde divisioni e lacerazioni, su cui stanno puntando potenze vicine e lontane, tese a far fallire questo progetto geopolitico nuovo che, pur tra mille ritardi, inadeguatezze, cecità ed egoismi si sta cercando di mettere al mondo, e da chi anche nel nostro Paese si è fatto tramite più o meno occulto di queste mire e di questi interessi. Fantasmi e demoni stanno di nuovo bollendo nelle viscere del nostro Paese e del nostro continente, che sembra non avere imparato la lezione di due devastanti guerre mondiali sorte sul suo territorio e del suicidio geopolitico che ne è seguito.

Il compito che mi è stato assegnato è di custode della nostra Costituzione. Il che vuole dire anche di reggere il timone e di indicare una rotta nei momenti di burrasca. E di pensare e inventare, se necessario, il modo di fare fronte a situazioni eccezionali con rimedi e rilanci eccezionali, per cercare di uscire da questo stato di cose e da questo vicolo cieco.

Propongo alle forze che compongono il nostro Parlamento di deporre per un istante le armi e di compiere insieme un passo eccezionale, chiedendo aiuto a un’altra nazione europea, perché governi il nostro Paese che sta mostrando di non essere in grado di governarsi da solo. Per un periodo limitato, durante i quali le venga concessa ampia libertà decisionale e operativa.

Per questo estremo compito ho pensato a un Paese geograficamente lontano, a una piccola-grande isola ai limiti del Circolo Polare Artico: l’Islanda.

Ho intenzione di dire ai governanti di questo Paese: “Noi non ce la stiamo facendo, non ce la facciamo. Il nostro povero Paese è – come altre volte in passato – in preda a una feroce guerra fratricida che sembra svelare una sua intima natura costante attraverso il tempo, è oppresso da inestinguibili frustrazioni e rancori, da mancanza di nobiltà e rettitudine e di senso comunitario alto, da intollerabili disuguaglianze territoriali e sociali, da endemica inefficienza, da menefreghismo, egoismo, cinismo, è ostaggio di poteri economici autoreferenziali e di una politica che non è cosa avulsa e casta separata e aliena ma che riflette in modo speculare caratteristiche e limiti delle sue popolazioni, di organizzazioni criminali che ne controllano il territorio e anche l’anima. Non ce la facciamo a risollevarci da soli. Abbiamo bisogno di aiuto. Vi chiediamo di avere la generosità e l’umanità di provarci voi. Per cinque anni vi diamo facoltà di governarci, di rimettere in piedi ciò che è stato distrutto, di cercare di far funzionare in vista del bene comune ciò che noi non riusciamo a far funzionare: l’amministrazione, l’economia, la politica, la giustizia… E noi vi promettiamo che faremo tutto il possibile per aiutarvi e aiutarci in quest’opera di ricostruzione e resurrezione. Sarebbe la prima volta che nel mondo succede una cosa simile. Ma noi abbiamo l’umiltà e l’orgoglio di chiedervi questo gesto esemplare e irradiante. Perché altre volte in passato ci è successo di riuscire a trovare il colpo d’ala proprio nei momenti che sembravano senza sbocchi, perché, tra i nostri mille difetti, noi abbiamo anche un pregio: questa capacità di oltrepassare i possibili, questo genio”.

Cari italiani, io non posso rassegnarmi a questa pericolosa deriva, noi non possiamo rassegnarci a questo scacco vissuto come un destino. Il nostro Paese, il nostro popolo, hanno saputo lasciare un segno profondo nel mondo, in vari campi. Bisogna, come siamo riusciti a fare in altri momenti, trasformare il nostro dramma in una irripetibile chance. A questo punto le strade sono due: o abbandonarsi passivamente a questa deriva e chinare il capo di fronte alle nuove tirannidi che ci attendono, oppure andare verso un’invenzione mai vista prima. Perché tutto questo non coinvolge solo il nostro ordinamento nazionale ma anche il nostro continente, e rivela anche, tra le mille altre cose, la sproporzione in cui stiamo vivendo da tempo, come italiani, come europei, come abitanti di questo pianeta e come specie.

Vi ringrazio per avermi ascoltato e vi saluto con tenerezza e fervore.








pubblicato da a.moresco nella rubrica democrazia il 9 maggio 2018